Ago 22

Vorrei solo che dall’urto
nascesse una più energica morale.
[…] Chi vede il mondo come un ospedale
non potrà che viverlo da ammalato
(l’ha detto Goethe) e il suo malanno
allora l’avrà voluto.
Nelo Risi

Interrompo le mie elucubrazioni sulla Corsica per esprimere un concetto che ritengo importante in merito all’industria della traduzione.

L’osservazione nasce da contatti avuti con colleghi e traduttori nei giorni scorsi, ma affonda le radici nel passato. (Niente di veramente nuovo quindi.)

(Mi rendo conto che queste parole possono apparire vuote, pronunciate da qualcuno che parla soprattutto di montagna e di Corsica e di filosofia spicciola eccetera. Mi rendo conto. Cionondimeno, gestire progetti di traduzione è stato da sempre il mio unico mestiere e due o tre cose sul settore, insomma, le so.)

Vedo troppo pressappochismo nel settore, qualcosa che non fa bene all’industria della traduzione nel suo insieme. Manca la precisione che è richiesta a chi lavora con le parole scritte. Troppa improvvisazione, troppo “tanto va bene comunque così”.

Non va bene così!

Lunedì prossimo tornerò parlare di Corsica e di camminate, ma oggi vorrei che sia chiaro che chi si lamenta di poca considerazione deve guardare innanzitutto alla sua professionalità: i miei preventivi sono mandati in tempo? Trasmettono conoscenza e sicurezza? Sto agendo davvero come professionista quale mi picco di essere?

Io in troppi casi vedo che questo non accade. E questo vale sia per traduttori singoli sia per agenzie. Il nostro settore è un settore come un altro: niente di impossibile, ma le regole base di commercio e professione vanno rispettate.

Poi tornerò a parlare di Corsica, ma insomma questo concetto vorrei che fosse chiaro.


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