Lug 11

al ragazzo che viene dall’isola


Era il 27 luglio 2002.

Chiudo gli occhi e davanti a me c’è la Corsica, a pochi chilometri, vista dal traghetto che arriva da Savona: una luce abbagliante, i riflessi del mare nostrum, un paesaggio quasi lunare, le montagne incoronate da turbine eoliche, la Giraglia ad annunciare la terra.

Roberta dormiva quieta distesa sulle mie gambe, io leggevo L’amore ai tempi del colera, romanzo dell’amore immortale. È stato in quel momento preciso che ho capito di essere arrivato a casa.

La Corsica è stata da allora il ricettacolo di tutti i miei sogni di fierezza, desideri di libertà, semplicità, lingua eccetera. Là mi sono rimescolato e mi sono riconosciuto. Quell’aria che brucia la pelle, quel mare dai colori cangianti, il buon animo e la tranquillità di quella gente: la Corsica è il luogo che più di ogni altro, più che la cittadina che mi ha visto nascere e crescere e in cui sono sempre ritornato, riconosco come casa mia.

E la Corsica non è semplicemente la Corsica, ma un luogo molto specifico, un piccolo villaggio che chiude a nord il golfo del Valinco, Porto Pollo, luogo di serenità e pace e di partenze e di ritorni.

Oggi ritorno a casa.


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