Apr 29


Sarà un po’ perché mi ci vedo riflesso, ma mi interessano tantissimo le storie dei professionisti di golf – ci sono molte lezioni da imparare. Ho conosciuto Marta Cagnacci da poco tempo, grazie a mia figlia che ha iniziato il corso ai Ciliegi. Allora ho colto al volo l’occasione per farle qualche domanda.

Intanto, eccone una breve autobiografia:

Sono nata nel 1989, ho iniziato a giocare a golf a 6 anni perché giocava la mia famiglia. A 10 anni ho preso l’hcp alla Margherita; nell’estate del 2000 ho fatto le prime gare giovanili e con quelle mi sono appassionata sempre di più.
Nel 2001 ho preso il Brevetto e partecipato ai miei primi campionati nazionali; nel 2002 ho ottenuto il Brevetto Giovanile, e nel 2005 il Brevetto Nazionale; in quello stesso anno ho vinto il Pallavicino (campionato nazionale a squadre under 18) per il golf Margherita.
Nel 2006 ho vinto il ranking nazionale under 18 e sono entrata nella nazionale dilettanti.
Nel 2008, dopo aver preso la maturità linguistica, mi sono preparata per andare alla gara di preselezione per accedere al corso per diventare professionista.
Da gennaio ad aprile 2009 ho frequentato la scuola nazionale professionisti ottenendo la qualifica di tirocinante. Da quando sono professionista lavoro al GC Colonnetti; ho lavorato al GC La Margherita seguendo il club dei giovani e a Bardonecchia presso un piccolo campo pratica estivo.
Nel 2010 ho ottenuto la qualifica di assistente B sempre presso la scuola nazionale professionisti.
Oggi insegno al Colonnetti e ai Ciliegi (dove mi occupo del club dei giovani) e sono iscritta alla PGA italiana.

Ed ecco a seguire l’intervista. Tra parentesi quadre alcuni miei commenti.

Come e a che età ti sei avvicinata al golf?
A 6 anni: la mamma e i nonni giocavano al golf Girasoli, così io ho iniziato a frequentare il club dei giovani.

Perché hai deciso di fare del golf la tua professione?
Perché credo che non ci sia niente di meglio che fare della passione di una vita un lavoro!

Sei soddisfatta della tua scelta?
Assolutamente sì, non tornerei mai indietro; e soprattutto insegnare mi piace più di quanto mi sarei immaginata quando ho deciso di intraprendere questo percorso.

Nel tuo futuro golfistico vedi più l’insegnamento o i tornei?
Senza dubbio l’insegnamento! Diciamo che aspirare ai tornei sarebbe un po’ surreale – e comunque avrei dovuto pensarci prima!

Nei quattro giorni della tua gara per diventare professionista hai avuto risultati altalenanti (cosa che credo peraltro comune), ma con esito positivo. Puoi raccontarmi i tuoi ricordi e le tue sensazioni di quei giorni?
Mi ricordo perfettamente ciò che disse la mamma appena finita la gara: “I tuoi score sembravano un elettrocardiogramma, ci hai fatto patire!” E aveva ragione (85-74-82-76)!
Il primo giorno ero tesissima… me la tiravo nei piedi! I due giorni centrali ricordo di aver giocato (per quanto possibile!) tranquilla, mentre l’ultimo giorno ero di nuovo abbastanza tesa (avrei dovuto fare 79 per passare). E devo ammettere che il mio caddie, nonché carissimo amico, Alessandro Palomba, è stato fondamentale: ha saputo esattamente come muoversi per non darla vinta alla tensione (sempre punto debole nella mia carriera golfistica!).

Hai un tuo maestro? Se sì, quali sono gli aspetti più positivi dal lavoro che svolgi con lui/lei?
Il mio maestro è Andrea Aghemo, lavoriamo insieme dal 2005. Ultimamente vado a trovarlo poco e soprattutto sono molto indisciplinata nel mettere in pratica i suoi consigli (non faccio mai i compiti a casa)… diciamo che ora come ora sono una pessima allieva!
Comunque, tornando a quando mi allenavo un po’ più seriamente, non saprei dire su che cosa abbiamo lavorato meglio… non c’è un aspetto migliore di altri, abbiamo svolto – credo – un ottimo lavoro su tutto… gioco corto, lungo, tattica, strategia, preparazione atletica, aspetto psicologico, emotività (quest’ultimo con pessimi risultati!).

Qual è il campo che preferisci?
Scelta difficile… ce ne sono tanti splendidi… da Milano, al golf Torino, a Castelconturbia, al Gardagolf… anche se forse sul gradino più alto del podio metterei la Margherita: ci ho giocato per dieci anni e non mi sono mai annoiata.

Qual è il tuo colpo preferito?
Il drive.

E qual è, invece, quello che ti dà più ansia?
Il putt da 80 cm! [non mi sorprende: a parere di Dave Pelz, uno che la sa golfisticamente mooolto lunga, il putt corto è in assoluto il colpo più difficile nel golf]

Quanto conta a tuo parere l’aspetto mentale nel golf?
Sicuramente troppo!

Qual è il colpo più sottovalutato dal golfista medio, ovvero quello al quale dovrebbe dedicare più cura rispetto a quanto fa?
Tra approcci e putt si sprecano troppi colpi… quante volte capita di vedere giocare a ping pong intorno al green o alla buca? Mentre è già più difficile vedere giocare a flipper da una parte all’altra del fairway. E in ogni caso non si dice niente di nuovo, il golfista medio lo sa, è solo che non è divertente dedicarsi al gioco corto!!! [mi permetto di dissentire: tra le ore migliori che trascorro al golf ci sono senz’altro i momenti passati nella zona degli approcci e sul putting green; anzi, onestamente non so dire quale dei due preferisco… “perfect practice makes perfect”, per dirla con Vince Lombardi]

Grazie Marta!


Taggato:
preload preload preload
© 2017 Gianni Davico  Licenza Creative Commons