Mag 22

Roberto Guarnieri
Ho scambiato qualche mail con un lettore occasionale di questo blog, Roberto Guarnieri, tramite le quali ho capito che ha parecchie conoscenze sia nel campo dell’alimentazione durante la gara che della preparazione atletica per il golfista. Dal momento che vedo questo blog come uno strumento per condividere conoscenze e opinioni, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione e gli ho chiesto di scrivere un post su questi argomenti. Detto fatto, il post è qui a seguire – con un caloroso grazie al nuovo amico Roberto.

Viene un momento nella nostra vita golfistica in cui non si riesce a capire come mai in quel par 3 dove prima bastava il ferro sette ora con lo stesso ferro sono più le volte in cui non ci si arriva che quelle in cui mettiamo la palla in green. Molto probabilmente il problema ė da ricercare nella nostra carta d’identità: è la nostra data di nascita. Con l’invecchiamento il nostro fisico perde in elasticità e i muscoli diventano meno potenti. Ci riesce difficile ammetterlo ma purtroppo è così; a parte che per Fred Couples, il mio idolo di sempre, che sembra avere uno swing che non invecchia mai. È stato un piacere le scorse edizioni vederlo competere al Masters per i primi 3 giorni contro gli young guns e poi mollare per i soliti problemi di schiena che lo hanno afflitto per tutta la carriera, con lo stesso swing del 1992 – anno in cui il Masters lo vinse.
Fred Couples
Beh, a parte i problemi di schiena che ci possono avvicinare a “Freddy”, purtroppo per noi comuni mortali non funziona così. Un piccolo riscontro mi viene da una chiacchierata fatta qualche tempo fa con l’amico Baldovino Dassù, il quale mi confessava che da qualche anno a questa parte perde in velocità di swing quasi un miglio l’anno. (Giusto per dovere di cronaca occorre comunque ricordare che il “vecchietto” si ė permesso di ritoccare in una pro am lo scorso anno il record del campo del Golf Club Bologna.)

Quindi comunque sia anche i ricchi piangono. E noi? Noi per limitare questo decadimento o per i più giovani per migliorare le performance sul campo abbiamo a disposizione alcuni strumenti. L’argomento ė vasto, perciò mi limito a suggerire ciò che faccio io sperando di dare qualche spunto.

Innanzitutto non trascurate la tecnica: il vostro swing ė in continua evoluzione, quindi scegliete un maestro del quale vi fidate e di tanto in tanto fate un check-up.

Per quanto riguarda alimentazione e fitness, si tratta di due ambiti che fino a qualche tempo fa non pensavo potessero tornare utili al mio gioco. Ma andiamo per ordine.

Alimentazione: durante le 18 buche stiamo a spasso per circa cinque ore, magari sotto il sole. L’idratazione ė importante: io personalmente cerco di bere ancora prima che mi venga sete, come regola quando fa caldo bevo almeno due litri d’acqua a giro (due bottiglie da mezzo litro nelle prime nove e due nelle seconde).

Cerco di non avere cali glicemici assumendo cibi facilmente assimilabili e leggeri che abbiano un effetto immediato. I modi sono svariati, dalla frutta alle barrette energetiche. Un amico professionista in gara mangia una mela ogni quattro o cinque buche; io ci ho provato ma lo trovo scomodo. Ho ripiegato sulle barrette energetiche (nei supermercati se ne trovano di tutti i tipi). A queste aggiungo una banana e della frutta secca. Tutto ciò serve ad arrivare alla fine del giro ancora lucidi.

Fitness: miglioriamo la tenuta fisica per non arrivare “morti” alla 18 ma anche per eseguire meglio lo swing andando a lavorare sui muscoli che servono. A tale scopo ci sono miriadi di esercizi, io cerco di utilizzare il meno possibile macchine a favore di esercizi a corpo libero di tipo pliometrico o cinestetico (con Bosu, swiss ball e palla medica) che servono a migliorare la forza esplosiva.
elastici
Il tempo da dedicare alla forma fisica dipende dalle nostre possibilità; personalmente faccio circa tre sedute in palestra alla settimana. Per chi non riesce ad andare in palestra oltre l’utilizzo degli esercizi a corpo libero consiglio gli elastici (io uso questi e questi), peraltro comodi anche da portarsi dietro quando si viaggia.

Sul web ormai troviamo programmi di allenamento di molti campioni, non ultimo quello di Rory McIlroy; ma cerchiamo di stare con i piedi per terra. Sono cose bellissime per chi le fa a tempo pieno, un po’ meno per chi ha un altro lavoro. Lo scorso autunno ho avuto la possibilità di dare un occhiata al programma di allenamento di un pro: era diviso in tre parti (massa, potenziamento e velocità) e per seguire quanto richiesto servivano un’ora e mezza o due, fatte quasi tutti i giorni della settimana.

Concludendo cerchiamo di fare degli esercizi per noi che amiamo questo sport ma lo giochiamo la domenica anche se nel migliore dei modi, facciamoci fare una scheda da un preparatore e ogni tanto la aggiorniamo. Una nota dolente: essendo il golf uno sport non molto popolare in Italia, i preparatori sono difficili da trovare.

Ago 29

Rory
Prendo spunto dal suggerimento di Mauro, uno tra i più affezionati lettori di questo blog:

si vede che la mia vita sedentaria e la totale assenza di esercizio fisico non giova alla mia scarna muscolatura… resto in attesa di un tuo post sugli esercizi da fare per potenziare il mio fisico… 😉

Ci ho messo un po’, ma ecco a seguire alcuni spunti.

1. La corsa. Assolutamente la corsa. La prima volta che ho (ri)iniziato a correre, qualche anno fa, ho corso forse per mezzo minuto, e già mi pareva tantissimo. Ora correre un’ora è il minimo sindacale, e la mezza maratona (21,097 km) è la mia distanza ideale, che completo in qualcosa più di due ore (a ritmo quindi blando ma senza interruzioni).
Tutto questo si traduce in benefici grandissimi sul campo: se un tempo arrivavo alla 18 provato, ora finito il giro sono un pochino stanco (com’è ovvio), ma potrei proseguire tranquillamente.
Una parola di cautela, tuttavia: la corsa ha le sue trappole – il cuore –, dunque per intraprenderla in maniera costante (e progressiva) è assolutamente d’obbligo una visita medica specifica preventiva. Il costo si aggira sui 40 euro, io l’ho fatta qui (per ragioni d’affezione), ma nei pressi di Torino si può fare ad esempio qui. Dura un’oretta, si passa da diversi specialisti e alla fine, oltre all’ovvio certificato (che dura un anno), si ottiene una scheda con tutti i propri dati. Quest’anno è stato particolarmente soddisfacente, per me: i dottori mi hanno fatto i complimenti per la mia forma, e soprattutto è scomparsa quell’odiosa dicitura, “sovrappeso”, che mi ha accompagnato da quando avevo sei anni forse. (Tra golf e corsa eccetera oggi, alla soglia dei 47 anni, peso 12 chili in meno di dieci anni fa e sono nella mia massima forma possibile – sono lento in tutto, me ne rendo conto; ma chi pensa che la frutta maturi tutta insieme come le ciliegie non sa nulla dell’uva.)

2. Il pilates. Ho cominciato questa attività, che mescola esercizi fisici in palestra e respirazione, qualche anno fa, e da allora l’ho praticata con regolarità un’ora la settimana sotto la guida esperta del mio trainer (suvvia, Luciano è ormai un carissimo amico per me). Benefici: aumentata consapevolezza della mia muscolatura e dell’importanza della respirazione nell’attività fisica.

3. Lo yoga. Me ne sono avvicinato da poche settimane e dunque lo conosco poco. L’abbrivo viene da questo libro (lo recensirò in uno dei prossimi “Golf Today”). La cosa che mi ha colpito è che gli esercizi sono decisamente fisici, ovvero che la muscolatura è molto coinvolta e sollecitata (io mi immaginavo invece esercizi al limite dello “spirituale”). Lo trovo un utile e ideale completamento del pilates.

4. I piccoli esercizi costanti. Di fatto tutte le sere prima di cena faccio un certo numero di esercizi. A volte ciò mi prende qualche decina di minuti, altre volte anche solo un paio. Anche solo due-tre esercizi quindi: ma il punto è che questa attività è per me costante, ovvero è ormai un’abitudine impiantata dentro di me, quasi come lavarsi le mani prima dei pasti. E questo è l’importante, perché l’esercizio fisico è utile se continuativo, non un qualcosa di relegato ad un momento specifico: quasi come fosse un’estensione della propria vita.
(Mauro: per me questi due ultimi punti sono anche un gioco che faccio con mia figlia piccola, e lo trovo – oltre che utile, ovviamente – splendido nella sua semplice candidezza.)

5. Il camminare. Be’, non c’è molto da dire sul punto. A volte cammino per otto ore di fila (mi accade qui in Corsica, per esempio, e in mezzo a panorami di una bellezza indescrivibile); ma senza arrivare a questi estremi, una mezz’oretta di camminata tutti i giorni è un beneficio certo.

Altre attività possibili sono moltissime, ovviamente (in questi giorni di vacanza io ho ad esempio iniziato, in maniera molto informale e tranquilla, la canoa – a settembre ho in programma un corso per impararne davvero i rudimenti). Io ho parlato di quelle che conosco meglio perché le pratico con regolarità, ma il punto fondamentale è che il movimento ci deve accompagnare lungo la nostra vita, perché questo è un beneficio sì per il nostro golf, ma soprattutto per il cuore, per il benessere e in generale per la salute.

Lug 26

running
Questo è un post che parla solo tangenzialmente di golf. O meglio, in realtà ne parla; il fatto è però che la forma fisica è troppo spesso sottovalutata nel campo del golf. Se ciò ha un fondamento medico-scientifico (il certificato di idoneità agonistica vale per esempio due anni nel golf, ma solo uno nella corsa e in tantissime altre discipline), è un fatto altrettanto incontestabile che la forma fisica ha un vantaggio immediato e diretto sulle prestazioni golfistiche.

Nei miei primi anni di golf la pratica sportiva al di fuori del golf medesimo mi era sostanzialmente sconosciuta; sono diventato bravino senza poter considerare il mio sport adorato un vero sport. Ero preciso, certo; ma quanto resistente allo sforzo?

Poi, anni dopo, in maniera molto casuale, mi sono avvicinato al pilates, alla palestra e infine alla corsa. Oggi queste attività fanno parte integrante della mia routine settimanale, al punto che mi sentirei stranito e fuori posto se saltassi la corsa per più di due-tre giorni di fila, tanto per dire. (Corri ragazzo, corri.)

Il risultato è che ora, al termine di 18 buche, sono sì stanco, ma potrei tranquillamente continuare, mentre fino a tre anni fa circa arrivavo alla 18 con la lingua generalmente per terra.

La cartesiana conclusione è che la forma fisica è imprescindibile per ottenere l’eccellenza nel proprio golf, ovvero per diventare il golfista migliore che tu possa diventare.

Mag 31

Golf Fitness Training
Segnalo volentieri questo blog del pro Giorgio De Pieri. Lo conobbi qualche anno fa ad una patrocinata che ebbi l’occasione di fare con lui – una delle sue ultime gare da dilettante, suppongo –, e ricordo distintamente la sua attitudine già da professionista che aveva allora: che le cose andassero bene o male, il suo atteggiamento non mutava. Era un chiaro segno che, dentro di lui, anche da dilettante era già professionista.

Ora in questo suo diario racconta due cose soprattutto: la preparazione atletica e l’alimentazione per il golf (settori che sono troppo spesso trascurati dai golfisti) e la sua esperienza come caddie di Matteo Del Podio.

Si può essere d’accordo o meno con alcune sue opinioni (una per tutte: lui sostiene che il caffè a colazione prima di una gara vada assolutamente eliminato, cosa che trovo quantomeno discutibile), ma i suoi pareri sono certamente documentati e argomentati, dunque val la pena seguirlo.

Del resto la preparazione atletica (e alimentare) per il golf è un argomento troppo importante per essere lasciato da parte: un golfista seriamente intenzionato a migliorare, davvero deciso a esplorare i limiti e le possibilità del suo gioco, non può prescindere da un’alimentazione e da una preparazione atletica corrette ed equilibrate. (Che poi questo risulti in benefici per la salute è “solo” un piacevole effetto laterale.)

Quindi, caro Giorgio, aspettiamo altri tuoi post!

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