Novantatré

Date gennaio 3, 2013 Author giannidavico Comment 2 Comments

Tanti sono i minuti corsi ieri al mio passo tranquillo, che è intorno ai 10 km/ora. Un percorso pianeggiante, fatto con calma ma senza soste.

A volte mi sembra di avere troppi anni per fare queste cose, ma credo sia un po’ come per il golf: se ci fossi arrivato prima sarei ora meno motivato, meno caparbio, meno testardo.

Ed è anche un po’ il discorso del talento di cui parla Bob Rotella in Life is Not a Game of Perfect: nello sport come nel lavoro, c’è un talento ovvio che è quello dei primi della classe. Ma non è questo, secondo lui, il vero talento: il vero talento è di chi fa fatica, di chi viene da dietro, di chi deve sempre inseguire.

Non ti pare, caro lettore, che le cose che sudiamo di più siano quelle che ci danno vera soddisfazione, quelle che ricorderemo meglio e più a lungo?

Allora ieri, dopo un giorno passato a rivedere dei noiosissimi file di cui capivo poco, mi sono messo la mia tuta blu (quasi come quella di Sebino Nela quando riprese a correre dopo l’infortunio) e ho cominciato a correre. Un po’ Zatopek, un po’ Forrest Gump e tanto – modestamente – me stesso.

Non avevo in mente la strategia che Gelindo Bordin usò per vincere le Olimpiadi di Seoul, ovvero quella di ragionare per obiettivi. Non avevo in mente nessuna strategia per la verità, ma solo la felicità e la liberazione del correre. Il correre come antidoto alle cose che non posso cambiare, come medicina per l’anima.

La natura intorno a me e io, non occorreva altro alla pienezza di quel momento. Novantatré minuti pieni e goduti fino in fondo.

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2 Comments → “Novantatré”

  1. siegfried stohr 9 months ago  

    Se la parola “talento” deriva da quella che designava una moneta è vero. Merita di più chi, avendo meno capacità, raggiunge un risultato perché lo fa con più fatica. più impegno, più scoperta.
    S. Stohr

  2. giannidavico 9 months ago  

    Grazie per il suo commento, Siegfried!
    In effetti anch’io penso che sia proprio così. E nello sport, ma anche nel lavoro e in altri campi, ho sperimentato che la soddisfazione per raggiungere un risultato utilizzando il motore della fatica e non quello dei talenti che non ho è immensamente più grande, più pieno, più vero.

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