Lug 15


È cominciato tutto tanto tempo fa. Intorno a ottobre dello scorso anno mi è stato chiaro che avrei voluto farlo, così, per me soltanto. Insomma ero (e sono) io che mi motivavo. Null’altro. Nessun’altro.

Sto parlando dell’idea – balzana e peregrina, forse (ma se anche fosse, che importa?) – di diventare pro. A quasi 44 anni, avendo preso in mano un bastone poco più di sette anni fa, con un lavoro, una famiglia da mantenere, dei genitori anziani? Ma stiamo scherzando?

Beh, la vida es sueño y los sueños sueños son, potrei dire calderondelabarchianamente.

E comunque l’idea è diventata reale nel momento in cui, all’ufficiale di Villa d’Este della settimana scorsa (una gara in cui sono stato irriconoscibile e ne ho tirati mille per giorno) un amico mi ha detto che il bando era uscito.

Già, il bando è uscito. E io mi sono iscritto. Alea iacta est. Il programma ora è di una semplicità disarmante:

– da qui a fine mese niente golf, solo preparazione atletica (questo perché la Corsica è l’unico luogo al mondo per il quale posso rinunciare al golf);
– dal 1° agosto a metà settembre farò quattro ore di campo pratica al giorno al mio circolo, martedì esclusi, con poche gare qua e là;
– il 16 settembre parto per Nepi.

Comunque vada, sarà un’esperienza fantastica. Già solo il fatto di esserci è per me una vittoria, tutto quel che viene in più è grassissimo che cola. Sì, perché che io diventi professionista oppure no è – dal mio punto di vista – assolutamente irrilevante, perché quello che è veramente fondamentale è il percorso che ho fatto e sto facendo per arrivarci e gli obiettivi che mi sono dato.

E poi, se penso a ciò che il golf mi ha dato in questi anni in termini di conoscenza di me stesso sono assolutamente estatico. Tutto questo, in breve, è molto più che sufficiente.


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