Giu 15

Scott

Supernova
Ho comprato queste scarpe qui e questa bici qui.

Ora, il punto è questo: l’esperienza di comprare in un vero negozio mi sembra incomparabile all’acquisto in uno spendodromo. Più piena, più ricca, più completa. Forse avrei potuto risparmiare, ma ho pensato che la conoscenza specifica di chi vende è fondamentale per essere consigliato su un prodotto di cui conosci poco, e vale più delle luci brillanti, della musica e dei miraggi del prezzo più basso del mondo.

Qui non mi interessa tanto fare una filippica contro gli spendodromi di benniana memoria (ne avevo parlato, anni fa, qui – e oggi mi sento di confermare alla lettera e nella loro totalità quelle parole); qui voglio parlare del bene che ho trovato, ovvero fare l’elogio del negozio.

Le mie due esperienze di venerdì, compiute a distanza di un’ora l’una dall’altra, mi hanno lasciato dentro una sensazione molto piacevole, perché sono stato guidato verso la scelta di prodotti che facevano al caso mio. E questo è avvenuto in due luoghi, luoghi reali con persone (il signor Giannone in un minuto ha capito e mi ha spiegato qual è il mio problema con la corsa, e il signor Gai aggiustava tranquillo una bicicletta al fondo del suo bel negozio).

Il negozio è il luogo del saluto, del riconoscere, dell’essere conosciuto e riconosciuto. È il luogo della parola gentile, del sorriso. È un luogo vero, è – per forza – uno dei fondamenti della società nuova che stiamo costruendo.

E non è un caso che il mio progetto di vita sia basato su un luogo vero, aspro, acuto, affilato, bellissimo. Reale. Tout se tient, mi pare. È giusto che i mega-scatoloni luccicanti, quei non-luoghi, colpiscano l’immaginario di altre persone – come mia figlia quindicenne, per dire. È giusto che ai giovani non piaccia quello che piace alla vecchiezza, per dirla con Leopardi.

Ma quanto a me il discorso è differente: io, signor Giannone e signor Gai, vi ringrazio per avermi accolto nei vostri luoghi di vita.


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