giu 06

La gara ai Ciliegi, ieri, non era cominciata nel migliore dei modi: par – bogey – bogey, ma io ero comunque tranquillo. Un birdie alla 7 e il par alle altre buche mi fanno arrivare alla 9 con un risultato di +1 lordo (-3 netto). Sono tranquillo.

Alla 10 un legno 3 dal tee tirato male provoca un altro bogey, e alla 11 comincio ad avvertire netta la stanchezza. Una provvidenziale banana – le banane contengono potassio – mi porta del sollievo. Sono calmo, il campo mi sembra facilissimo, tutto mi riesce come voglio.

Seguono alcuni par e un birdie alla 14. Alla fine della 15 intuisco di essere già a 36 punti stableford, e che tutto quel che verrà in più sarà come manna dal cielo.

Alla 16 la scelta è se rischiare per il birdie o giocare per il par in sicurezza: opto per la seconda via. Par alla 17, arrivo alla 18 senza sentire stanchezza o pressione: è come se i colpi partissero da soli. Col ferro 4 dal tee sono in centro pista, a 110 metri dalla bandiera. La scelta è tra un 52° tirato al massimo o un pitch controllato: il pitch mi dà in quel momento più sicurezza. Due prove e via: la palla atterra a 50 centimetri, si ferma a 30 centimetri dall’asta. Tap in, birdie, 72 colpi. Mi godo il momento, la pace interiore dentro di me; tanti amici si complimentano e mi sento appagato e felice.

I dati:
- colpi: 72 (3 birdie, 12 par, 3 bogey)
- fairway presi: 8/14
- green in regulation: 12/18
- putt: 28 (di cui 3-putt: 1)

I crediti: in campo c’ero io, ma di primo acchito mi vengono in mente almeno tre fattori ausiliari:

- il mio maestro, il suo supporto e i consigli che mi dà da oltre un anno e mezzo;

- Giuseppe Lazzarotto, che amichevolmente potrei definire “il re della sautissa” per lo spirito allegro e goliardico che anima il suo circuito golfistico, che ieri ha giocato con me ed è stato un compagno tranquillo e brillante;

- Gabriele, il nostro greekeeper, che ha preparato un campo magnifico.

Non dimentico neanche le lunghe – e per me assolutamente divertenti – sessioni in campo pratica, le oltre mille palle che tiro al mese in quel luogo che è diventato una sorta di seconda casa per me.

Nei prossimi giorni penserò a obiettivi nuovi, al futuro, all’handicap che adesso è di 5.7; ma per ora mi godo il momento e le sensazioni di una gara memorabile.

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feb 24


Roberto Cadonati, che è un illustre docente di psicologia e autore di numerosi libri in tema di psicologia sportiva e non (ma per me rimane soprattutto un amico), mi ha fatto questa osservazione durante una sessione in campo pratica nei giorni scorsi.

Coincidentalmente, la stessa cosa mi è stata fatta notare dopo tre buche da un caddie che non mi aveva mai visto prima. Relax! Quel mio atteggiamento teso e competitivo si nota parecchio, quindi. Evidentemente Roberto ha ragione.

Questo lungo preambolo per introdurre la mia seconda clinic ad Agadir, tenuta dal maestro e amico Andrea De Giorgio, che è stata un’esperienza funestata dalla pioggia (cinque giorni su sette) ma non per questo meno appassionante.

Non che gli scrosci continui abbiano fermato il mio desiderio di praticare a oltranza; anzi alcuni compagni si chiedevano come facessi a passare tante ore sotto la pioggia in campo pratica. (La risposta è una sola e molto semplice: la passione. Anche se confesso che l’ultimo giorno, col prossimo pullman ben di là da venire e nient’altro che pioggia intorno a me, è stata dura.) E pur tuttavia, appunto, non siamo sempre alle Olimpiadi: questa settimana è stata dunque l’occasione per stare in compagnia di persone piacevoli e divertenti.

Ammetto che io sarei piuttosto monotematico, e i miei discorsi in un contesto del genere verterebbero quasi esclusivamente sul golf. (Una frase mi risuona in testa, pronunciata con pieno accento scozzese: “He finishes with birdie – birdie to go 6 under par”. La tengo come una sorta di grido di battaglia per le prossime avventure sul campo.) Ma la compagnia di persone allegre e gradevoli mi ha confermato che, per questa volta almeno, le cose sono andate bene lo stesso anche senza aver pensato di essere alle Olimpiadi.

Grazie Roberto, grazie Andrea, grazie Alessandro.

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feb 08


Può capitare che non sia il più forte a vincere una gara testa a testa. A volte può bastare un rimbalzo traditore; anche se non credo al concetto di fortuna nel golf, e penso piuttosto che sei tu medesimo che prepari le condizioni affinché un rimbalzo traditore ti sia di aiuto. E ieri, nella luce declinante di Dubai, è successo qualcosa di magico.

Miguel Ángel Jiménez detto el mecánico (per la sua nota passione per la automobili, ma anche per la precisione nel gioco corto – da cui l’affettuoso nome di “Mister Precisino” affibbiatogli da Mario Camicia), 46 anni compiuti da poco, ha sconfitto alla terza buca di spareggio all’Omega Dubai Desert Classic il ben più quotato Lee Westwood. Ecco come io ho vissuto quelle tre buche.

Alla prima (la 18, par 5 di 516 metri), il drive di Westwood era kilometrico, anni luce più avanti di quello del suo avversario, che ha “fatto lay up col drive”, per usare le parole di Camicia. Col secondo Westwood è arrivato nel rough a bordo green, mentre Jiménez non è finito in acqua col terzo per non più di mezzo metro. Però ha fatto approccio e putt, cosa che all’avversario non è riuscita.

Alla seconda (sempre la 18), il drive di Westwood era – se possibile – ancora più lungo del precedente, mentre Jiménez è finito nel rough profondo, tanto che ha tirato un legno di terzo, finendo in bunker. Da lì ha fatto un’uscita bruttina, ma ha ottenuto il 5 con un putt di 4 metri e passa. Westwood ha fatto la fotocopia della buca precedente.

Alla terza buca di spareggio (la 9, un par 4 di 423 metri), il legno 3 di Westwood è in centro pista, mentre il drive di Jiménez è nel rough a sinistra. Entrambi mettono il secondo nel rough – impestato – a bordo green. Però Jiménez fa approccio e putt, mentre a Westwood questo non riesce. Gara finita.

Ripensando a quel che ho visto, ho cercato di trarne delle conclusioni. Questo episodio può insegnarci qualcosa? Secondo me, sì (a me, quantomeno). Fondamentalmente che fare leva sui propri punti di forza, lasciando da parte le debolezze, è una strategia vincente (nel golf come nella vita). Westwood può dare tranquillamente 40 metri a Jiménez nel drive, senza contare che può mettere la palla molto più facilmente in centro pista, ma alla fine le gare si vincono imbucando i putt da 4 metri, facendo approccio e putt. Non per niente si dice drive for show, putt for dough.

È stato fortunato il vincitore? Gli invidiosi diranno certamente di sì (l’approccio alla prima buca di spareggio poteva tranquillamente finire in acqua, tanto per dire). Ma a parer mio le cose capitano sovente per caso; essere preparati non è tutto, ma certamente aiuta (questo è, tra parentesi, uno dei concetti cardine del libro che sto scrivendo).

Il golf è così appassionante perché è una perfetta metafora della vita, e quel che è successo ieri ne è una (valida? modesta?) prova.

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nov 30


Sul tee della 18 a Mission Hills, ieri, c’era da soffrire. Quando Francesco ha messo il suo drive in centro pista (in un punto dove l’atterraggio non è di certo largo), una quindicina di metri più avanti di quello degli irlandesi (che oltretutto era nel primo taglio), ho pensato che era quasi fatta.

Poco dopo, il putt di Stenson ha fatto un giro di 180° ed è rimasto lì, quasi che la pallina avesse una vita propria. L’Italia era un po’ più vicina al titolo.

Poi però McIlroy mette l’approccio in green, a 6-7 metri dalla buca. E soprattutto Edoardo, forse per l’adrenalina (ha detto Camicia) o forse per l’emozione (penso io), apre il colpo e il suo approccio – avrà avuto un ferro 7 – finisce in bunker a destra, poco oltre l’altezza della buca.

Allora ho pensato cacchio!, sta’ a vedere che gli irlandesi imbucano per il birdie e noi facciamo bogey, ci scavalcano alla 72 e addio sogni di gloria.

Poi però Francesco, solido come un granito, fa un gran colpo assolutamente magnifico (si è sentito già dall’impatto molto “sabbioso”), soprattutto considerato il momento, e la pallina è a 90 centimetri dalla buca.

Patta McDowell, la palla si ferma a pochi centimetri. Edoardo consulta il fratello, ma quel putt era dritto. Dentro in buca, centrale. Campioni del mondo! Mario Camicia e Silvio Grappasonni in piedi, quasi non riuscivano a trovare le parole, Edoardo corre incontro al fratello e lo travolge in un abbraccio liberatorio. “Grande!”, si sente. Mitici!

E anche nelle interviste per la televisione i due fratelli d’Italia se la cavano bene: un inglese pulito e chiaro, sono orgoglioso anche per questo.

Wow!

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ago 28

… le cose sono andate mooolto diversamente:

- 79 colpi (1 birdie, 11 par, 4 bogey e 2 doppi bogey)
- FH 57%
- GIR 44%
- 28 putt

Risultato: 41 punti, e l’handicap è sceso a 7,9. L’obiettivo per l’anno in corso è sempre ambizioso ma si avvicina.

Sensazioni della giornata: calma olimpica per tutto il tempo, anche dopo errori da principiante (alla 7, par 3, dal rough ho mandato la palla avanti di 5 metri in bunker, ma poi da lì ho imbucato) e in seguito a quella che potrebbe essere definita “sfortuna” (alla 17 un drive di 250 metri entra per non più di 30 centimetri in bunker: uscita lunga in green, due putt per il par e via verso la buca dopo); padronanza del gioco, benessere, gioia.

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ago 24

Ieri, gara a Is Molas, i putt non volevano saperne di entrare. Terminata la 14 faccio un po’ di conti – lo so, lo so che non bisognerebbe contare i punti durante la gara, ma a quel punto mi pareva di avere poco da perdere – e mi rendo conto che ho bisogno di quattro par nelle buche rimanenti per evitare la virgola. Obiettivo ambizioso, ma fattibile.

La 15 è un par 5 di lunghezza media (458 metri), secondo me non particolarmente difficile nonostante sia handicap 2. Sbaglio il drive, corto a sinistra, ma con un bel ferro 5 di secondo arrivo a 100 metri. Sbaglio anche il pitch: mi parte un flyer che supera, sia pure di poco, il green. Ma con un bell’approccio con il lob e un putt di un metro il par è salvo.

La 16 è un altro par 5, di lunghezza quasi uguale alla precedente ma con l’arrivo in salita. Drive perfetto in centro pista, legno 3 perfetto (vabbé, tutto è relativo) e sono a 20 metri dal green. Lob leggermente lungo, mi resta un putt di 4 metri in leggera discesa. Appena lo tocco mi rendo conto che è corto. Infatti si ferma a un centimetro dalla buca. Tap in per il par.

La 17 è un par 4 lungo (362 metri), con un bunker ai 200 metri circa che entra in gioco nel primo colpo. Drive un po’ troppo a destra, ma sono fortunato nel rimbalzo e mi trovo ad un ferro 7 dal green. Colpo che sbaglio a destra, ma fortunatamente la palla si ferma un paio di metri prima dei cespugli. Ottimo lob a un metro e putt per il par.

Rimane la 18, rimane il par di cui ho bisogno. Dopo un ottimo drive sbaglio il ferro 6 a sinistra, ma recupero col “solito” lob mettendo – con fortuna, è chiaro – la palla a un metro dalla buca. Mi rimane un putt in leggera salita, con pendenza leggera da destra a sinistra che può salvarmi dall’odiata virgola.

Indirizzo il putt troppo a destra – il tipo di errore che accomuna tutti i golfisti, dal neofita al professionista –, la palla sborda e arriva il bogey che porta alla virgola.

Il bello del golf, no?

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mar 27

Ieri era una giornata tranquilla, in studio da me: business as usual. A metà mattina mi chiama il mio maestro: “Ciao Gianni! Perché non ti sei fatto più sentire? Cosa stai facendo?” E, soprattutto: “Perché non andiamo a giocare a Margara adesso?”

Breve momento di confusione interna. Però quando il maestro chiama l’allievo risponde, no? E quando mi ricapita un’occasione così?

Detto fatto, a mezzogiorno e rotti ci troviamo al circolo, e da lì partiamo per quello che per me è stato uno splendido pomeriggio di golf. Era la prima volta che giocavo con un professionista, e al di là dell’amicizia – sentimento da non sottovalutare, peraltro – ho trovato utilissimo il vedere come un professionista agisce di fronte alle difficoltà e alle opportunità, come pensa, come segue una routine sempre identica.

Quanto a me, è bastato un piccolo suo suggerimento iniziale (gira di più, mooolto di più, i fianchi nella discesa) per darmi delle sensazioni positive rispetto a un movimento che sta diventando via via più pieno e completo.

Grazie Andrea!

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mar 11

È cominciato tutto lunedì della scorsa settimana.

La mattina avevo dimenticato a casa la maglia pesante, e al pomeriggio – diretto al campo da golf dopo il lavoro – ho pensato che non fosse il caso ripassare dal via per ritirare le ventimila, che in fondo sono giovane, che resisto bene al freddo… E sì che la giornata era piovosa e umida anzichenò.

Quindi vado e mi alleno, sento freddo ma resisto. Alla sera ho i brividi, il giorno dopo non migliora. Mercoledì, sempre in campo pratica, storia simile (questa volta col maglione). Insomma arriva venerdì e io parto per Frassanelle con la mia bella scorta di Tachipirina. E la prova campo va bene, gioco bene in un campo che vedo per la prima volta e mi diverto.

La sera però è una tragedia. E sabato, giorno della gara – finale Golfimpresa, mica pizza e fichi… :-) – ho un’influenza regolare e piena. Alcuni giocatori hanno magliette leggere, io faccio un po’ ridere con le mie 3 maglie e col mio cappello di lana da vecchietto. Faccio comunque quello che posso. Alla fine, i miei 27 punti diventano 30 col CSA +3, e io sono febbricitante ma soddisfatto. O soddisfatto ma febbricitante?

Seguono premiazione e cena gradevoli. Anche l’accoglienza e le prime impressioni sono state molto positive. Unica pecca: se solo il sito di Golfimpresa fosse più aggiornato…

E il campo? Certo non poteva essere al massimo, ma l’ho trovato piacevole, mosso e stimolante. Impegnativo ma che lascia giocare. Green abbastanza veloci. Il mio voto è un 7 convinto.

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feb 14

Ieri è andata così:

colpi: 85
fairway presi: 50%
GIR: 39%
putt: 33
(di cui 3-putt: 2)
punti stableford: 33
punteggio lordo: 23 (1 birdie, 6 par e 8 bogey)

Considerando che i green in questo periodo non fanno testo (mollicci e ondulatissimi per i segni delle scarpe a metà giornata, ghiacciati alla fine con la palla che non rotola ma rimbalza), direi che sono pronto per Agadir e – più in generale per l’anno in corso – a rimanere in maniera sostanzialmente stabile sotto gli 80.

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feb 12

Oggi primo giro al mio circolo. Cominciamo dai numeri, freddi e crudeli ma sinceri:

colpi: 95
fairway presi: 29%
GIR: 28%
putt: 37 [disastro]
(di cui 3-putt: 3) [disastrissimo]
punti stableford: 22
punteggio lordo: 15 (4 par e 7 bogey)

Che debba rileggere How to Break 90? :-)

Forse più interessanti sono le sensazioni: aria fredda e asciutta, sole, luce stupenda, giro completato in solitudine in 3 ore e 10 minuti, senso di soddisfazione, certezza di essere tra le persone più fortunate della terra.

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