Nov 04

gavi
Dopo giovedì, anche sabato scorso è stata una fantastica giornata di golf: 74 colpi, ottenuti con un gioco molto diverso (diversi birdie ma molti più bogey e 27 putt: insomma il contrario rispetto a due giorni prima. Strano il golf).

Soprattutto mi hanno colpito le sensazioni positive che ho provato lungo il giro, mi sembrava da un lato di essere tornato a qualche anno fa e dall’altro di andare oltre – perché lo swing è una cosa viva, che evolve coi tuoi pensieri e col tuo corpo che continuamente si trasforma.

Poi domenica ho fatto un giro orribile in 82 colpi senza pathos, ma non è un dramma. Il risultato finale delle tre gare – nel golf you are your numbers, si sa – è un handicap pari a 4.0, che non è nulla di speciale ma insomma è accettabile e soprattutto sostanzialmente rispecchiante il mio gioco attuale.

Ora quindi svanisce la tensione, l’autunno inoltrato porta giocoforza a sotterrare l’ascia di guerra e cambiano gli obiettivi: l’handicap è messo via (sperabilmente per il Trofeo Sanremo), da questa settimana il lavoro è mirato sul lungo termine in direzioni specifiche:

– cercare quelle sensazioni;
– qualche aspetto tecnico dello swing (al momento l’idea è di uno stacco esterno, lento e con le mani che ruotano e della controrotazione all’impatto);
– i putt lunghi (8-10 metri) e i putt da un metro, il colpo più difficile in assoluto.

Mercoledì ero in campo pratica all’imbrunire, ho finito l’allenamento con mezz’oretta di chip col pitch. Credo che quello sia il colpo che in assoluto mi dà più soddisfazione, perché sento di averne il controllo quasi totale – o, per meglio dire, è un colpo che si crea quasi da solo. Ebbene, sono queste sensazioni di controllo senza controllo, di pace e solitudine, di gioia virgiliana che voglio inseguire nei mesi a venire.


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