Feb 28


(Avvertenza: Andrea De Giorgio e Roberto Cadonati sono miei amici. Ciononostante, sono convinto al 100% di tutto quello che scrivo.)

Come molte delle cose che succedono nella vita, Andrea è diventato mio maestro in maniera del tutto casuale, grazie alla mia recensione al libro suo e di Roberto. Quando abbiamo cominciato a scriverci, e di più quando l’ho incontrato di persona, ho pensato a quanto sia vero il detto che “quando l’allievo è pronto, il maestro appare”.

Era la mia prima volta in una clinic, e comunque avevo molte aspettative – che non sono andate deluse. Oltre che con compagni di gioco piacevoli, ho avuto a che fare con professionisti veri, che intendono il golf nella stessa maniera con cui lo vedo io: ovvero come incontro di tecnica e di mente. Concetto che da noi è decisamente nuovo, e forse anche un poco fuori posto: quando dici agli amici che vai a fare una clinic dove oltre al maestro c’è anche lo psicologo, o ti guardano strano o pensano subito al lettino, sdraiato sul quale tu confesserai i tuoi pensieri reconditi; o – più spesso – una combinazione dei due fattori.

Ehm, no. Il golf mentale applica invece al golf le scoperte della psicologia, ma in maniera naturale, semplice, diretta. Come ancorare determinate sensazioni a situazioni specifiche, ad esempio, come dominare le proprie emozioni nei momenti topici delle gare anziché esserne dominati e così via. Argomenti vasti, mi rendo conto, che richiedono una vita di applicazione. E io sono solo un semplice allievo.

E comunque l’alternanza di momenti “impegnati” ad altri di puro divertimento ha dato molto equilibrio alla clinic nel suo complesso. Insomma, è stata un’esperienza esaltante che ripeterò con piacere.

Infine: uno dei ricordi più entusiasmanti che ho portato via con me da Agadir è Andrea che dà del lei al suo maestro. In un mondo in cui darsi del tu è la prassi, in cui troppe cose appaiono scontate, lui dà del lei ad un collega. Mi pareva Dante con Virgilio. Fantastico, assolutamente fantastico.


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