Nov 21

varigotti
M’accorgo che parlo sempre più spesso, qui, del concetto di mezza età: perché mi appartiene, perché sono io, perché vedo la fine del mio tempo, perché il mio corpo si trasforma, perché non riesco più a fare cose che prima mi venivano naturali.

Poi penso anche che questa fase della vita porta con sé – almeno per me porta con sé – oneri, responsabilità e pesi che spesso faccio fatica a sopportare. Troppe volte mi sento legato, non in grado di fare le cose che veramente vorrei, non veramente libero.

Da tempo mi immagino una sorta di diario di un cinquantenne, che è un po’ la fase dopo La Vita 2.0; ma penso anche che quel diario esiste già, è di fatto questo blog. E mi piacerebbe anche scrivere il quarto libro: ma tra il primo e il secondo sono passati otto anni (e mi sembravano decisamente troppi), tra il secondo e il terzo sei, e ora ne sono trascorsi altri cinque e non ho nulla di concreto in mano.

Pensieri confusi, insomma, pensieri che non hanno una direzione precisa. Pensieri che girano in tondo. Allora dov’è il valore che vorrei trasmettere con questo mio diario pubblico? Accetto i miei limiti, e va bene; ma vorrei andare oltre, mangiarmi una montagna della valle Grana, e invece montalianamente sono sempre “della razza / di chi rimane a terra”. È davvero questa dunque la mezza età, questa perenne attesa di un equilibrio che dovrebbe giungere ma invero non arriva mai?


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