Ott 02

http://blog.trackmangolf.com/hit-perfect-draw/

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Può sembrare strano, ma in dodici anni di golf – e quasi cinquemila ore stimate di pratica – io non ho mai imparato a fare draw.

Non so dire con esattezza perché (non) sia successo. E dire che io lezioni ne ho fatte millanta, clinic pure, del leggere non parliamo e così via. Ma in effetti mi sono sempre immaginato il volo di palla “perfetto” come una linea diritta, fors’anche perché il draw è sempre stato un affare complicatissimo, per me.

Ricordo, negli anni, di essermi messo di buona lena, ogni tanto, a cercare di fare draw come insegnava il “vecchio” metodo – linee del corpo a destra e faccia allineata all’obiettivo. Cosa che ora le “nuove” leggi del volo della palla, che non sono altro che le leggi del volo della palla, ci dimostrano non essere corretta (e quindi tanto, ma tanto, di cappello ai “vecchi” maestri che senza avere tutte le informazioni che abbiamo oggi sono riusciti a tirare su generazioni di professionisti o anche di “semplici” golfisti).

Quando Francesco Molinari arrivò con successo sul tour seppi che era uno dei pochi che mirava a tirare diritto, senza effetti particolari. Questo fu una sorta di modello, per me; anche se il volo naturale della mia palla è sempre stato il fade.

Tirando i drive penso in genere al power fade del mio mito, e infatti il drive non mi dà problemi particolari. Anche gli ibridi sostanzialmente funzionano; ma sia col legno 3 da terra che – soprattutto – con i ferri medi (5, 6 e 7 – il 3 non l’ho di fatto mai utilizzato e il 4 l’ho abbandonato l’anno scorso) il fade vira troppo spesso nel territorio dello slice oppure del pull, due risultati assolutamente da evitare.

Questa domenica, durante l’ultima gara (terminata con un anonimo 81) questo mi è stato assolutamente evidente. Vedevo la mia palla partire sostanzialmente diritta o leggermente a sinistra ma poi curvare in maniera inesorabile a destra. E quel che vedevo non mi piaceva per nulla, perché sentivo di non avere controllo su colpi che sono fondamentali.

Ho capito quindi, e precisamente alla 15, quando un inguardabile secondo è terminato nel laghetto di destra a 70 metri dall’asta, che il prossimo passo per me – la prossima frontiera – sarebbe stato quello di imparare a fare draw.

Allora questa settimana mi sono messo di buona lena e ieri, ieri a Chieri ho cominciato a vedere un volo di palla che non conoscevo. Avevo un ibrido, la palla partiva qualche metro a destra e poi curvava a sinistra raggiungendo l’obiettivo desiderato. Colpo dopo colpo; con errori, si capisce, ma in maniera ripetitiva ed efficace. È stata una sensazione strana, perché è un movimento (e un volo, soprattutto) che mi è sempre stato sconosciuto.

Eppure a ben vedere non è tutta sta roba. Ho capito che mi basta modificare alcuni passaggi:
– mano sinistra più verso il centro (ovvero più forte);
– allinearmi a destra dell’obiettivo, con la faccia del bastone chiusa rispetto alle linee del corpo ma aperta rispetto all’obiettivo;
– sentire, nella posizione di partenza, il gomito attaccato al corpo.

Ora sono nella fase di piena sperimentazione. Ho ancora diversi dubbi (per esempio: credo, ma non sono sicuro, di dover tenere la palla leggermente più arretrata e credo, ma non sono sicuro, di dover attraversare bene con la mano destra all’impatto) e il movimento è posticcio. Però ieri sera, con una pioggia leggera e in quel campo pratica silenzioso, vedere la palla avere proprio quel volo desiderato, quella curva che mai mi sarei sognato di poter produrre è stata una gran soddisfazione, già.


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