Gen 14

Flow
Oggi non parlo io, parla un libro fondamentale per capire meglio il concetto di flusso (flow), ovvero la condizione in cui ci troviamo quando siamo in situazioni nelle quali ricaviamo talmente tanto piacere da quel che stiamo facendo che ci dimentichiamo quasi di noi stessi, che il mondo esterno non ha più alcuna importanza, che non siamo più nemmeno consapevoli dello scorrere del tempo.

Flow. The Psychology of Optimal Experience di Mihaly Csikszentmihalyi (d’accordo, il cognome potrebbe porre qualche problema) è un’opera straordinaria, un luogo dove filosofia, psicologia e vita quotidiana si incontrano. La parola al libro. (Io ho semplicemente tradotto i passaggi.)

Sulla differenza tra piacere e gioia
Le esperienze che danno piacere possono anche dare gioia, ma le due sensazioni sono molto diverse. Per esempio, tutti provano piacere a mangiare. Godere del cibo, tuttavia, è più difficile. […] Una persona può provare piacere senza sforzo alcuno, se i giusti centri nel suo cervello sono stimolati elettricamente, o come conseguenza della stimolazione chimica dei farmaci. Ma è impossibile godere di una partita di tennis, di un libro o di una conversazione a meno che l’attenzione sia pienamente concentrata sull’attività (p. 46).

Sulla felicità
Le persone che imparano a controllare l’esperienza interna saranno in grado di determinare la qualità della loro vita: il che rappresenta la minor distanza possibile che ciascuno di noi può avere rispetto alla felicità (p. 2).

Sulla vita armoniosa
Invece di preoccuparsi di come guadagnare un milione di dollari o del modo di avere nuovi amici e influenzare le persone, sembra più giovevole scoprire come la vita quotidiana possa essere resa più armoniosa e più soddisfacente, e ottenere così in maniera diretta ciò che non può essere raggiunto attraverso il perseguimento di obiettivi simbolici (p. 45).

Sul valore di una comunità
Una comunità non dovrebbe essere giudicata in maniera positiva perché è tecnologicamente avanzata, o perché gode di ricchezze materiali; ma va giudicata positivamente se offre alle persone la possibilità di godere di quanti più aspetti possibile della loro vita, al contempo permettendo loro di sviluppare il proprio potenziale nella ricerca di sfide sempre più grandi (p. 191).

Una virtù essenziale
Di tutte le virtù che possiamo imparare, nessuna è più utile, più essenziale per la sopravvivenza e più promettente per migliorare la qualità della vita che la capacità di trasformare le avversità in una sfida avvincente (p. 200).

L’intero capitolo Cheating Chaos (pp. 192-213) è illuminante sul tema. Ecco le tre caratteristiche che secondo l’autore accomunano le persone che riescono comunque a uscire bene da situazioni drammatiche, imparando cose nuove e minimizzando le negatività:

– naturale sicurezza di sé (unselfconscious self-assurance, pp. 203-204), ovvero la ferrea convinzione che il nostro destino è nelle nostre proprie mani;

– attenzione rivolta al mondo (focusing attention on the world, pp. 204-207) e non a se stessi: in un momento di pericolo o difficoltà è naturale guardare all’interno di noi stessi, ma è solo prestando attenzione all’esterno che si possono risolvere in maniera brillante situazioni difficili;

– scoperta di soluzioni nuove (the discovery of new solutions, pp. 207-208), ovvero la capacità di andare oltre la normalità e i percorsi scontati per arrivare a conclusioni efficaci di livello superiore.


preload preload preload