lug 09


Questo post avrebbe dovuto essere una lettera d’amore alla mia primogenita, che oggi avrebbe dovuto lasciare il nido per andare a conoscere un po’ di mondo al di là dell’oceano.

(Leopardi:

Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
l’etra sonante e l’alma terra e il mare
al fanciullin, che non al saggio, appare.)

Lasciatala, avrei pensato a Giorgio Caproni:

Addio e addio e a Dio.
Soltanto chi non partiva (io)
partiva in quel rimescolio.

Poi è successo che il viaggio è stato rimandato di due giorni. Due giorni non sono nulla, in confronto al tempo e a tutto il bello che sono ancora da venire, ma sono un’eternità nella mente di una dodicenne già proiettata alla meta, con iPod, magliette, e un mondo nuovo tutto da scoprire.

All’accettazione, questa mattina molto presto, c’eravamo noi, un’assistente di volo inflessibile (com’è giusto che sia) e la delusione della piccola.

Ma le cose non accadono per caso e – a saperlo vedere – c’è del buono dappertutto. Allora in questa giornata lunghissima fatta di attese, di ansia e di stress (e il lavoro che continua, le tasse da pagare e tutto il resto) sono stato molto calmo. Tra quel che ho potuto imparare:

- incontri persone splendide lungo la via, come quella operatrice al bancone della questura che con infinita pazienza e un sorriso ha risolto il nostro problema;

- la stragrande maggioranza delle persone è in buona fede e fa sempre del suo meglio: non solo è inutile accanirsi, ma può diventare dannoso;

- ad andare oltre i propri limiti si è passibili di errore, ma – per fare uno yogiberrismo – sbagliare sperimentando è mooolto meglio che non sbagliare non facendo nulla;

- percorrere the extra mile paga, perché come dice Paul McCartney,

And in the end
The love you take
Is equal to the love you make.

E tu sorridi, ragazzina bella, il mondo è un luogo magico che ti aspetta.


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