Lug 28


Ben Hogan raccontò un giorno, ad una riunione dei venditori della Ben Hogan Company, di un sogno che lo tormentava: in un giro perfetto ad Augusta aveva fatto birdie a tutte le buche dalla 1 alla 17, e alla 18 aveva il putt per il birdie. Che però era sbordato, cosa che lo disturbava tremendamente.

Perfetto stile Hogan; anche se non sono convinto che il racconto non sia apocrifo. (Tra parentesi: proprio in questi giorni ricorreva il ventennale della dipartita del mio dolce mito. Ho pensato tanto a lui, lui che per me è l’essenza distillata della purezza del golf.)

Ieri, alla Margherita, c’era una tranquilla gara d’estate, e per iniziare dalla fine alla 18 mi è sbordato il putt che mi avrebbe dato il par del campo, risultato che non ho mai fatto in gara alla Marghe (solo ai Ciliegi, tanti anni fa). Mi è sembrato immediato il parallelismo tra il perfetto giro di Hogan, un teorico 54, e il mio perfetto giro nel par del campo. Ma vado con ordine.

Inizio lentamente, salvando il par alla 1 e mancando il birdie alle 2. Bei birdie poi alla 3 e alla 4, ma alla 5 manco il green con un ferro 9 (non va bene Gianni, non va bene) e sbaglio il conseguente chip (cosa che mi fa chiedere: perché alleno tanto quel colpo se poi nei momenti topici non la metto data?). Seguono un par e un altro bel birdie che mi riporta a -2.

Alla 8 il colpo più bello della giornata, un ferro 6 da 155 metri impugnato corto e colpito troppo bene che va lungo di un paio di metri di troppo. Finisco in bunker, bogey. Idem alla 9: ibrido 24 impugnato corto e colpito troppo bene (ma anche, va detto, le palle volavano di più rispetto al solito e io non ne ho sempre tenuto conto) che va lungo. Altro bogey, e finisco in par le prime.

Le seconde iniziano con due par, poi un bel birdie mi riporta a -1. Salvo due par alla 13 e alla 14, faccio di nuovo bogey alla 15 (con un secondo orribile questa volta). Par 16 e par 17, arrivo a -1 sul tee della 18.

L’ibrido 24 impugnato corto è colpito bene, finisce in fairway ma solo un po’ troppo a destra. Da lì ho uno dei miei colpi preferiti: un ferro 7 schiacciato che immagino partire diritto sulla sinistra e poi curvare verso destra per raggiungere la parta alta del green. Solo che faccio un errore tecnico: apro un po’ troppo la lama, così che la palla parte più a destra del previsto e finisce nel bunker davanti al green.

L’uscita non è semplice (una ventina di metri), ma uso il sand al posto del consueto lob e la metto a due metri e mezzo. Il putt, che considero diritto, ha in realtà una lievissima pendenza a destra: per questo motivo sborda, e un teorico 72 diventa 73. Che è un risultato ottimo e onorevole, ma molto differente. Un’altra categoria, diciamo.

I dati:
– colpi: 73 (4 birdie, 9 par, 5 bogey)
– fairway presi: 86% (12/14)
– green in regulation: 50% (9/18)
– up & down 44% (4/9)
– putt: 28

Le impressioni: mentalmente ho tenuto bene, e questa credo sia la prima cosa. Tecnicamente ho giocato molto bene, con un paio di errori qua e là ma con drive sempre in pista e ferri diritti. Buon putt, salvo un paio di casi in cui è rimasto corto (e un putt da dieci metri può rimanere corto, da tre no). Sono stato bravo, insomma, mi sono piaciuto.


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