Nov 28

nebbia
Ora che non ho più il mio rifugio tra i monti (la storia della cui terminazione racconterò più avanti, quando l’avrò capita – perché se oggi dovessi spiegare il perché e il percome veramente non saprei che cosa dire – e interiorizzata meglio), mi sento più libero di spaziare nei miei peregrinari montani.

Venerdì, dopo una settimana di piogge continue, e nonostante il meteo incerto, ho scelto comunque di andare a percorrere questo sentiero. (“The timing is never right”, come dice Tim Ferriss.)

Era un luogo che, per quanto vicino ai percorsi soliti, non conoscevo; o meglio nel mio tempo adolescenziale affondavano vaghissimi ricordi di questo santuario, ma niente di più. (Quante volte passiamo accanto a cose e scegliamo di ignorarle!)
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Coi miei fidi scarponcini sono partito, ho camminato, ho liberato i pensieri. I contorni erano a tratti nebbiosi, a tratti più chiari. Ho apprezzato particolarmente il fatto di aver attraversato il crinale che divide la valle Maira dalla val Varaita, perché mi è sembrata un buona metafora dell’andare oltre. Oltrepassare le barriere mentali. Nel primo pomeriggio ero perso, volutamente perso in quelle montagne.

Niente, camminare mi definisce tanto, mi aiuta, mi libera. Conoscere davvero queste montagne, parlare con le persone, capire la differenza tra un pino, un larice e un abete, sentire il pietrisco sotto le scarpe: queste sono le cose che soprattutto voglio fare.


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