Dic 14


Marta Cagnacci, giovane professionista di golf dal brillante futuro nel campo dell’insegnamento (una mia intervista a lei è qui), ha appena concluso il percorso che le ha fatto ottenere la qualifica di maestro. Io, curioso come un gatto di storie di golf, ne ho subito approfittato per saperne di più. Le ho chiesto intanto di che cosa si tratta.

Il percorso per diventare maestro di golf dura cinque anni. Il primo anno c’è la preselezione pratica (che ho fatto nel 2008); nel 2009 ho seguito per quattro mesi il corso di formazione per tirocinanti, nel 2010 il corso di formazione per assistenti B, nel 2011 lo stesso per assistente A e quest’anno ho concluso il percorso ottenendo la qualifica di maestro.

Come si sono svolte queste giornate romane?

Il corso è durato dieci giorni, siamo stati sempre in classe, otto ore! Abbiamo seguito diverse materie: psicologia, clubfitting, regole, greenkeeping, preparazione atletica ma la maggior parte delle ore è stata dedicata (ovviamente!) alla tecnica del golf.
Durante le lezioni di tecnica abbiamo presentato le nostre tesi, analizzato uno swing con il supporto di una nuova tecnologia, il K-VEST, e infine abbiamo discusso le recenti novità in merito all’analisi biomeccanica tridimensionale dello swing. L’ultimo giorno abbiamo sostenuto un esame orale in campo pratica con i nostri professori di tecnica Piero Sabellico e Filippo Barbè.

Qualche parola, allora, sul K-VEST. Può essere utile per un tuo allievo?

Il K-VEST é una specie di imbracatura con tre sensori (sul guanto, tra le scapole e sull’osso sacro) che rivelano la posizione statica all’address e la posizione del corpo durante lo swing. In base ad un range di parametri dei giocatori del tour, sul computer si riesce a vedere se ci sono posizioni del corpo non corrette, e se sì quali sono. Ad esempio: se sei troppo piegato con la schiena all’address, i sensori ti segnalano il busto in rosso e tu, guardando l’omino che il computer riproduce, provi a raddrizzare la schiena finché il busto non diventa verde. Così per tutte le posizioni dello swing.
Oltre che ad un’analisi tecnica, il K-VEST permette anche di analizzare la tua preparazione atletica in base a degli esercizi propedeutici per il golf suggeriti dal Titleist Performance Institute. Con lo stesso metodo della correzione dello swing, ti aiuta anche nel training atletico e quindi nella correzione di errori fisici che portano sempre a degli scompensi nello swing.
Personalmente lo ritengo uno strumento utile (senza dimenticare che la macchina, da sola, non è sufficiente: dietro alla macchina ci deve essere l’uomo che sa come e cosa leggere), però solo per giocatori di altissimo livello. Il target medio degli allievi che si possono avere all’interno di un circolo non può trarne particolari benefici… Per riprendere l’esempio di cui sopra, se il mio giocatore ha problemi alle ginocchia e non può piegarle, sarà costretto a piegare di più il busto. Risultato: l’omino K-VEST sarà sempre tutto rosso e il mio allievo potrebbe scoraggiarsi! Questi macchinari, come le riviste o tutto ciò che racconta lo swing perfetto, non hanno – secondo il mio modestissimo parere – la capacità di adattare i parametri per produrre uno swing efficace rispetto alle caratteristiche degli amatori.

Puoi approfondire anche il discorso relativo all’analisi biomeccanica tridimensionale dello swing?

In estrema sintesi: è stato scoperto che la posizione della faccia del bastone non influenza solo la curvatura finale del volo della palla, ma anche la direzione iniziale. Nello swing, la posizione della faccia del bastone all’impatto è rilevante per l’85%, e il restante 15% continua a dipendere dalla traiettoria della testa del bastone. Per la buona riuscita del colpo sono stati presi in considerazione altri fattori, già importanti ma oggi più significativi, come l’angolo d’attacco, il punto di contatto, la discordanza tra traiettoria della testa del bastone e posizione della faccia del bastone, la posizione della palla eccetera.

Come giudichi nel complesso questa esperienza?

Il percorso di formazione per maestri è completo, stimolante e non ha niente da invidiare ad altre federazioni o PGA del mondo! Lo trovo quindi molto interessante e molto utile: l’appuntamento annuale per i primi quattro anni è sempre stata occasione di confronto con i colleghi, di scambio di opinioni, di aggiornamento. E una volta terminato il percorso, ogni maestro può continuare ad aggiornarsi seguendo i seminari annuali organizzati dalla PGA italiana.


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