mag 14

Fatto: i traduttori in Italia sono troppi. (Sono troppi rispetto ai bisogni anche i notai, i panettieri e le auto, ma non divaghiamo.)

Fatto: ho pubblicato una richiesta – una RFP, per dirla in gergo tecnico – qualche giorno fa su Langit. Una ricerca specifica per un progetto specifico con dei requisiti precisi.

Fatto: la maggioranza delle offerte ricevute non ha potuto essere presa in considerazione. O per mancanza dei requisiti, o perché scritta in fretta, non accurata eccetera.

Redigere una proposta di lavoro, ovvero rispondere a un’offerta, è un lavoro preciso. Volumi interi sono stati scritti sull’argomento. (Tanti anni fa mi incantavano e affascinavano libri come questo, attraverso i quali è passata tanta parte della mia formazione relativa al marketing e alle vendite, e mi intimoriva un poco l’idea di quanto lavoro fosse necessario fare per conquistare il proprio pezzetto di mondo.)

Come spunto di riflessione, ecco qualche passo da non compiere.

1. Non mettersi nei panni dell’interlocutore. “Basta che vada sul mio sito, che scarichi questo e quello” eccetera.

2. Non fare ricerche prima di spedire. Chi è il mio interlocutore, quali esigenze ha? (Nello specifico: in rete c’è tutto del mio lavoro, bastano dieci minuti per capire qualcosa di più.)

3. Mandare proposte a casaccio. “Tanto spedire una mail costa poco”.

I miei venticinque lettori sono invitati a dire la loro e a continuare la lista.

mag 07

Questo post è un “metapost”: oggi parliamo di come nascono i miei articoli e, per estensione, di come scrivere un articolo.

Normalmente tutto parte da un’idea singola, a volte una singola frase, addirittura da un sintagma che cattura la mia attenzione e mi porta a riflettere.

Per elaborare il concetto utilizzo una tecnica mentale di cui non sono nemmeno troppo conscio, tanto è radicata in me. Credo di averla ricavata da un libro di Bertrand Russell, in cui il filosofo gallese diceva che per pensare in profondità ad un concetto se lo ripeteva più volte la sera prima di addormentarsi, “ordinando” al suo cervello di rifletterci, e in questa maniera si trovava il lavoro pronto la mattina successiva.

La bozza viene poi spesso completata da link e citazioni: sia per dare forza alle mie parole, sia per dare maniera al lettore di verificare quello che sostengo.

Dal concepimento dell’idea alla pubblicazione lascio passare del tempo: nei casi estremi un giorno, ma in genere diversi giorni o anche settimane: questo mi permette di raffinare i concetti, eliminare gli articoli che reputo inutili e così via.

Infine: i primi post mi davano apprensione ma ora – essendomi imposto di scriverne quattro alla settimana, uno per ciascun blog che curo (senza contare gli articoli per le riviste, i post scritti come guest blogger eccetera) – tutto scorre naturalmente e senza problemi. E questo perché, come sostiene Seth Godin,

The hard part, as you can guess, is the first 2,500 posts. After that, momentum really starts to build.

apr 16


Dopo Milano, a corso terminato, la mia domanda a me stesso è stata: “Avrò consegnato abbastanza valore a chi ha speso dei soldi e del tempo per venirmi a sentire?” A giudicare dai feedback la risposta è positiva, ma rimane sempre qualcosa che si sarebbe potuto fare meglio, qualche dettaglio da aggiustare eccetera.

Qualche giorno fa ho sentito, non ricordo più da chi, un concetto del tipo “chi insegna ad un bravo allievo impara due volte”. Sì, alla fine l’essenza del trasmettere la conoscenza sta tutta nella conoscenza che di rimando se ne deriva.

Abbiamo parlato di marketing, naturalmente, di CAT, di fatture e quant’altro. Ho cercato di fare una panoramica il più possibile completa sulla professione. Già, perché l’idea fondante non è che il traduttore è bravissimo a tradurre e basta: no, il traduttore è bravissimo a tradurre e (almeno) bravo – molto bravo è meglio – a fare le fatture, negoziare, vendere e così via.

Un professionista è un professionista a tutto tondo, insomma. Questo è il concetto che abbiamo cercato di far passare.

Ma, come ha giustamente fatto notare una partecipante sabato, “perché io devo spendere dei soldi per dei concetti che, con la laurea che ho, dovrebbero essere dati per saputi?” Già, perché? Anch’io preferirei che non ci fosse il bisogno di seminari come il nostro: ma a giudicare dalla risposta del pubblico il bisogno c’è, e come!

Tanto abbiamo già fatto, tanto e ancora di più rimane ancora da fare. Infatti non è certamente finita qui. E lo dico con le parole di Chris Guillebeau:

I would do it again tomorrow. Next time I want to do a 7-continent book tour.

apr 02


C’è un piccolo trucco che uso spesso per aumentare la mia produttività (e la mia serenità e la pulizia mentale nello stesso tempo): spegnere il computer per due giorni la settimana.

Non sempre ciò è possibile, anche perché personalmente preferisco fare a meno di smartphone eccetera per non avere di continuo la tentazione di guardare le previsioni del tempo, l’ultima mail arrivata e così via. Ma faccio in modo che lo sia spesso, perché quando faccio ritorno alla postazione sono rigenerato e la produttività è certamente maggiore.

Tutto ciò si inserisce ovviamente nel filone ben più grande che prevede che il lavoro sia un mezzo e non un fine, e dunque che il tempo che passiamo con la tastiera sotto le dita non sia la maggioranza del nostro tempo. (Questo è un assioma, per me.)

Un invito, quindi: spegni il computer al venerdì sera o al sabato mattina e dimenticatene completamente (l’accento è qui sull’avverbio) fino alla domenica sera o al lunedì mattina.

E chi vuole raccontare le sue impressioni è invitato a farlo qui!

mar 26

Ho finito di preparare – fatica e gioia si intrecciano, in questo mettere insieme parole e immagini – la giornata milanese del 14 aprile, in cui parleremo delle basi per la professione di traduttore: come entrare sul mercato, come farsi conoscere, come stabilire i propri prezzi e così via.

In più, parteciperanno anche Giuseppe Bonavia, commercialista esperto in materia di problematiche fiscali per traduttori, e Sandra Bertolini, presidentessa AITI. Personalmente adoro questi incontri in cui si condivide la conoscenza per ricavare delle indicazioni pratiche su che cosa fare, a partire dal momento preciso in cui l’incontro finisce, per lavorare non tanto dentro la propria attività ma sopra, nel senso di fare le mosse di marketing giuste, impiegare gli strumenti più utili ai propri scopi e così via.

Certo, poi ciascuno il lavoro proprio dovrà farlo da sé, e questa è la parte più difficile di tutte; ma capire bene prima che cosa occorre fare è meglio per risparmiare tanto tempo dopo.

Motivare, spingere all’azione è il mio compito principale in questi casi (“io non sono l’esperto, sono l’esploratore e la guida”, per dirla con Tim Ferriss). Dopo tanti anni mi sembra di aver fatto tutto, e che quindi tutto sia ancora da fare. Sento dentro di me tanta forza ed energia da trasmettere a chi mi ascolterà.

Obiettivo principale: contribuire a colmare quella grossa lacuna che esiste tra il mestiere e il mercato. Tantissimo resta ancora da fare, ma la direzione è questa.

mar 19


Un mio cugino, mente scientifica e razionale, da ragazzino – quarant’anni fa circa – era frustrato perché voleva inventare delle cose ma disse che non poteva, perché tutto era già stato inventato.

E forse quando tutto è stato fatto è proprio il momento in cui tutto è da fare. E dal punto di vista della scrittura tecnica ci sono nuove frontiere da esplorare: questo sito ne è un esempio.

Interessanti anche i pensieri di Ray Kurzweil.

A me pare una strada percorribile perché spesso, quando scrivo articoli, mi rendo conto che devo fare ricerche già fatte, sto ripetendo concetti già espressi altrove eccetera. Allora l’idea che una macchina faccia il lavoro sporco al posto mio non mi sembra tanto peregrina.

Non che sostituisca il mio cervello né le sensazioni che posso esprimere, ma che prepari e faciliti il lavoro. Non diversamente da quello che può fare un programma di videoscrittura rispetto ad una macchina da scrivere, o un CAT rispetto alla memoria di un traduttore: concetti che oggi diamo per scontati e – di fatto – superati.

Insomma credo che ci sia molto da fare, e che la tecnologia – se usata bene, e questo è un punto cruciale – serva a migliorare il nostro lavoro, a renderlo più interessante e nel contempo a snellirlo, a lasciarci più tempo per ciò che conta davvero per noi.

mar 12

Sono nel settore delle traduzioni per aziende da quasi vent’anni ormai. Ho partecipato a conferenze, ho avuto a che fare con migliaia [sic] di traduttori e di clienti, ho scritto libri e articoli, tengo questo blog da anni eccetera. Ciò significa che due o tre cose dell’industria della traduzione – non sarà superfluo ricordare qui che sono stato io, di pirsona pirsonalmente, a introdurre questo sintagma nella lingua italiana – le conosco; e allo stesso modo sono conosciuto in questo ambiente.

Lunedì scorso esce questo post non firmato, che attacca il workshop del 14 aprile prossimo in cui parleremo di marketing per traduttori agli esordi della professione. L’ignoto autore dice in sostanza che la formazione è fuffa, sono trucchi per spillare soldi ai traduttori, mentre “il futuro invece è qui: Da traduttori per traduttori”.

Un tempo attacchi del genere, che sfiorano il personale pur essendo di fatto anonimi, mi facevano arrabbiare (gli archivi di Langit sono pieni delle mie filippiche); ora mi fanno al più sorridere.

Ho inserito un commento, in cui dicevo che la critica è legittima, ma la critica non informata è semplice arroganza. Il commento non è stato approvato.

Sulla pochezza delle argomentazioni non dirò nulla – il Web è assolutamente trasparente in questo senso. Dirò solo che l’accenno all’onestà, da parte di qualcuno che non si firma con nome e cognome né approva i messaggi delle persone citate, con questo chiudendo di fatto la porta alla comunicazione, è un atto vile.

Ovviamente ciascuno è libero di partecipare o meno, di investire in formazione o meno eccetera. Ma mi auguro soltanto che non si prendano davvero sul serio queste “lezioni di metodo”.

gen 16

Ho avuto a che fare nei giorni scorsi con due-tre fornitori differenti per servizi che in parte riguardavano Tesi & testi e in parte riguardavano me personalmente.

E mi sono reso conto che del divario che c’è, a volte, tra lo standard che io garantisco ai nostri clienti e lo standard che persone con esperienza limitata in un dato settore sono in grado di offrire. Mi sono reso conto di qualcosa che per me è difficile da capire perché è scontato: è scontato che io sia professionale, che consegni in tempo, che faccia dei preventivi precisi, che mandi le fatture quando è il momento e così via. Sono tutti quei piccoli aspetti che fanno una professione e che normalmente diamo per scontati.

Però quando ti accorgi che ci sono aziende, professionisti, piccoli imprenditori e così via che non hanno idea di che cosa voglia dire eccellenza nel servizio – o meglio, ne hanno un’idea molto differente rispetto a quella che potrebbe essere la nostra –, in quel momento allora ti rendi conto della differenza e del valore che ha quello che offri.

Il sugo di tutta la storia, quindi, è questo: puntiamo sempre e comunque all’eccellenza nel nostro servizio perché questa fa, fa, fa la differenza.

dic 12

L’8% del mio fatturato di quest’anno è andato in crediti che non verranno mai più riscossi. (Requiescant in pace.) Qualche altro punto percentuale è di clienti che ci marciano.

(Per me non sono perdite, preferisco considerarli soldi spesi nella mia formazione.)

Dicono le agenzie.

Un traduttore un giorno mi ha detto che avrei dovuto fare un fido per pagare le fatture in sospeso. Dal punto di vista etico-morale il ragionamento non fa una grinza. Allora io però dovrei dire la stessa cosa al mio cliente. E lui che fa? Ride. (Vallo a contattare, chi ci marcia: è in perenne riunione, un dinosauro nell’era digitale.) E io che faccio? (Certo, ho già abbandonato quel cliente ma intanto la fiducia c’era, il lavoro è stato fatto eccetera.)

Agenzie maledette.

Se le agenzie non avessero senso economico non esisterebbero. Ho superato i quindici anni di questo mestiere, mi sento quasi un veterano e sento sempre gli stessi discorsi. Ma alla fine mi sembra che tutto si risolva in poche parole: se sei un traduttore hai un’impresa, per quanto piccola, dunque accetti il rischio e il fatto che a volte le cose possano non andare come pianificato.

Puoi cambiare il mondo partendo dal tuo piccolo, ovvero non lavorando con chi non ti ispira fiducia. A volte sono scelte difficili, ma pagano (appunto) sul lungo periodo.

(Insomma: non sono le agenzie, sei tu. Fine.)

ago 01


Ho iniziato a usare Google+, ecco a seguire qualche mia considerazione sparsa.

1. In generale, il mondo del web sta diventando sempre più caotico. Ma forse non è nemmeno l’aggettivo giusto; diciamo che le regole fisse di prima continuano a cadere (è molto difficile, per esempio, definire un “libro”, oggi). Non so se è un bene oppure un male; propendo per la prima ipotesi, ma credo che comunque sia un dato di fatto e prima ci adeguiamo e meglio è.

2. L’interesse intorno a questo oggetto “misterioso” è molto grande. Lo deduco anche dal fatto che tanti amici hanno creato la loro pagina e messo la loro foto senza fare altro. Insomma stabiliamo la presenza, poi qualcosa succederà. Bene, secondo me; e poi il secondo logico passo sarà quello di cominciare ad utilizzarlo.

3. Utilizzarlo vuol dire necessariamente fare errori, come ho visto fare qualche giorno fa a Chris Guillebeau: e questo io lo trovo assolutamente positivo, perché fare errori significa salire nella curva dell’apprendimento e di conseguenza essere in posizione favorevole tra qualche tempo, quando altri staranno facendo i loro inevitabili errori per capire come diavolo funziona questo strumento.

4. Facebook. È curioso, ma l’avvento di Google+rende all’improvviso obsoleto e quasi superato Facebook, che fino a ieri era il social network per antonomasia. Sarà un bello scontro tra titani.

5. In conclusione non mi è ancora assolutamente chiaro come funzioni questo strumento: ma intanto ci sono, faccio le mie esperienze e così via. Il mio ovvio suggerimento è di provarlo ora per poi poter decidere con coscienza di causa se rimanervi (scommettiamo che accadrà?).

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