gen 20


Dove: Circolo Golf degli Ulivi, Sanremo.

Quando: sabato 4 e/o domenica 5 febbraio.

Cosa: gara individuale Stableford, 18 buche – 3 categorie.

Quanto: EUR 55 a giornata (green fee e iscrizione gara).

Premi, incentivi e aggiornamenti qui. Come minimo sarà una splendida due giorni di golf – ci vediamo lì?

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mar 04


Cominciamo proprio dall’inizio, dall’articolo 1:

Il Citielle Challenge Tour 2011 si articola su 24 gare.

Ventiquattro gare (erano diciassette l’anno scorso, dodici due anni fa). Io mi sono sempre chiesto come faccia l’amico Beppe Lazzarotto a organizzare un circuito del genere (sponsor, premi, segreterie eccetera) in tutti questi bei campi dell’Italia nordoccidentale; e intanto portare avanti un’azienda eccetera.

Non ho la risposta, ma la realtà è davanti ai miei occhi. Senza contare il punto più importante di tutti, i progetti per il Ciad e la Romania. Mi piace quel che fa, stimo la persona.

E quest’anno l’appuntamento è in campi come Garlenda, Castelconturbia, Torino, Cherasco, Biella, Margara, Tolcinasco, Varese, Villa d’Este, Royal Park – per fare qualche nome.

Mio caro Beppe: ancora una volta, chapeau.

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gen 28


Domani inizia la patrocinata. Anzi, per me inizia oggi (ho la prova campo alle 13.30). Anzi, inizia adesso: sto partendo per andare là. Tra poche ore sarò in quel circolo, su quel campo.

E me ne avvicinerò con tanto rispetto.

Prima di tutto, rispetto dovuto alla storia cha Sanremo rappresenta.

Poi, rispetto per lo stile del circolo, per le persone che lo vivono e lo animano.

Poi ancora, rispetto per il campo: è un campo che conto di riuscire a domare prima o poi (a quando, Gianni caro, un giro in 69 colpi?) – sebbene fino ad ora abbia sempre vinto lui.

Infine, rispetto per il gioco del golf, per lo spirit of the game che nei prossimi giorni pervaderà quel luogo.

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set 25

In questi giorni ho preso parte per la prima volta ad una gara ufficiale della Federazione, il Trofeo Glauco Lolli Ghetti a Margara.

Cornice (ovviamente) splendida, organizzazione impeccabile. Ci sono entrato come “wild card” – che di solito si danno ai ragazzi di belle speranze… – e di fatto il mio handicap (5,5 al momento dell’iscrizione) era il più alto o comunque tra i più alti del field. E già mi dava gioia e mi faceva onore la possibilità di competere con giocatori davvero bravi (c’erano dieci partecipanti con handicap inferiore a 1 e complessivamente 47 con handicap inferiore a 3).

Il primo giorno sono stato completamente immerso “in the flow”: 78 è stato il risultato finale (12 par, 6 bogey e handicap sceso per la prima volta sotto i 5). Mi sono goduto l’intera giornata, dove tutto mi veniva semplice e naturale. Il colpo che ricordo con maggior soddisfazione (drive for show, putt for dough) è un putt per il bogey alla 8 (la mia penultima buca), che seguiva un drive spedito in acqua a 50 metri dal tee [sic - quandocumque bonus dormitat Homerus], un ibrido e un ferro 4 per arrivare in green col quarto, a dodici metri dalla buca in leggera discesa. Studio il putt da davanti, da dietro, da destra, da sinistra: non penso a nulla (come il mago Walter quando il trucco gli riesce, per dirla alla Ligabue) tiro e la palla parte leggermente forte ma dritta come una spada… buca! Son soddisfazioni.

In classifica ero 28° nel lordo e 8° nel netto. Il che, su un totale di 90 partecipanti, non è affatto male.

Il secondo giorno – oggi – la musica, senza un motivo apparente (o forse sì, ma è facile spiegare i fenomeni dopo che sono successi, come ci insegna Nassim Taleb), è cambiata completamente: 87 colpi, con le prime 9 giocate alla viva il parroco e un recupero nelle seconde quando ahimé era troppo tardi.

Totale: 165 colpi complessivi, taglio a 158, domenica a casa.

Mio bilancio: assolutamente positivo, sia come esperienza che come handicap (-0,3). Da anima bella, sono felice.

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set 10


Ieri, sul tee della 18 in una gara al mio circolo, ero molto tranquillo: ero +2 in quel momento (2 birdie e 4 bogey), e per tutto il giorno avevo giocato tranquillo guardando le nuvole, conversando amabilmente coi compagni, sentito il fruscio delle foglie, goduto del calore del sole sulla pelle. Ero certamente in the flow.

La 18 da noi è un par 4 semplicissimo per gli handicap bassi, soprattutto con le partenze avanzate: bastano un ferro 4 o un ibrido davanti al secondo lago, un ferro 8 o 9, due putt e il par è praticamente assicurato.

Ho scelto di tirare l’ibrido – un Cleveland XLS monster HiBORE XLS 3i, 22° gradi di loft, di gran lunga il bastone più facile (a parte il putt) che io abbia mai avuto – come primo colpo, purtroppo chiudendolo e mandandolo inesorabilmente in acqua.

Ma la cosa bella – mi sono stupito da solo – è quel che ho detto appena è partito il colpo e mi sono reso conto di aver fatto un errore: “Non è da me”, detto in maniera assolutamente assertiva, tranquilla, semplice. L’insegnamento mi viene dal mio compagno di gioco di ieri e amico di infiniti giri ai Ciliegi: Massimo, ragazzo esuberante, simpatico e divertentissimo.

Il punto è che il flow, quando c’è, ti entra dentro e “ce l’hai” davvero. Alla fine è stato un prevedibile doppio bogey e quindi +4, ma ho mantenuto quella sensazione meravigliosa di poter controllare i miei movimenti e – cosa più importante – le mie emozioni. Insomma mente, corpo e cuore esistono in noi senza soluzione di continuità, e quando si allineano a laser il flow è (quasi) automatico.

Il tutto, sintetizzato per la giornata di ieri in quella frase: “Non è da me”. Grazie Max!

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lug 07

Prima di lasciare i miei bastoni a riposare qualche settimana e rinnovare lo spirito nella mia seconda patria, la Corsica, ho preso parte lo scorso fine settimana alla patrocinata di Castelconturbia, i cui risultati – quantomeno per me – si sono rivelati ancora una volta (casomai ce ne fosse bisogno) una metafora della vita.

Primo giorno: arrivo tutto caricato, faccio tutta la mia routine di preparazione tecnica e mentale (e il giorno prima avevo fatto la prova campo): col risultato che ne tiro 91, con un quadruplo bogey alla 17 dove tra il caldo e la mia incapacità di tirarmi fuori dai pasticci mi scappava persino la voglia di finire la gara.

Sono quindi in bassa classifica e senza nessuna speranza per il giorno dopo. Però la sfida con me medesimo è avvincente, non posso tirarmi indietro. La differenza è che la prendo mooolto più alla leggera: arrivo al circolo mezz’ora prima della partenza, non passo nemmeno dal campo pratica ma faccio solo qualche minuto di stretching, dieci minuti di putt e un po’ di preparazione mentale. Ed ecco i risultati:

colpi: 79 (1 birdie, 9 par, 8 bogey)
fairway: 62% (8/13)
GIR: 61% (11/18)
putt: 36 (di cui 3-putt: 3) [per me sono tantissimi – 5 sopra la media –, ma i green di Castelconturbia non sono una passeggiata di salute per nessuno]
punti Stableford: 38
nuovo handicap: 5,3

Quel che mi rimane di questa giornata è, in una parola, la sensazione di calma olimpica che mi ha accompagnato da appena sveglio al termine della competizione, quell’oggetto fantomatico, evanescente e meraviglioso che si chiama flow e che tutti i golfisti, consapevolmente o meno, ricercano sempre nelle loro prestazioni. Una metafora della vita, appunto.

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mar 22

Venerdì: prova campo a Rapallo in vista della patrocinata: tutto bene. Sabato: ne tiro 92 (no – van – ta – du – e). Domenica: mi sembra di essere andato meglio. Li conto: 92. Certo che per uno che vuole diventare pro nel 2012 c’è da lavorare…

Una sana iniezione di umiltà, quindi. Le patrocinate non sono comunque mai gare semplici, tant’è che io col mio risultato disastroso mi sono classificato cinquantesimo su un totale di 92 (aaargh! ancora quel numero!) partecipanti.

La presenza degli arbitri è stata molto discreta e appena avvertibile; ma sono stati comunque disponibili in caso di necessità. Il rough anche leggero era (giustamente) punitivo. A voler trovare un difetto, i green non erano al meglio; e non solo, o non soltanto, perché ho fatto complessivamente cinque volte 3-putt nei due giorni, che per me è un vero disastro.

In ogni caso, giocare in questo circolo storico ha sempre un fascino particolare, per l’atmosfera che lo circonda: e questa considerazione, dal mio punto di vista, supera qualunque frustrazione per un 3-putt o per un fuori limite.

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mar 02

Ritorna anche quest’anno il circuito che Beppe Lazzarotto organizza per gli amici (presenti e futuri). Diciassette appuntamenti nei campi più belli dell’Italia nord-occidentale, più una finale su due giorni al Castellaro: niente da dire, l’organizzazione è impeccabile.

Birra e sautissa non mancheranno di certo: la goliardia e l’amicizia si mescoleranno senza soluzione di continuità all’amore per questo sport.

Prima tappa sabato 13 marzo a Garlenda. Qui il calendario completo.

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gen 20


Campo pratica compie un anno! Già, esattamente dodici mesi fa lo inauguravo con un breve post sulla patrocinata di Sanremo che era imminente. E, come l’anno scorso, alla stessa maniera quest’anno si scaldano i motori per la prima patrocinata dell’anno, il medesimo Trofeo Sanremo che attendo con tanta ansia e gioia, perché quel circolo è probabilmente in assoluto il mio preferito, per l’atmosfera di storia mista a sport che si respira.

Ed è un compleanno Monster, perché ieri mi è arrivato il nuovo drive: Cleveland Hibore XLS Monster 2009, 9,5° di loft, canna stiff Fujikura Gold. È qui, ancora incellofanato sul mio tavolo di lavoro, pronto per essere provato nel pomeriggio in campo pratica. Dirò a breve le mie impressioni.

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set 14

Le patrocinate sono un tipo di gara differente rispetto a tutte le altre. Lo capisci subito, arrivando al circolo la mattina del primo giorno, per il silenzio che avvolge l’intero circolo. Sono una gara in cui gli handicap a due cifre sono di fatto estromessi.

E se noi, della montaliana razza di coloro che rimangono a terra, fossimo dei poeti (be’, un po’ ci sentiamo di esserlo, in realtà), saremmo i minori.

Ho partecipato lo scorso fine settimana al I Trofeo Lauretana, alle Betulle di Biella. Ero curioso di conoscere un circolo dove non ero mai stato, ma che è a solo un’ora da casa mia; un circolo che tutte le riviste dipingono non solo tra i più belli d’Italia, ma anche d’Europa e nel mondo.

Ebbene, il campo è splendido: chilometri e chilometri senza mai imbattersi in una casa, praticamente un giorno intero dove gli unici artefatti che incontri sono relativi al campo stesso.

E tutti i contatti che ho avuto col circolo – segreteria, bar, starter – sono stati assai cordiali e pieni di quello che per me è “semplice” bel deuit piemontese. Magari loro non saranno d’accordo sul punto; in ogni caso complimenti!

Il secondo giorno ho sperimentato un paio d’ore di assoluto flow: le prime sette buche in par lordo (un birdie, un bogey e cinque par), un’esperienza avvolgente in cui mi sentivo completamente sicuro dei miei mezzi, in cui ogni colpo era eseguito come si doveva, e dove anche le sbavature si dimenticavano in fretta. Esaltante. (Nota per me: il prossimo passo consiste nel portare quell’esperienza da 7 a 18 buche – un bell’obiettivo da raggiungere entro i miei 45 anni.)

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