mar 22

Cuneo, green della 13
C’è poco da fare: Cuneo è un campo che adoro. A me ha sempre regalato sensazioni splendide, anche perché è parte integrante del mio progetto più largo, più complesso e più a lungo termine, la vita 2.0 nel mio rifugio tra i monti.

Ebbene, la notizia è di questa domenica: il golf club Cuneo riapre le sue porte anche per questa stagione. Il comunicato è sul sito, a firma del segretario Andrea Chiardola:

Cari amici,
Il Golf Club Cuneo riaprirà entro fine Marzo.
Abbiamo bisogno di tutti voi per far sì che il 2013 sia l’anno di svolta per questo bellissimo Circolo.
A breve verrà presentato anche un Calendario Gare e vi invito tutti a venirci a trovare e provare lo splendido percorso delle nostre 18 buche.

Cuneo, green della 6
Facciamo un passo indietro, per osservare il quadro generale. L’economia è in difficoltà, e i settori dedicati al tempo libero sono logicamente (e giustamente) tra i primi a soffrirne; in più, il bacino di utenza cuneese non è largo. Conclusione: vendere green fee a Cuneo è un’impresa!

Dunque tanto di cappello a queste persone che si dannano l’anima per offrire un servizio ai golfisti. Per quanto mi riguarda, non vedo l’ora di tornarci. Cuneo 2013, l’anno della svolta? Accadrà quel che deve accadere, comunque questo circolo merita non solo di vivere ma anche di prosperare.

gen 25

Sanremo
E via.

Come i miei venticinque lettori sanno, questa gara è per me la più bella dell’anno, quella cui assolutamente non posso mancare: e per storia del circolo, e per atmosfera del campo, e per periodo dell’anno.

E poi il Trofeo Sanremo, manifestazione che esiste dagli anni Sessanta, mi ricorda ormai per tradizione che è il compleanno – il quarto – di questo blog: il primo, timido post è infatti del 22 gennaio 2009. Naturalmente legato a questa gara: tout se tient.

Sì, quest’anno ho avuto qualche timore di non essere ammesso, sia perché il numero di partecipanti è sceso a 72 (da 88), sia (e soprattutto) perché il mio handicap è ora più alto di quasi un colpo rispetto a un anno fa. Ma insomma si parte: oggi prova campo, domani e domenica gara.

Daviquez: tirarne poche, mi raccomando. Ma soprattutto sportsmanship, come mercoledì Justin Rose alla 17 di Doha: nessuno ha visto quella palla muoversi, solo lui – ma si è dato un colpo di penalità.

Atmosfera inglese, magia, la casa di Casera. E via.

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gen 04

Ovvero: i campi più belli, secondo me. Trenta mesi fa compilai una mia speciale classifica in cui elencavo i cinque campi che avevo apprezzato di più.

Ora che è passato un po’ di tempo, ho visitato altri campi (non molti per la verità, una quindicina e quasi tutti nell’Italia del nordovest) e la mia conoscenza da un punto di vista architettonico dei campi da golf è cresciuta (per esempio grazie a libri come Golf’s Finest Par Threes, la cui recensione è qui) ho ampliato un pochino i miei orizzonti. Insomma ecco a seguire, in ordine decrescente, il mio elenco per il 2013.

5. Colline del Gavi: percorso – progettato dallo stesso architetto, Luigi Rota Caremoli, che ha disegnato il mio circolo, I Ciliegi – molto mosso, impegnativo e sempre divertente.Colline del Gavi

La buca più bella: la 11, un par 4 di 340 metri, che richiede un drive preciso (bunker a destra, bosco a sinistra) e un secondo colpo (per me un ferro 8) altrettanto preciso perché il green è corto e ben difeso.

4. Margara, percorso rosso: un percorso classico, teatro di tante gare di ottimo livello. Piacevole l’atmosfera della club house, dove si respira aria di vero golf.Margara

La buca più bella: la 7, par 4 di 354 metri, che richiede un drive preciso a filo piante sulla destra e un ferro 7. Il green non è complesso ma una corona di piante lo chiude a destra e dietro, il che rende difficile il recupero di eventuali colpi fuori misura.

3. Cuneo: be’, io sono prevenuto parlando di questo campo. Probabilmente il disegno non è al livello degli altri qui elencati, ma il numero di sensazioni positive che mi evoca è grande al punto che non posso ometterlo. È un campo largo, “per picchiatori”, che lascia ma richiede attenzione perché i fuori limite e le palle perse sono in agguato in tante buche.
Cuneo
La buca più bella: la 10, un par 5 che richiede attenzione sul secondo colpo, che può essere un ferro 6 a piazzare la palla ai 100 metri oppure un legno 3 a cercare il green. Green che è lungo, stretto e in salita (una sorta di metafora della vita?).

2. Valcurone: un campo bellissimo, con le prime 9 quasi di montagna (i dislivelli sono notevoli) e le seconde più pianeggianti. È un campo lungo (6.145 metri, par 71) con molta acqua.
Valcurone
La buca più bella: la 2, par 4 di 358 metri, con partenza elevata e grande visione sulla valle. Il secondo colpo non è particolarmente complicato, ma il green è lungo e difeso da tre bunker.

1. Sanremo: questo rimane il campo più bello per me, nonostante sia vecchio, senz’acqua, nonostante il campo pratica sia lontanissimo dalla partenza. Ma appena arrivi nel parcheggio già respiri aria di vero golf e non puoi che inchinarti di fronte a questo monumento allo sport. Il mio sogno golfistico più recondito resta sempre un giro in 69, ovvero il par del campo, qui.
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La buca più bella: la scenografica 12, un par 4 di 330 metri con partenza sopraelevata. Non difficile (legno 3 e ferro 9, qualcosa del genere), ma il panorama è fantastico.

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ago 24


La Corsica, mia seconda patria da tanti anni ormai, è anche – appunto per questo fatto – l’unico luogo al mondo per il quale io possa rinunciare ai miei bastoni. Ma quest’anno una prenotazione delle vacanze tardiva, dovuta soprattutto alla tenacia delle mie figlie (a proposito: con Stefano Tomassini io posso dire che “il mal di Corsica è una malattia familiare: non so se l’hanno ereditata ma è certo che i miei figli non potranno mai fare finta che la Corsica sia per loro un posto qualsiasi” – e quindi le ho già fregate, tutte e due), mi ha portato nel cuore della Balagna (“Balagna” e non “Balagne”, perché when in Rome do as Romans do – e la lingua non ufficiale ma del luogo qui non è certamente il francese ma il corso), una regione la cui silenziosa e maestosa bellezza ti colpisce all’improvviso, come un diretto, e ti rendi conto che non potrai mai più prescindervi.

E nel cuore della Balagna c’è il Golf du Reginu, uno dei sei circoli della Corsica. Un golf che si fa benvolere per la semplicità, sia nella presentazione sul sito che come impressione quando ci metti piede per la prima volta. Un circolo di quelli che piacciono a me, dove l’atmosfera è rilassata e il golf è uno sport come tanti altri.

In questa lunga intervista Christiane Lanzalavi, direttrice del circolo e persona oltremodo gentile, presenta il circolo medesimo e parla – soprattutto – delle difficoltà di mantenere in vita una realtà del genere. Già, la Corsica: una regione di 260mila abitanti che diventano due milioni per un mese all’anno: come lo regoli il flusso? La Corsica, la montagna in mezzo al mare che è di fatto un luogo disabitato per la stragrande maggioranza del suo territorio: come fai a trovare un numero di golfisti sufficiente per sopravvivere – o meglio, prosperare? E in più il golf, sport che come sappiamo è circondato da quell’aura di ricchezza, ostentazione e sfoggio dell’ultimo capo di abbigliamento – etichetta che è dura a morire: come concili questa immagine con la tranquilla semplicità corsa?

Ma chi viene anche solo per una volta in un luogo come questo potrebbe magari ricredersi. Qui con dieci euro passi mezza giornata (“Ne me dites pas que vous avez terminé les jetons”, mi ha detto la signora quando, al termine della mia sessione di pratica, dopo duecento palline tirate in tranquilla solitudine, sono andato a ringraziarla e ad annunciarle che il giorno dopo – oggi – avrei scritto un articolo – questo – sul circolo che dirige), e il campo pratica è spelacchiato, le palline strausate avrebbero bisogno di essere sostituite, il putting green e la zona approcci sono minuscoli.

Ma… ma tutto questo non è importante, se ami il golf. Se ami il golf le palline spelacchiate le tiri, e come. Se ami il golf un putting green minuscolo basta per i tuoi scopi. E una zona approcci che avrebbe bisogno di manutenzione è comunque sufficiente, se ami il golf.

Del campo, delle nove buche che lo compongono non so dire ancora, non l’ho ancora visitato. Ma da ieri ho realizzato un mio sogno, giocare a golf nella mia seconda patria.

E tu, golfista itinerante, se mai ti troverai da queste parti vieni a farci un giro. La Balagna è un luogo di bellezza rara, e questo circolo ne è – per un golfista – il coronamento ideale.

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lug 20


Iniziamo da una considerazione generale, che poco o nulla ha a che vedere con il golf: dare avvio ad una attività d’impresa in tempi come questi, dove il “si salvi chi può” è la parola d’ordine e nulla puoi pretendere o sperare dalle istituzioni, è lodevole di per sé. A prescindere da qualunque altra considerazione.

Io da un anno circa ho un campo pratica praticamente attaccato a casa mia, tant’è che potrei andarci a piedi – e oggi ne parlo.

Il Golf Club Chieri, fondato da Beppe Marrone, golfista di belle speranze che poi è passato alle cose serie (a differenza di quelli come me che sono ancora lì ad inseguire le proprio leopardiane fole), è una bella maniera per avvicinare i neofiti al golf. (La prima volta che ci sono stato mi colpirono un padre con suo figlio: non sapevano colpire una pallina ma si stavano divertendo un mondo, e il golf è anche questo: padre e figlio che passano del tempo insieme divertendosi ed essendo felici di essere in reciproca compagnia.)

La politica molto liberale del circolo aiuta i curiosi di questo sport ad avvicinarsi al golf, e questa è una gran cosa.

Il campo è lineare, completo e ben fatto. Nella categoria dei campi pratica non sfigura di certo.

Mi ha detto Beppe (e condivido in pieno):

Se vogliamo portarlo avanti come sport bisogna partire con le nuove leve ed insegnar loro anche dei valori che ancora oggi nel golf esistono. Quando chiacchiero con loro ricordo sempre che è l’unico sport dove è il giocatore stesso che può e deve darsi una penalità. Non voglio fare il moralista, ma se questo può servire a educare meglio sono in prima linea. Già solo il fatto di salutare quando si arriva e quando si va via anche persone che non si conoscono è segno di educazione e buone maniere, che oggi “scricchiolano” un po’.

Insomma di campi pratica ce ne sono tanti, e a me sono tutti simpatici; non fosse altro per via del fatto che fanno da volano per chi vorrebbe cominciare ma non vuole spendere un capitale e magari è intimidito dall’atmosfera “altolocata” che si respira in alcuni circoli (che ciò non sia vero in tantissimi casi è secondario, se è vero nell’immaginario collettivo).

E chi è nei dintorni venga a farci un giro!

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giu 29


Il campo da golf di Cuneo, alla Mellana di Boves, è da anni per me l’epitome della tranquillità, della libertà e della felicità (golfistica, si intende; ma il discorso è ampio e si allarga a comprendere uno stile di vita).

Cuneo è il campo dove per la prima volta sono sceso sotto gli 80 colpi (2 agosto 2008, 1 birdie, 11 par e 6 bogey per un totale di 77) e – quello stesso giorno – per la prima volta ho raggiunto l’handicap ad una cifra (8,9). Feci 43 punti e ricordo il commento tra lo stupito e ammirato di una signora.

Cuneo è il campo dove ho fatto la mia prima, e per ora unica, buca in uno.

Cuneo era (ed è), per me, tra i campi più belli, un luogo dove ritorno sempre con estremo piacere.

A inizio anno il campo ha chiuso, per cambio gestione. Ciò mi rendeva triste. Ma la proprietà è riuscita a riaprire, esattamente un mese fa.

Con molti sforzi, si capisce: sono stato in settimana e la zona approcci sembrava una foresta, per dire (esagero un po’), ma il campo è a posto, pronto per gare e tee time.

Quindi il succo del discorso è chiaro: invito i miei venticinque lettori a giocare in questo campo; ed essendo qui, anche a godere delle bellezze che le montagne della zona offrono.

feb 11


Agadir, Golf Du Soleil e Golf Les Dunes, 7-14/02/2011

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feb 04


Domenica sera sono arrivato a casa con un risultato che gonfiava d’orgoglio il mio petto di golfista in erba: 13° nel lordo e 10° nel netto al Trofeo Sanremo; 79 e 75 i colpi tirati nei due giorni e handicap ritoccato verso il basso (4,7).

Della seconda giornata, soprattutto, conservo due sensazioni dominanti che descrivo a seguire.

La prima è relativa al tempo, che mi pareva non trascorrere: l’impressione è che la gara sia durata non più di mezz’ora. E qui probabilmente Einstein e la sua teoria della relatività avrebbero molto da insegnarmi.

La seconda è stata la mia calma olimpica dopo i colpi sbagliati. Non ho mai perso l’autocontrollo, e mi sono sempre messo di santa pazienza sul colpo dopo. In particolare il par 5 della 15 (la mia terza buca di giornata) – dove ho fatto doppio bogey con un paio di errori di troppo – avrebbe potuto essere fatale. Invece non mi sono innervosito, ma ho anzi proseguito con determinazione (nonostante un bogey alla buca dopo) con un birdie e una bella striscia di par. E a tale proposito mi sovviene Jovanotti che in Temporale dice:

L’invincibile non è quello che vince sempre
ma quello che anche se perde non è vinto mai

Questo perché gli errori sono inevitabili nel golf, ma il punto centrale è come noi reagiamo agli errori: passiamo subito allo stato dissociato, come se ci guardassimo da di fuori (“Sei uno stupido! Era il caso di buttarla in bunker proprio adesso? Scemo!”), oppure dimentichiamo quel che è stato, visto che al momento non c’è più nulla che possiamo farci, e ci concentriamo sul colpo successivo?

Fatto importante della gara di domenica: i salvataggi. Un punto fondamentale nel golf è salvare il par, ovvero usare il proprio piano B quando l’A non funziona. Ricordo in particolare due colpi: alla 5 col secondo sono andato lungo al green, il colpo era difficile perché la bandiera era di pochi passi dentro al green e in discesa. Lob e putt da un metro e rotti proprio davanti alla casa di Casera. Altro colpo, la buca dopo. Ho messo un ferro 9 da centro pista in bunker (sciocchezza, ok), un bunker altissimo da cui sono uscito col lob e poi ho salvato il par da un metro e mezzo in discesa. Daviquez!

Detto tutto questo, mi rendo conto che per me Sanremo – per tanti un campo normale – è un vero tempio del golf. (Mi sono fermato qualche secondo – c’era da aspettare – ad ammirare la scultura dedicata ad Aldo Casera all’uscita della 5.)

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gen 28


Domani inizia la patrocinata. Anzi, per me inizia oggi (ho la prova campo alle 13.30). Anzi, inizia adesso: sto partendo per andare là. Tra poche ore sarò in quel circolo, su quel campo.

E me ne avvicinerò con tanto rispetto.

Prima di tutto, rispetto dovuto alla storia cha Sanremo rappresenta.

Poi, rispetto per lo stile del circolo, per le persone che lo vivono e lo animano.

Poi ancora, rispetto per il campo: è un campo che conto di riuscire a domare prima o poi (a quando, Gianni caro, un giro in 69 colpi?) – sebbene fino ad ora abbia sempre vinto lui.

Infine, rispetto per il gioco del golf, per lo spirit of the game che nei prossimi giorni pervaderà quel luogo.

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giu 24

In questi sette anni di golf ho avuto modo di giocare in una quarantina di campi: non moltissimi, ma sufficienti per farmi un’idea. Il ragazzo vanitoso come un gatto che è dentro di me ha pensato allora di stilare una mia personalissima classifica dei 5 campi più belli, sulla scia di quel che avevo fatto tempo addietro per i libri, e prendendo a prestito il nome dalla Hot List di “Golf Digest”.

5. Les Dunes (Agadir – non mi risulta che abbia un sito), tipico campo da vacanza ma che per me ha un valore particolare legato alla buca 4, un par 5 che ricordo molto bene per aver messo in pratica alcuni insegnamenti dei miei maestri (lo stato associato, il calore del sole sopra di me, le sensazioni visive e così via).

4. Is Molas, Pula, tracciato relativamente lungo ma decisamente gradevole, splendido campo da campionato.

3. – I Ciliegi, Pecetto Torinese (potevo escludere il “mio” campo?), un 9 buche stretto e tecnico, perfetto per imparare a giocare a golf perché ti costringe a essere preciso con i ferri e soprattutto nel gioco corto.

2. Golf Club Cuneo, il campo dove per la prima volta sono sceso sotto gli 80 (77 per la precisione), e che trovo gradevole perché è largo, un campo per “picchiatori” ma che ti lascia giocare.

And the winner is…

1. Sanremo, che credo sia il primo campo a parte il mio circolo su cui abbia messo piede, e che adoro per la storia che rappresenta e per l’atmosfera di vero golf – “inglese”, vorrei dire – che vi si respira.

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