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Fatto: i traduttori in Italia sono troppi. (Sono troppi rispetto ai bisogni anche i notai, i panettieri e le auto, ma non divaghiamo.)

Fatto: ho pubblicato una richiesta – una RFP, per dirla in gergo tecnico – qualche giorno fa su Langit. Una ricerca specifica per un progetto specifico con dei requisiti precisi.

Fatto: la maggioranza delle offerte ricevute non ha potuto essere presa in considerazione. O per mancanza dei requisiti, o perché scritta in fretta, non accurata eccetera.

Redigere una proposta di lavoro, ovvero rispondere a un’offerta, è un lavoro preciso. Volumi interi sono stati scritti sull’argomento. (Tanti anni fa mi incantavano e affascinavano libri come questo, attraverso i quali è passata tanta parte della mia formazione relativa al marketing e alle vendite, e mi intimoriva un poco l’idea di quanto lavoro fosse necessario fare per conquistare il proprio pezzetto di mondo.)

Come spunto di riflessione, ecco qualche passo da non compiere.

1. Non mettersi nei panni dell’interlocutore. “Basta che vada sul mio sito, che scarichi questo e quello” eccetera.

2. Non fare ricerche prima di spedire. Chi è il mio interlocutore, quali esigenze ha? (Nello specifico: in rete c’è tutto del mio lavoro, bastano dieci minuti per capire qualcosa di più.)

3. Mandare proposte a casaccio. “Tanto spedire una mail costa poco”.

I miei venticinque lettori sono invitati a dire la loro e a continuare la lista.


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