Mag 10


76 – 76 – 83 | T-20 | ODM 405

Questi sono i freddi numeri, i miei numeri del Campionato nazionale senior della settimana scorsa. (E nel golf you are your numbers, si sa.)

Ma raccontare le cose – anche questo si sa – può essere fatto in tante maniere. In sostanza devo scegliere se ricordarmi dei primi due giorni splendidi, del mio quasi flawless golf, o dell’ultimo giro in cui la palla andava in tutte le direzioni (ma principalmente a destra, memore di movimenti che pensavo di essermi lasciato alle spalle e invece no, quando non te lo aspetti proprio eccoli lì a fare capolino). E non so decidere, quindi vado con ordine.

Giovedì, prova campo. L’Ambrosiano è un campo che non conoscevo. Dal sito e dai racconti di amici l’aspetto prioriatario pareva essere l’acqua, che in effetti domina in una quantità iompressionante di buche. E che è qualcosa che mi piace, perché rende interessante un terreno di gioco che altrimenti rischierebbe la monotonia nel suo essere quasi totalmente piatto. Le due note stonate sono i green, in condizioni non buone, e i bunker, dove soprattutto a causa della pioggia è molto meglio per te se non ci finisci mai. Ad ogni modo provo il campo, le sensazioni sono buone; nelle seconde nuove, sfidato dagli amici, simulo le condizioni di gara. Un bogey e un birdie per il par lordo – che non è poi un brutto risultato.

Venerdì faccio bogey alla 2 e alla 3 ma poi mi riprendo, alla 14 sono ancora +2 e poi lascio due colpi nel finale. Comunque. +4 per il giro (76) e decimo a pari merito – non una brutta prestazione considerando che la mia posizione di partenza era la numero 37.

Sabato è stata la giornata “perfetta”. Stesso risultato (+4) ma con il mio miglior golf. Un bel bogey alla 9 (sì, esistono anche i bei bogey, quando finisci in uno di quei bunker pieni d’acqua e umidità e pericoli, e ci metti due colpi due per uscirne), altri tre alla 11, 13 e 18 – in tutti i casi bogey che erano parenti prossimi del par, nel senso che la palla è uscita per pochissimo. Un birdie mancato alla 10 con la palla fermatasi sul ciglio della buca – that’s golf, nulla di grave. Alla fine della giornata sono in nona posizione.

E non ci faccio troppo caso, ma probabilmente qui cominciano i problemi. Sono già stato altre volte – pochissime per la verità, e dunque ben vengano queste occasioni – in posizioni del genere e non ne sono mai uscito molto bene. Ma in realtà a questo ho pensato solo dopo. Gioco il terzo giro con due golfisti di prim’ordine, due persone che – al di là dell’inarrivabile Gianluca Bolla – sono certamente candidati alle prime posizioni (come in effetti è stato). E questo probabilmente mi mette sulla difensiva, e ragionandoci ora capisco che è un errore: perché in un caso del genere devo semplicemente giocare il mio golf, come so fare (altrimenti non mi troverei lì), procedere umile e sicuro, allegro e rilassato, concentrato e sciolto. (Già, la teoria la so bene.)

Comunque. Inizio con uno sciocchissimo doppio bogey (palla in acqua da centro fairway con un ferro 8), il che probabilmente dice molto e di quella pressione che sentivo (ma, appunto, non verso la gara quanto piuttosto verso i compagni di gioco – e questa è una cosa sciocca, lo so, ma gestire le emozioni non è affar semplice), poi procedo non bene ma senza troppi disastri; e arrivo alla 14, un par 4 difficile con acqua sulla sinistra lungo tutta la buca, dove tiro un bel drive e poi un ferro 6 magnifico, il mio più bel colpo di tutti e tre i giorni: sono a 154 metri all’asta, la palla parte dritta come una spada, atterra due metri prima della bandiera e termina due metri dopo. Il putt è facile, con leggera pendenza a sinistra che sottostimo. La palla si ferma a 50 cm, io vado per finire. E sbaglio pure quel colpo. Sbaglio un putt da 50 centimetri in piano! Dal birdie al bogey è un attimo. Mentalmente è un colpo duro, perché da un possibile +5 mi trovo a un certo +7. Questo non mi fa sentire bene. Alla buca dopo manco, con un brutto putt, il birdie. Alla 15 faccio il disastro: drive sparato a destra, seconda palla persa, mancato up & down. Triplo bogey. Ossignor! Mi vergogno del mio gioco, sono confuso. Bogey anche alla 18 giocando in sicurezza (mi sono fidanzato con la parte destra della buca). 83. 83!

Non mi sento bene. Mi vergogno. Sono deluso del mio gioco, dei troppi colpi sbagliati in un campo semplicisismo. Delle palle in acqua, della palla persa, dei putt sbagliati.

Alla fine l’esperienza complessiva è positiva, me ne rendo conto, ma mi ci vorrà tanto tempo per digerire una giornata storta. Anche questa notte, per dire, ho sognato e rivisto quel triplo bogey. Non sempre le cose vanno come si vorrebbe, per ora scelgo di tenere la delusione con me.


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