Nov 16


Al liceo (e anche dopo) non credo di aver letto Dostoevskij, se escludiamo i canonici brani su Il materiale e l’immaginario; però, quando intorno ai vent’anni o poco dopo mi è venuto il morbo della lettura, ho scoperto, letto e riletto Goldoni (Luca).

Lo confesso: è stato mooolto più divertente. Libri come Viaggio in provincia e Colgo l’occasione sono stati per me un esempio splendido di scrittura felice, qualcosa che nel tempo si è sedimentato indelebilmente in me. Ignoro se sia vera letteratura, ma lo ritengo del tutto secondario: invece il fatto che quei libri abbiano contribuito ad insegnarmi a scrivere davvero è importante, e come!

Però poi, negli anni, il suo stile ha cominciato ad attrarmi di meno. A partire da Maria Luigia donna in carriera l’impressione che avevo è che si fosse un po’ persa la felicità di scrittura presente nei libri precedenti. In sostanza, non apprezzavo il fatto che il Luca Goldoni che conoscevo si fosse allontanato dal suo oggetto abituale – l’Italia e gli italiani di oggi, in tutte le loro manifestazioni e sfumature – per perlustrare prima la storia, poi gli animali. Cosa che mi ha fatto staccare, a poco a poco e a malincuore, dai suoi libri.

Poi per caso un paio di anni fa, il giorno prima di partire per le vacanze mi è capitato davanti agli occhi il suo ultimo libro di allora (Chiaro e tondo): letto, apprezzato e con piacere ritrovato il Luca Goldoni che conoscevo.

Allora gli ho scritto, per ringraziarlo per i suoi libri che hanno significato così tanto nella mia formazione (in barba a Dostoevskij). E lui, nell’ordine:

1) mi ha telefonato – wow! lo scrittore famoso che telefona al lettore sconosciuto!;
2) mi ha spedito uno dei suoi primissimi libri, ormai introvabile – e quanto l’avevo cercato sulle bancarelle!;
3) mi ha invitato a casa sua – e serbo di quella giornata uno splendido ricordo, di una persona molto a modo, conversatore brillante e ottima compagnia.

Il suo ultimo libro, Le mani sul fuoco, è un romanzo decisamente autobiografico, pieno di passione come tutti i suoi libri. E il suo cielo “lavato a secchiate” non è altro, per me, che una squisita madeleine.


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