gen 09


Quante parole servono per far vedere che sei un professionista?

Poche, molto poche, pochissime. Sto rivedendo il nostro sito e il mio compito principale non è fare il copy o l’editor, ma il taglialegna. Disboscare, sfrondare, tagliare, tagliare ancora.

Il mercato è libero, è pacifico che chi viene da me si è fatto o farà un’idea dell’offerta andando da altri fornitori. Quando sei un professionista non servono tante parole. Quello che fai parla molto più forte di quello che dici.

È come nella psicologia sportiva: lo psicologo non racconta la rava e la fava, dice semplicemente quelle pochissime (ma essenziali) parole che fanno scattare qualcosa nella mente dell’atleta e portano alla performance eccellente.

La vendita è una performance. Scrivere un preventivo è una performance. I punti di contatto sono moltissimi. Un venditore deve essere gentile, rispettoso e disponibile ma non ossequioso, non deve ignorare la realtà dei fatti. Deve andare dritto al punto. Non c’è tempo per tutto.

Poche parole. Giuste, mirate, precise e in tempo. That’s it.

dic 05

Photo courtesy of Doina Coman


Sabato a fine pomeriggio, dopo una giornata trascorsa a parlare del marketing per i traduttori, ero esausto. Prosciugato. Ho dato tutto me stesso, ho cercato di trasmettere quello che so.

A chi era presente vorrei aggiungere questo: benissimo. Ora che avete ascoltato e riflettuto passate all’azione! È importante che la teoria diventi pratica, che le parole che si sono dette diventino realtà, sforzi di marketing e infine ordini. Questo conta.

Ci sono difficoltà oggettive. Troppa offerta rispetto alla domanda, pochi soldi in circolazione. Non è facile. Non è facile per nessuno. Ma il marketing, se fatto bene, è una grossa opportunità. Ed è anche divertente!

Il sito, un blog, Twitter, l’emailing… solo la fantasia può essere il limite. E le visite dirette ai clienti. Vedere un cliente di persona, piantare nella sua mente il seme della vostra esistenza professionale.

Mille cose si possono fare. Mille opportunità davanti a noi. La passione.

Tutto qui.

nov 28

Sto terminando di preparare il workshop che terrò questo sabato a Torino sul marketing per il traduttore. È anche un’occasione per riflettere su tanti temi che riguardano il mestiere del traduttore. Uno di questi è una brutta, famigerata parola: qualità.

Che cos’è, esattamente, la qualità?, mi chiedo – e non so rispondermi. Parto allora da quello che so.

Un tempo tutti i miei preventivi facevano leva sulla qualità (del servizio, della traduzione eccetera). Ma col passare degli anni e col feedback che via via ricevevo, crescendo quella che io soggettivamente considero la qualità complessiva del servizio che la mia azienda offre, mi sono reso conto che ottenevo risultati molto superiori semplicemente non menzionandola.

Insomma non lo considero un argomento di vendita o di discussione. In sé la parola “qualità” non significa molto: è un argomento soggettivo, ciascuno di noi ha una sua idea di qualità. Anche le varie certificazioni non fanno altro che garantire un processo, non che una traduzione sia di “qualità”.

Non serve dire che le nostre traduzioni sono di qualità. Tutti lo dicono e lo diranno, dunque non è un differenziatore.

E poi la stringatezza nelle comunicazioni scritte ha un valore inestimabile. Il tuo cliente non ha tempo di sentire tutta la pappardella su quanto sei professionale eccetera, ma vuole sapere quanto gli costa e vuole essere sicuro che il lavoro sarà fatto a regola d’arte.

Sei in grado di garantire questo?

set 19


A volte dimentico che ho sempre amato il marketing – quello sano, quello che crea valore. Ma poi mi vengono in mente le parole di DeNiro in Prima di mezzanotte (“Eh… mi sento di nuovo sbirro”). E si ricomincia.

Io so di poter trasmettere valore. Anche se il mercato sta cambiando – ma quando mai non sta cambiando? –, anche se c’è la crisi, anche se il concetto stesso di traduzione (e, ancor più, di traduttore) muta il suo senso.

Sì, i traduttori in Italia sono troppi. È un fatto con cui dobbiamo convivere. Ma questo non significa che non ci sia lavoro per chi eccelle. E noi il 3 dicembre a Torino – qui il programma completo – parleremo di come utilizzare il marketing a proprio vantaggio.

Grazie, ovviamente, a Sabrina: è lei che rende tutto questo possibile.

Prerequisito (forse scontato, ma è bene ribadirlo): che si offra un servizio niente meno che eccellente. Il marketing non fa miracoli. Migliora le cose, ma non fa miracoli.

Per dirla con Tim Ferriss, “io non sono l’esperto. Sono l’esploratore e la guida”. Una sorta di primus inter pares, diciamo. Io parlerò delle tecniche e degli strumenti, ma soprattutto racconterò delle storie, con l’obiettivo che chi sarà presente ad ascoltare porti via dalla giornata ispirazione e idee pratiche da applicare alla sua professione.

Vuoi essere dei nostri?

mag 16

L’altro giorno telefona un traduttore alle prime armi, molto candido per la verità. Mi dice che si è appena laureato e sta cercando di cominciare, per cui se abbiamo bisogno per traduzioni eccetera. Io gli dico che no, perché noi lavoriamo con traduttori professionisti, anche se mi rendo conto che da qualche parte bisognerà pur iniziare.

“Ma nemmeno per le revisioni?” “Eh no, le revisioni sono la stessa cosa, nel senso che vengono fatte comunque da traduttori e/o revisori professionisti”.

“Va bene, però allora se lei mi lascia un indirizzo mail nel caso in cui possa avere bisogno le mando il mio curriculum”.

Questo è l’episodio. Io questa scena l’ho già vissuta countless times e faccio qualche considerazione.

La prima è la “tenerezza” che mi fa questa persona, perché rivedo il me stesso di vent’anni fa o quasi. Quindi da questo punto di vista lo invidio.

La seconda è pratica, di lavoro: nessuno sta aspettando quella persona, o chicchessia, per aggiungere un nome al database dei traduttori. Dunque la priorità è sapersi presentare in maniera professionale e dimostrare che si può portare valore al cliente (anche parlando la sua lingua).

E in questa direzione specifica c’è molto da fare, perché troppo spesso i traduttori – e ne ho conferme continue – escono dalle scuole di traduzione ferratissimi sulla traduzione in sé ma senza la minima idea del mercato, delle persone e aziende con cui si confronteranno, a chi offriranno il loro servizio eccetera.

Non sono naturalmente obiettivo nel dirlo, ma credo che il workshop che grazie a Sabrina Tursi avevo tenuto a Pisa un paio di mesi fa sia molto utile (indipendentemente dal fatto che lo tenga io), tant’è che lo replicheremo entro fine anno a Torino e poi faremo delle altre date.

Infine grazie a questo “ragazzo” – absit iniuria verbis – per aver dato lo spunto per questa riflessione, e con l’augurio di risentirci a idee più chiare per lui e con un proposta precisa verso di me e i miei colleghi.

mar 28

Lo so, è la vanità che mi fa parlare, ma la sensazione più bella l’ho provata a corso finito, quando ho ricevuto un applauso caloroso, molto più lungo di quel che mi sarei aspettato, tant’è che Pierangelo per togliermi dall’imbarazzo ha detto qualcosa come “Basta, altrimenti si commuove…”

A Pisa, sabato, è stata una giornata impegnativa. Mi ero preparato a lungo, e Sabrina aveva organizzato in maniera impeccabile il workshop; ad un certo punto l’evento è iniziato e c’ero io, ragazzo ex-timido, davanti a venticinque persone che avevano pagato dei soldi, investito del tempo e delle energie per venirmi a sentire, ovvero per portare via dalle mie parole dell’ispirazione e degli spunti pratici sul come fare marketing verso i loro clienti. Era una responsabilità, ma non mi spaventava: so che ho del valore che posso trasmettere.

Stando ai commenti ricevuti dopo, la giornata di formazione di sabato è stata recepita molto bene dal pubblico. E cosa dire delle richieste di dediche sui miei libri?

Bene, sono contento. Anzi, sono felice. Ma non basta. I commenti e le osservazioni su ciò che si può migliorare saranno un’occasione di crescita. E tutti coloro che erano in aula hanno dato tantissimi spunti di discussione: grazie a loro e ai loro interventi la giornata ha avuto sostanza e valore.

I partecipanti lo sanno, hanno tutta la mia stima per essere stati presenti. E per parte mia, poiché adoro le citazioni, terminerò rubando le parole a Chris Guillebeau:

I would do it again tomorrow. Next time I want to do a 7-continent book tour.

mar 14

Sabato 26 marzo a Pisa parlerò di marketing per il traduttore professionista: analizzeremo i principali strumenti che abbiamo a disposizione per contattare in maniera creativa i nostri clienti potenziali.

E lo faremo nell’ottica della condivisione della conoscenza: mettere insieme quanto sappiamo per giungere ad un ordinamento di livello superiore. Nelo Risi:

Vorrei solo che dall’urto
nascesse una più energica morale.

Ecco, una più energica morale – si parva licet – per chi ci sarà quel giorno mi sembra un bel risultato. Una più energica morale nel senso di pensare al marketing come fonte di energia e creatività, come divertimento (il lavoro dovrebbe essere così, dopotutto – almeno secondo me). Il marketing 2.0, potremmo dire.

Ecco un florilegio di argomenti che toccheremo:

1. permission marketing vs. interruption marketing, ovvero l’empatia come chiave per il successo nelle relazioni d’affari;

2. chi sono io? Chi sono i miei clienti? Ovvero, occorre definire i propri servizi e la tipologia di cliente che si intende servire, analizzare i propri punti di forza e di debolezza (avere sempre in mente lo scopo per cui si intraprende una data azione, insomma);

3. strategie di prezzo, e come stilare un preventivo;

4. servizio al cliente come marketing rafforzativo;

5. come scrivere un résumé e una mail di accompagnamento efficaci.

Qui i dettagli. Vi aspetto.

mar 07

Ho ricordi molto piacevoli dell’ultima conferenza AITI (Bologna, 6-7 giugno 2008): clima festoso e collaborativo, organizzazione impeccabile, una sorta di grande festa del mondo della traduzione.

Ero stato invitato a parlare, e con Frauke Joris avevamo preparato un intervento sulle solite questioni “calde”: tariffe, rispetto.

Un tempo tremavo all’idea di parlare in pubblico, da qualche anno invece mi carica. Anche a Bologna è stato così. Mi sovviene – anche se il parallelismo è un po’ ardito – Luca Goldoni, che da persona assai timorosa all’idea di apparire in pubblico si è aperta con gli anni fino a diventare un affabulatore brillantissimo.

In questi giorni, a chiusura di quel cerchio, ho ricevuto gli atti. Ecco qui il sunto dell’intervento mio e di Frauke che quegli atti contengono.

feb 14

Che cos’è il marketing? Per me, è quell’insieme di attività che portano il tuo servizio da te al cliente, ovvero il processo attraverso il quale si inducono i potenziali clienti a dare valore al tuo servizio. Quindi, ciò che tu quotidianamente fai per far sì che i tuoi clienti apprezzino i tuoi servizi, e scelgano te in caso di bisogno.

Ne parlerò sabato 26 marzo a Pisa, in una giornata dedicata al marketing per il traduttore: metterò a disposizione di chi avrà la pazienza di ascoltarmi un pezzetto della mia esperienza. Il tutto con un taglio pratico e diretto (le cose teoriche non le ho mai capite bene, è un mio grande limite): dirò la mia su che cosa è opportuno fare per avere e mantenere più clienti.

Questa giornata è resa possibile grazie all’energia di Sabrina Tursi, traduttrice che organizza da tempo corsi dedicati ai traduttori su temi di interesse per la professione (sua è anche l’organizzazione di Gli adempimenti fiscali del traduttore/interprete professionale, che ha già avuto diverse edizioni – l’ultima a Milano la settimana scorsa). Qui il programma completo e le modalità di iscrizione.

Dagli albori di Tesi & testi, e anche prima, il marketing è sempre stato uno dei miei pallini. Per dirla alla Pavese, mi sono forbito e preparato “in tutta calma a essere un cristallo” (Il mestiere di vivere, 4 maggio 1946). Il marketing è sempre stato mio amico e ora ho l’opportunità (e la fortuna) di trasmettere questa conoscenza.

giu 29


Sono entrato nel settore delle traduzioni assolutamente per caso, circa 15 anni fa, e senza alcuna esperienza. Se una piccola dote posso ascrivermi in questo lavoro, è quella di imparare dagli errori; e avevo capito presto che osservare quello che succede sul mercato è fondamentale per prosperare. (E il mercato, per me, è un concetto molto semplice: banchi di frutta osservati dal basso – uno dei miei primi ricordi a colori –, il profumo della frutta intorno a me e le voci di chi comprava e di chi vendeva.) Di conseguenza, un mio piccolo merito può essere quello di aver sempre messo l’accento, parlando con i traduttori (su Langit, alle conferenze, in scambi privati eccetera), sull’importanza del marketing.

Ora però sono giunto alla conclusione che – in definitiva – tutto questo parlare non è molto di più che un parlarsi addosso: elegante forse, ma inutile di fatto. Lo capisco per esempio da mail che ogni tanto mi arrivano. L’ultima qualche giorno fa, dove l’oggetto è “candidatura traduzioni inglese spagnolo 0,02 cent”, proveniente da una persona con due lauree.

Due cent per due lauree, un centesimo a laurea. Ai miei occhi non è poi molto diverso dal chiedere la carità: dignitoso, ma fuorviante. E discutere, ahimè, non serve, perché non parliamo il medesimo idioma. Direbbe Antonio Piscopo, indimenticabile personaggio di Eduardo (Sabato, domenica e lunedì):

Mannaggia la testa del ciuccio! e lo fate apposta. Io non è che per orgoglio non confesso una debolezza mia, che me ne importa a me? All’età mia mi metto a fare l’educato? Ma è che mi sono scocciato di dirlo.

Insomma il mondo non cambia, né potrebbe: perché l’animo umano è quello e non muta. Io ho scelto di ridurre i clienti e concentrarmi solo su quelli redditizi – non sul cliente multinazionale, che vuole lo sconto del 20% perché dice che i miei colleghi, la crisi eccetera bla bla bla, ma su coloro cui il lavoro serve e ti ringraziano per quello che fai, come succede quando l’idraulico viene a liberarti la casa allagata. Però quando lo racconto chi mi crede? Al più sono il ragazzo fortunato eccetera. Provo a dirlo allora prendendo a prestito le parole di Simone Perotti:

E’ solo che da quasi nove mesi non faccio che spiegare cose che, a volte, mi pare vengano fraintese un po’ a soggetto. IO accetto qualunque obiezione e critica, ma mi batto come un leone per far capire che la mia scelta è vera, non ha paracadute speciali, si basa su risorse interiori. Io non sono un privilegiato, ho pagato e pago un prezzo, alto, a volte molto alto, per un premio che ritengo eccellente: maggiore libertà. Su questo pretendo di essere creduto non certo condiviso.

Insomma è un gioco delle parti, un teatrino che non muta. “Capire, in fondo, è inutile”, direbbe Eduardo. E io non ho speranza (non ragionevole, almeno) che la situazione cambi, so perfettamente che troppi traduttori non riescono a vivere decentemente del loro lavoro perché non osservano le regole elementari e immutabili del mercato.

Ma dirlo non serve, e fare la Cassandra inascoltata non è divertente. Nonostante ciò, segnalo ancora una volta la splendida intervista di Marcela Jenney a Renato Beninatto, che ripercorre tutti i temi principali che un traduttore può ignorare solo a proprio rischio. A Renato si deve anche il disegnino qui sopra – elementare ma assolutamente esplicativo, come le immutabili leggi del marketing –, dove l’uomo più grande (e sorridente) è il nostro cliente e l’omino piccolo (e triste) è ovviamente il traduttore.

Non è un caso che da Renato io abbia sentito per la prima volta parole come “Skype” (Bologna, Galleria 2 agosto 1980, in una pausa della conferenza Federcentri, ottobre 2005) e “Facebook” (San Francisco, conferenza ATA, novembre 2007). Insomma, chi si trova in difficoltà e ha desiderio di cambiare potrebbe per esempio partire da ciò che dice quell’uomo: ascoltandolo con spirito critico ma mooolto attento. (E poi metterlo in pratica, si capisce: la conoscenza senza pratica non è utile a nessuno. Altrimenti come si spiegherebbe l’esercito di professori, molti dei quali veri pozzi di scienza nella propria disciplina, che vive con 1.400 euro al mese? E non pare di vedere un parallelo, qui, con molti, troppi traduttori?)

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