dic 16

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Il golf decembrino è molto particolare. Le gare sono terminate da tempo, le sacche in sala sacche cominciano a sparire – giorno per giorno le vedi calare, come una marea che refluisce –, l’atmosfera si fa più ovattata. Particolare.

Mi sovviene un racconto di John Updike, di cui ho riportato qui alcuni brani.

Per me personalmente vuol dire però anche altre cose interessanti: per esempio la possibilità di servirmi del campo come un campo pratica per provare colpi che mi danno ansia o mi mettono difficoltà, o anche per semplice soddisfazione.

L’altro ieri, per dire: per la serie ansia ho tirato 17 palline come secondo colpo alla 7 (un par 5 da noi), non riuscendo a prendere un singolo green (e anzi perdendo due ProV1 – le undici palle da lago naturalmente le ho ritrovate tutte, è la legge di Murphy applicata al secondo colpo del par 5). Poi mi sono assolto pensando che ero troppo lontano, data la stagione.

Per la serie soddisfazione ho provato due volte il secondo colpo alla 2, un par 4 corto (per me è un pitch da 105 metri in salita), e il suono all’impatto del ferro con la palla mi dava un senso pieno di appagamento. La prima volta ho tirato 6-7 palle, la seconda 11. (Gran lavoro di livellamento pitch mark dopo, naturalmente.)

E ieri dopo il pilates avevo solo mezz’oretta, in parte spesa sul green della 9 a provare un putt con doppia pendenza. Ed è vero che i green adesso non fanno testo, ma avevo in mente un principio fondamentale per un golfista, di cui parlerò ampiamente il prossimo anno: che la pratica sia il più difficile possibile, in maniera che il campo diventi il meno complicato possibile.

Nel giro di pochissimi giorni arriverà il freddo reale, e poi il circolo chiuderà. Ma il dottor Seuss direbbe:

Don’t cry because it’s over. Smile because it happened.

Golf decembrino.

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nov 18


Lentamente. A fatica. Ma sta succedendo.

Da quest’anno il mio circolo pare aver puntato con decisione sui bambini, ragazzini e ragazzi. Lo si vede da segni piccoli, ma inequivocabili.

Per esempio, all’ultima premiazione (sabato scorso) uno scricciolino di sette anni ha vinto una sorta di coccodrillo copribastone come primo premio junior (e già il fatto che la categoria junior esista è un segno). E la sua felicità e il suo orgoglio nel ritirarlo, e nel mostrarlo il giorno dopo in campo pratica, erano tangibili. E contagiosi!

Molti pomeriggi di quest’anno sono stati segnati dal corso ragazzi. E un po’ di fastidio ai soci l’avranno dato, col loro vociare allegro e le movenze magari non compostissime, ma mi pare un prezzo basso da pagare in cambio di potenziali soci che arriveranno (e sono già arrivati).

E poi le scuole: quante classi hanno frequentato il circolo al mattino e si sono avvicinate, sia pure timidamente e tangenzialmente, al golf! Merito di professoresse e professori illuminati, della disponibilità del circolo, della politica della federazione.

Il golf in Italia sta cambiando (per fortuna). Da gioco elitario a sport per tanti (non per tutti, certo; ma per tanti), e le famiglie sono protagoniste in questo fenomeno, perché rappresentano comunque denaro che entra nelle casse dei circoli.

E poi, a ben vedere, un golfista in erba è un potenziale golfista per i settant’anni prossimi della sua vita, il notaio ottantenne ha – ahimè! – meno possibilità di contribuire alle finanze dei circoli.

Una nuova primavera, dunque. Degli altri circoli ignoro, ma ai Ciliegi son fioriti i bambini.

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ago 19


Questo post non è scritto per i golfisti.

Non è scritto nemmeno per chi non è interessato al tema.

È pensato per tutti coloro – molti più di quanti possiamo immaginare – che si trovano in qualche parte tra l’uno e l’altro estremo, persone che magari sì, potrebbero essere interessate a provare questo gioco/sport ma i costi sono elevati, ma ci vuole tanto tempo, ma e se poi mi prende? e così via.

Bene, per costoro c’è un punto importante da chiarire.

Il golf può significare cose diverse per persone diverse. Uno degli aspetti magici di questo sport è proprio il fatto che può essere fruito a livelli molto diversi di abilità, età, impegno. È uno sport per tutte le età.

È un fatto che il golf non può – non potrà mai – essere uno sport economico, perché la manutenzione dei campi costa parecchio e perché richiede spazi ampi. Tuttavia si può iniziare a praticare con cifre relativamente contenute, nell’ordine dei 3-400 euro, il che permette di capire se è uno sport che può interessare e quindi poi, eventualmente, procedere con i passi successivi. Si può giocare a golf spendendo mille euro l’anno: certo il calcetto costa meno, ma non è una cifra impossibile.

Ma soprattutto vorrei che fosse chiaro che non vale l’identità (pericolosa, fuorviante e sbagliata) che il golf è uno sport d’elite, praticato da persone con la puzza sotto il naso, da nobili perdigiorno e così via. Questo è un tema che si ripropone più volentieri d’estate, quando è più facile associare per esempio la Sardegna ad un certo tipo di turismo e così via.

Naturalmente il golf è fatto anche di queste situazioni. Ma l’altro ieri, tanto per dire, al mio circolo c’era un ragazzino – dodici anni – che ha passato il pomeriggio da solo in campo pratica, tra swing e approcci e putt. Io ho trent’anni e passa più di lui e faccio la stessa cosa. Per me – e per tanti, tantissimi altri come me – questo è il golf: sportmanship, sfida con se stessi e con gli amici, percorso di tecnica e conoscenza – non aperitivi verso sera in luoghi esclusivi.

Che si sappia.

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giu 17

Adoro l’atmosfera silenziosa e concentrata dei tornei professionistici di golf! Venerdì scorso ero all’Open, ecco qualche impressione.

Se chiudo gli occhi il ricordo primo che ho dentro di me è sonoro: il suono delle palline scagliate con perizia e precisione a rompere il silenzio. Già, perché una palla presa nello sweet spot fa una bella differenza: il suono è pieno e definito, dà soddisfazione anche solo a sentirlo.

Non ho voluto seguire i grandi nomi perché mi pare scontato: ho scelto una terna – Joel Sjöholm, Mikko Korhonen e Mark Haastrup – di sconosciuti al grande pubblico, e li ho seguiti per le seconde nove.

Nessuno di loro ha passato il taglio, sia pure di poco. La cosa che più mi piaceva era che per la maggior parte delle buche sono stato l’unico spettatore.

Alla 15 Sjöholm spedisce il suo drive un chilometro sulla destra, di fatto sul tee della 4, tant’è che ha dovuto aspettare che si liberasse per poter fare il secondo colpo; e ricordo distintamente il caddie che correva verso la zona dove la palla era atterrata, sulle spalle la sacca da tremila chili, per evitare che qualche spettatore la prendesse con sé come souvenir. Ottimo recupero da 130 metri (non dobbiamo mai dimenticare che una delle differenze tra noi e loro è che loro possono mandare la palla in bosco, ma il par salta fuori praticamente sempre).

Alla 17 ancora Sjöholm sbaglia il putt per il par e scaglia arrabbiato la palla in rough.

Sul tee della 18 siamo quasi amici, anche se non ci siamo mai parlati. Il caddie di Haastrup
mi lancia la ProV1x del suo giocatore. Sorrido come un bambino felice.

Finito il loro giro mi siedo davanti al putting green. Entra Manassero con due palline e le mette giù. Sbaglia *8 putt di fila* da tre metri. E io penso che qualche speranza per noi c’è ancora.

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apr 22


Sette pagine (96-102). A tanto ammonta lo spazio dedicato sull’ultimo “Golf Digest” a Matteo Manassero (l’articolo non è disponibile sul sito, ma qui ci sono alcuni scatti correlati).

Ora, noi non scopriamo nulla di nuovo, ma è significativo che la rivista di golf più diffusa al mondo dedichi tanto spazio ad un giovane emergente, a qualcuno che proviene da un paese che, visto dall’America, era fino a ben poco tempo fa era assai lontano e comunque in nessuna maniera associato al golf.

E si tratta di una notizia non di poco conto, se Alberto Croze gli dedica l’intero editoriale dell’ultimo “Il mondo del golf”, ponendo il luce l’aspetto sportivo (ovviamente), ma anche le ricadute in termini di sponsorizzazioni per i giocatori e, più in generale, i benefici derivanti al golf italiano nel suo complesso:

La prospettiva che i nostri giocatori migliori producano guadagni simili a quelli dei giocatori di Paesi evoluti è una cosa che fa bene in primis al loro portafoglio, ma soprattutto al nostro sport, che è in crisi e ne ha un bisogno pazzesco.

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nov 12


Forse dovrei considerarlo un fatto normale, ma mi ha un po’ disturbato il silenzio quasi totale degli organi di informazione generalista domenica, rispetto alla notizia della vittoria di Francesco Molinari all’HSBC di Shangai; anche perché non è un episodio isolato, ma il coronamento di una stagione che per il golf italiano si può definire come l’annata 1990 per il Barolo, ovvero eccezionale.

Tuttavia, il passo successivo è stato pensare ai motivi di questo silenzio. Evidentemente il golf non fa abbastanza audience. E non fa audience, ovvero non vende – presso il grande pubblico almeno -, in primo luogo per i costi, che obbiettivamente (purtroppo) non sono alla portata di tutti.

Ho pensato allora a tre soluzioni possibili per uscire da questo impasse (non dubito che ce ne siano molte altre, ma queste sono quelle che mi sono di primo acchito venute in mente):

- il golf nelle scuole;
- il golf a costi accessibili;
- il tesseramento libero.

Vediamole.

Il golf nelle scuole
Nella scuola di mia figlia, che ha iniziato le medie, c’è un programma che prevede che gli alunni delle seconde accedano per un paio di pomeriggi ad una struttura golfistica, dove un maestro spiegherà loro i rudimenti del golf e farà provare qualche colpo.
Problema: si tratta di iniziative sempre legate alla buona volontà dei docenti.
Soluzione: le famiglie possono richiedere progetti di questo genere (obiettivamente non possiamo aspettarci molto dalla scuola, ma certamente molto dalla buona volontà di insegnanti spesso appassionati nel loro lavoro).

Il golf a costi accessibili
Mantenere un campo da golf è un costo non indifferente. Esistono tuttavia molte strutture dove ci si può avvicinare a questo sport a prezzi contenuti, come per esempio i campi pratica promozionali: il golf allora costerà meno di una palestra. Per inziare è più che sufficiente, poi la passione suggerirà i passi successivi. Ecco un paio di esempi che conosco:
- Ca’ Laura (ne avevo parlato qui e qui), perfetto esempio di struttura golfistica che si fonde senza soluzione di continuità con un paesaggio incantevole;
- il Golf Club Colonnetti, dove con poche centinaia di euro si può praticare tutto l’anno.

Il tesseramento libero
Ovvero la possibilità per chi inizia di pagare solo i 75 euro di tessera federale (20 per i ragazzi) e così sostenere ogni volta il costo del singolo green fee o del singolo ingresso al campo pratica, senza dovere quindi investire grandi somme in una quota di circolo. I dettagli qui.

Altri suggerimenti?

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ago 05

In tutti questi anni il mio “modello” di golfista è stato Tiger Woods: scontato, probabilmente, ma mi ha sempre affascinato la sua forza mentale, la sua capacità di credere in sé stesso e di pensare di potere comunque farcela. (Sto parlando del campo, ovviamente, quello che fa altrove non mi interessa.)

La stampa, dopo lo scandalo dello scorso inverno, l’ha dipinto come il cattivo della situazione: e questo fatto non mi è mai piaciuto, né ho mai capito veramente perché una persona tanto idolatrata viene da un giorno all’altro scagliata nella polvere senza pietà.

Leggo ora un’intervista di Hank Haney sull’ultimo Golf Digest che mi sembra, in una parola, brutta. Con la premessa che noi comuni mortali possiamo sapere ben poco del rapporto professionale tra Tiger e il suo maestro, leggo delle dichiarazioni che mi sembrano quantomeno mancare di stile.

Per esempio, alla domanda su che cosa gli avesse detto Tiger la prima volta che si sono parlati dopo che Haney gli aveva fatto sapere (tramite sms, tra l’altro) che recedeva dall’incarico, il maestro risponde:

He thanked me for all the hard work I did, and he told me how much he thought he had improved his game and his understanding of it.

E io davvero non me la vedo, questa scena. Più sotto dice:

I always tell the truth.

Chissà perché mi viene in mente quel giochino per la mente del tale che dice: “Io mento sempre”?

E alla domanda di quando ha parlato a Tiger per la prima volta dopo l’incidente, risponde:

I texted him but got no response. I think his phone was shut off almost immediately. I got a text message at the end of December some time. I got maybe another text after that, and then a phone call in February when he started playing again.

Io qui non capisco, ma il tutto mi suona quantomeno vagamente stonato. Adoro questa rivista, ma non è tutto oro quel che pubblica.

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apr 22

Grazie a Paola Parmendola e al suo blog scopro che, come è capitato a lei, anche a me è successo che un signore, tale Francesco Nicoletti, ha preso miei post da questo blog per metterli sul suo (Paper Tiger e Il golf come metafora della vita, che avevo pubblicato rispettivamente il 5 giugno e il 30 novembre 2009).

Gli ho scritto, chiedendogli di rimuoverli. Non mi ha risposto, né li ha rimossi.

Mi sembra un’operazione più ingenua che altro, ma comunque non nascondo un senso di fastidio perché per me lo scrivere è orgoglio e mestiere, atto pubblico e privato nello stesso tempo: comunque operazione che ha delle regole ben precise che vanno rispettate in ogni caso, come le regole del golf.

La mia conclusione è che non solo il golf è metafora della vita, ma anche la vita è – a volte – metafora del golf.

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mar 30

L’ultimo numero di “Golf Digest” dedica un articolo con foto di una pagina intera ai fratelli Molinari.

Lo trovo un accadimento significativo, soprattutto considerando il fatto che – vista dall’America – l’Europa appare molto piccola: figuriamoci l’Italia. Già, tra le altre cose l’autore, Dave Kindred, dice che ciò che è successo a Edoardo dopo il Masters di quattro anni fa non lo sa praticamente nessuno.

Eppure il mondo americano del golf, ora che il suo re ha, almeno temporaneamente, abdicato, è alla ricerca spasmodica di storie da raccontare, di miti, di novità e di sorprese. Ed Edoardo e Francesco sono un tipico esempio di “prodotto” che attira il pubblico americano.

Tutto ciò è positivo innanzitutto per loro, che lo strameritano, e poi per il golf italiano. Di certo è un’occasione per fare un salto in avanti, quantomeno in termini di tesserati.

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gen 20


Campo pratica compie un anno! Già, esattamente dodici mesi fa lo inauguravo con un breve post sulla patrocinata di Sanremo che era imminente. E, come l’anno scorso, alla stessa maniera quest’anno si scaldano i motori per la prima patrocinata dell’anno, il medesimo Trofeo Sanremo che attendo con tanta ansia e gioia, perché quel circolo è probabilmente in assoluto il mio preferito, per l’atmosfera di storia mista a sport che si respira.

Ed è un compleanno Monster, perché ieri mi è arrivato il nuovo drive: Cleveland Hibore XLS Monster 2009, 9,5° di loft, canna stiff Fujikura Gold. È qui, ancora incellofanato sul mio tavolo di lavoro, pronto per essere provato nel pomeriggio in campo pratica. Dirò a breve le mie impressioni.

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