Mag 09

campioncini in erba
Be’, è stata un’esperienza piccola ma affascinante.

La cosa è cominciata quest’inverno: ho pensato di mettere insieme la mia conoscenza del golf, il fatto che mia figlia piccola sia alle elementari e il fatto che a Chieri abbiamo un campo pratica, ovvero una di quelle strutture dove puoi avvicinarti a questo sport senza dover spendere grosse cifre e senza la paura di trovarti di fronte a un ambiente elitario e allontanante. (In alcuni casi il golf in Italia è ancora così, certo; ma in tanti altri casi no. Teniamone conto.)

Allora, di concerto con la struttura e con il maestro e grazie all’ampia disponibilità delle maestre (la scuola oggi, e parlo in generale e forse un po’ qualunquisticamente, è un’istituzione che cade a pezzi e di fatto si regge principalmente grazie all’opera di persone di buona volontà come loro) abbiamo programmato tre lezioni collettive di un’ora ciascuna, ad un costo politico.

I tre incontri si sono conclusi questa settimana; qui un mio bilancio e le mie impressioni.

Innanzitutto, va detto che in tre ore venti e più bambini non possono imparare a giocare a golf, ma possono ricevere – e di fatto hanno ricevuto – i rudimenti di una disciplina che possono proseguire per loro conto. (Via tutte le balle: oggi il golf per i bambini e i ragazzi si può praticare a costi sostenibili.)

Il feedback dei bambini è stato, per quel che mi è dato di sapere, positivo. Io sono stato entusiasta nel vedere questi ventidue piccoli emozionarsi per un putt che cadeva in buca, fare il tifo per un compagno che tirava, provare l’ebbrezza di vedere la palla alzarsi da terra.

Ora voglio estendere l’iniziativa alle scuole chieresi. Compito improbo, e per i costi (in tempi di crisi ogni singolo euro conta) e per la percezione che di questo sport si può avere dall’esterno. Accadrà, non accadrà? Col tempo lo sapremo, ma per intanto dico che ho passato un po’ di tempo con dei bambini fantastici ed è stato bellissimo.

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Giu 22


Dicevo in questi giorni, scherzando (ma solo fino ad un certo punto), che sto facendo il passaggio da golfista a taxista.

(Forse il passaggio è aiutato dal fatto che in questo periodo la sto prendendo poco – insomma io ci sto mettendo del mio… -, ma tant’è.)

Taxista perché le mie figlie sono ormai entrate nello spirito e nell’aria del circolo. Ovviamente hanno le loro esigenze, e il golf è un’attività come un’altra. A loro piace e questo mi rende contento (sebbene non le abbia mai, nemmeno per un momento, spinte verso il golf). E vuol dire anche, chiaramente, tempo dedicato a loro, per esempio nel portarle al circolo.

È un bel percorso. Sono bei momenti. Si impara. Un tempo invidiavo i genitori che vedevo giocare a golf con i propri figli. Oggi anch’io sono uno di quei genitori, e sono felice.

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Nov 18


Lentamente. A fatica. Ma sta succedendo.

Da quest’anno il mio circolo pare aver puntato con decisione sui bambini, ragazzini e ragazzi. Lo si vede da segni piccoli, ma inequivocabili.

Per esempio, all’ultima premiazione (sabato scorso) uno scricciolino di sette anni ha vinto una sorta di coccodrillo copribastone come primo premio junior (e già il fatto che la categoria junior esista è un segno). E la sua felicità e il suo orgoglio nel ritirarlo, e nel mostrarlo il giorno dopo in campo pratica, erano tangibili. E contagiosi!

Molti pomeriggi di quest’anno sono stati segnati dal corso ragazzi. E un po’ di fastidio ai soci l’avranno dato, col loro vociare allegro e le movenze magari non compostissime, ma mi pare un prezzo basso da pagare in cambio di potenziali soci che arriveranno (e sono già arrivati).

E poi le scuole: quante classi hanno frequentato il circolo al mattino e si sono avvicinate, sia pure timidamente e tangenzialmente, al golf! Merito di professoresse e professori illuminati, della disponibilità del circolo, della politica della federazione.

Il golf in Italia sta cambiando (per fortuna). Da gioco elitario a sport per tanti (non per tutti, certo; ma per tanti), e le famiglie sono protagoniste in questo fenomeno, perché rappresentano comunque denaro che entra nelle casse dei circoli.

E poi, a ben vedere, un golfista in erba è un potenziale golfista per i settant’anni prossimi della sua vita, il notaio ottantenne ha – ahimè! – meno possibilità di contribuire alle finanze dei circoli.

Una nuova primavera, dunque. Degli altri circoli ignoro, ma ai Ciliegi son fioriti i bambini.

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