mag 06

pecoranera
Avevo preso in biblioteca il suo libro – un approccio soft, come dire –, poi ho iniziato a leggerlo mi è piaciuto talmente tanto che mi sono vergognato: sono andato in libreria con un’amica, l’ho comprato e gliel’ho regalato seduta stante. (Da autore sono sicuro nell’affermare che i libri vanno comprati. Fine.)

Perché niente, io prima di morire voglio andare a conoscere Devis Bonanni, alias pecoranera. E voglio farlo perché scrive bene, perché è tosto, perché sa che cosa sta facendo e perché, perché ha dei dubbi ma anche dei punti saldi (quella capanna che liberò dai rovi, tanto per dire).

Voglio parlare con lui, spiegarmi, capire. Voglio sentirlo parlare, vederlo lavorare. Perché quella è una strada percorribile; ed è vero che io sono fortunato, lassù in montagna ho praticamente tutto pronto, ma chiunque può fare una cosa del genere. E “chiunque”, via tutte le balle, vuol dire chiunque.

Per me una recensione – e questa è una recensione, sia pure sui generis – non è tale senza almeno una citazione. Vorrei citare il libro intero, ma dovendo scegliere un passo opterei per questo:

Quando si inizia a essere la propria idea non c’è più necessità di parlarne, di farne propaganda, di urlarla addosso al mondo. Eccomi, sono qua a coltivare i miei pomodori, era questo che aveva sostituito le infinite discussioni sui massimi sistemi. Quel che avrei da dirvi lo sto facendo (p. 176).

La pagina Facebook parla del libro in questa maniera:

Tra le montagne della Carnia, la straordinaria storia di un ventenne e della sua scelta di vita coraggiosa e controcorrente, a mezza strada fra i libri di Mauro Corona e “Adesso Basta” di Simone Perotti.

E questo sì, è vero, ma c’è di più: nel senso che lui è lui e basta, non assomiglia a nessuno se non a se stesso. Non lo voglio mitizzare perché non lo conosco (ancora) ma insomma voglio dirti bravo Denis, sei in gamba.

Poche parole, via tutte le balle, si fanno i fatti: i fatti parlano per noi.

ago 27


Per la prima volta, quest’anno trascorrerò il mio genetliaco – ennesimo et imminente – nella mia patria seconda, la Corsica: tecnicamente è dunque un anniversariu.

Anche se io mi sento sempre un ragazzo, quarantacinque anni sono tanti. Ma i bilanci non mi interessano, perché quel che ho fatto non è importante: conta invece quel che sta davanti a me, conta soprattutto il momento presente.

E il momento presente è la maestosa e silente e sconfinata bellezza di questi luoghi. Non potrò mai più fare finta che la Balagna (“Balagna” e non “Balagne”, perché when in Rome do as Romans do – e la lingua non ufficiale ma del luogo qui non è certamente il francese ma il corso) sia un semplice tratto di cartina geografica, ormai mi è nel cervello e nel cuore come la Corsica tutta – la mia patria seconda appunto.

Attraverso queste terre, percorro tratti lunghissimi di una terra assolutamente disabitata, arida, magnifica, e ogni tanto incontro minuscoli paesini, quali rari nantes in gurgite vasto. La sensazione è quasi di non sapere dove ti trovi, ma certamente presente a te medesimo, certamente vivo e attento dinnanzi a tanto incanto.

Insomma arrivare ai quarantacinque qui, in un luogo così pieno di bellezza e natura e tradizioni e lotte, è un onore e una felicità, una felicità piena del momento presente. Tutto il resto non ha alcuna importanza.

lug 30


A Piatta Soprana, frazione del comune di Montemale di Cuneo che fino agli anni Cinquanta gli abitanti li contava nelle centinaia, abitano oggi due persone, due vecchini che ti fanno tenerezza solo a guardarli, due custodi imperterriti del tempo che passa.

Piatta Soprana è oggi di fatto una borgata deserta; ma contiene in sé i segni del cambiamento.

Il sentiero che da qui parte per arrivare a Pradleves, il provenzale prato delle acque (tre ore di cammino a leggere i cartelli, ma di fatto poco più di due ore di buon passo), è stato recentissimamente sistemato.

Qui non c’è (non ora, almeno, se escludiamo il primo lunedì di agosto in cui la tradizionale festa della borgata impedisce l’accesso se non a chi arriva mooolto per tempo) vita sociale ma è tutto pronto per un rinascimento prossimo venturo: ci sono le case, in gran parte integre (e, cosa non da poco, economiche all’acquisto), ci sono tutte le utenze, c’è la strada (prontamente sgombrata d’inverno dalla neve).

La rivoluzione informatica prima e la crisi globale poi hanno reso le città obsolete. (Lavoro di fatto per pagare le inefficienze di un sistema – e no, non lo trovo giusto; sento che devo fare qualcosa.) Ora luoghi come questo sono pronti ad accogliere abitanti nuovi, nuove iniziative, il nostro futuro.

Il futuro passa anche da qui. Quei vecchini lo sanno, stanno aspettando.

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lug 11

al ragazzo che viene dall isola

Era il 27 luglio 2002.

Chiudo gli occhi e davanti a me c’è la Corsica, a pochi chilometri, vista dal traghetto che arriva da Savona: una luce abbagliante, i riflessi del mare nostrum, un paesaggio quasi lunare, le montagne incoronate da turbine eoliche, la Giraglia ad annunciare la terra.

Roberta dormiva quieta distesa sulle mie gambe, io leggevo L’amore ai tempi del colera, romanzo dell’amore immortale. È stato in quel momento preciso che ho capito di essere arrivato a casa.

La Corsica è stata da allora il ricettacolo di tutti i miei sogni di fierezza, desideri di libertà, semplicità, lingua eccetera. Là mi sono rimescolato e mi sono riconosciuto. Quell’aria che brucia la pelle, quel mare dai colori cangianti, il buon animo e la tranquillità di quella gente: la Corsica è il luogo che più di ogni altro, più che la cittadina che mi ha visto nascere e crescere e in cui sono sempre ritornato, riconosco come casa mia.

E la Corsica non è semplicemente la Corsica, ma un luogo molto specifico, un piccolo villaggio che chiude a nord il golfo del Valinco, Porto Pollo, luogo di serenità e pace e di partenze e di ritorni.

Oggi ritorno a casa.

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