Dic 14

foto di Ghitta Carell

foto di Ghitta Carell


Ho consegnato un progetto qualche giorno fa – un progetto normale, lingue normali, sostanzialmente normale in tutto. È in effetti, in sintesi estrema, quel che faccio tutti i giorni da vent’anni circa. Gianni Davico l’editor, un po’ come – si parva licet – “Cesare Pavese […], l’uomo-libro” (lettera a Tullio Pinelli, 18 agosto 1927).

Cioè. Quell’uomo lavorava solo sui libri, sui libri degli altri per dirla à la Calvino, mentre io leggo contratti, specifiche tecniche, materiali di marketing e così via. (A ben vedere c’è della poesia anche nella marketing literature; ma probabilmente questa è un’altra storia, buona per un altro post.)

Però guardavo quel documento così come mi è arrivato, tradotto (bene) e pronto (in teoria) per essere mandato al cliente, e poi guardavo quello stesso documento qualche ora dopo, dopo una mia rilettura, dopo una formattazione che seguisse le attese del cliente, dopo il confronto col traduttore su dubbi che potevano essere nati durante il suo e il mio lavoro.

Non erano la stessa cosa. Indubbiamente parenti, ma non certamente la stessa cosa.

Traduco: ho ricevuto un semilavorato (per quanto finito dal punto di vista del traduttore), ho consegnato un prodotto finito. Insomma ho aggiunto valore.

Perché questo è di fatto il mio mestiere: aggiungere valore ai documenti che tocco; non passare delle carte, non consegnare delle scatole.

Chiedi a un venditore qualunque di un qualunque spendodromo informazioni su un prodotto qualunque che ti interessa: farfuglierà qualcosa, magari leggerà insieme a te le istruzioni, ma di fatto ne sa mooolto meno di te. Di fatto vende delle scatole, non dei prodotti. Ovvero non aggiunge valore.

Permettimi di ridirlo, tanto perché sia chiaro: non aggiunge valore.

E quindi ho ripensato a quello che ho fatto in questi vent’anni. In fondo il motivo per cui non ho mai cambiato mestiere – faccio oggi proprio quello che facevo nel 1996, solo con i capelli più grigi – è che allora come oggi aggiungo valore, ovvero vendo qualcosa di differente rispetto a ciò che compro, qualcosa che per il mio cliente ha più valore rispetto a quell’altra cosa. È poco? È tanto? Non lo so, però capisco che la capacità di gestire progetti (lo dico in senso lato) non si improvvisa. Questo è.


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