Feb 10

Oggi non parlo io, parlerà per me un libro ricco di spunti.

Ho più di centocinquanta dipendenti, ma nessuno mi ha chiesto di divulgare le mie conoscenze finanziarie. Mi chiedono un posto e la busta-paga, mai di insegnar loro quello che so sul modo in cui funziona il denaro. Di conseguenza, la maggior parte di queste persone passerà gli anni migliori dell’esistenza a lavorare per i soldi, senza comprendere ciò per cui lavorano davvero. (p. 38)

Smettila di darmi la colpa, di credere che io sia il problema. Se ragioni così, devi cambiarmi. Se invece ti rendi conto che sei tu il problema, puoi cambiare te stesso, imparare qualcosa e diventare più saggio. Molti vogliono che siano tutti gli altri a cambiare, tranne se stessi. (p. 39)

Quando si tratta di soldi, molti vogliono giocare sul sicuro, tenere le spalle al coperto. Di conseguenza, non si fanno guidare dalla passione, ma dalla paura. (p. 41)

L’aspetto migliore era che la nostra attività ci procurava denaro, anche quando eravamo assenti fisicamente. Il denaro lavorava per noi. (p. 61)

La cosa che mi inquieta è che incontro migliaia di persone con una cosa in comune: tutti hanno un incredibile potenziale, talenti e doni personali. Eppure, c’è una cosa che li limita: la mancanza di fiducia, da cui l’indecisione. Non è la scarsità di conoscenze tecniche a limitarli, ma l’irresolutezza. (pp. 114-115)

Il mondo è pieno di persone talentuose ma povere. Troppo spesso navigano in un mare di guai finanziari o guadagnano meno di quanto potrebbero non a causa di ciò che sanno, ma di ciò che non sanno. Si concentrano a migliorare nel loro campo, a cucinare meglio gli hamburger, ma dimenticano di imparare a venderli e porgerli al cliente. Forse McDonald’s offre panini mediocri, ma li vende nella maniera e nelle situazioni giuste. (p. 147)

Robert Kiyosaki con Sharon L. Lechter, Padre ricco padre povero. Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro, Gribaudi, Milano, 2004.


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