Ago 19

Majors
Sto leggendo in questi giorni The Majors. In Pursuit of Golf’s Holy Grail. È una perfetta lettura estiva sia per l’argomento, una commistione di storia e cronaca dei quattro major, sia per la leggerezza della penna di John Feinstein (autore di tantissimi libri di successo in tema golfistico, due dei quali avevo recensito qui e qui).

Il volume si inserisce nell’appassionantissimo filone dei racconti delle grandi imprese golfistiche. Il gran peccato, per noi, è che tale filone non esiste in italiano, data la misura minima del mercato: tocca quindi leggere in inglese. (Ho già parlato tante volte qui di questo problema, ma temo che una soluzione non sia in vista almeno nel prossimo immaginabile futuro.)

Il suo limite principale risiede nel fatto che è concentrato soprattutto sugli accadimenti del 1998 (il libro uscì l’anno successivo), e dunque finisce per perdere un poco del suo significato se guardiamo le cose in prospettiva. Cionondimeno per noi malati di golf la lettura delle gesta dei nostri beniamini – anche quelle un poco ingiallite dal tempo – è sempre interessante. E se poi l’autore sa scrivere veramente, come è di sicuro il caso parlando di Feinstein, allora il risultato è una perfetta lettura estiva. Che magari non finirà tra le “perle” della nostra biblioteca golfistica, ma ci avrà tenuto buona compagnia per qualche tempo.

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Mar 18

JN
Iniziamo dalla fine, ovvero dall’ultimo capitolo di questo libro, The Most Fulfilling. Jack Nicklaus descrive il Masters del 1986 e la sua incredibile e storica vittoria, con soddisfazione evidente e senso di rivincita soprattutto verso i critici che a 46 anni e majorless da sei anni lo ritenevano “finito”.

Ma tutto il libro, peraltro ormai datato, è una lettura godibilissima dell’avventura sportiva e professionale di Nicklaus, dei suoi successi e anche dei fallimenti: è vero che ha vinto 18 major, o anche 20 a seconda di come si conta, ma è altrettanto vero che nei major è arrivato 19 volte secondo (di cui una come dilettante, allo US Open del 1960 in cui giocò il giro finale con Ben Hogan).

Nonostante le sue oltre 500 pagine, è un libro di lettura scorrevole, anche perché la mano esperta di Ken Bowden si sente, e come!

Non c’è molto da aggiungere, perché l’irripetibile carriera di Nicklaus parla da sola; ma questa lettura mi ha felicemente accompagnato per un paio di settimane. E nella mia libreria, che ha tre ripiani dedicati al golf – sopra gli illeggibili, nel mezzo i medi e sotto gli irrinunciabili –, My Story è finito nel ripiano di sotto. Well played, Mr Nicklaus.

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Gen 08

EM
Questo è un libro del 2011, che dunque il suo ciclo di vita l’ha già più o meno passato; ma io l’ho letto solo in questo periodo. Per questo ne parlo oggi.

L’ho trovata una lettura gradevole, utile per far conoscere al grande pubblico (anche, e forse soprattutto, extragolfistico) la storia sportiva e personale di Edoardo Molinari. Si legge in fretta, è piacevole e scorrevole.

Io, però, mi sarei aspettato qualcosa di più: se un appunto si può muovere al volume è infatti proprio quello di non andare troppo in profondità negli argomenti, ovvero nel dire cose che mediamente un golfista appassionato conosce già. Certo, è simpatico e “comodo” trovarle organizzate in un racconto, ma da una autobiografia del genere io mi aspetterei di conoscere dettagli sportivi più precisi e completi. Non dico di ricavare delle lezioni da applicare al proprio gioco, ma quantomeno di andare oltre alla superficie delle cose.

Vi ho trovato un solo errore di battitura (nulla di che), e una sola imprecisione (si parla di McIlroy e McDowell “entrambi ventenni” nel 2009). Ma insomma sono piccolezze che si perdonano facilmente a questo grande campione che ha scritto per l’Italia e per sé pagine bellissime di storia golfistica. E altrettante ne scriverà, questo è certo – basti pensare a quanto successo poche settimane fa.

Quindi anche se in parte superato dagli eventi, rimane un libro significativo nello scarno panorama della letteratura golfistica italiana.

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Set 11

10yards
Ogni tanto, puntuale, mi ritorna il pallino delle statistiche. Il fatto è che siamo ai confini tra arte e scienza, e una soluzione definitiva non può esistere, anche se probabilmente l’app di Mark Broadie (se mai vedrà la luce) potrebbe dare un aiuto notevole.

Lo spunto attuale mi viene dal sempre ottimo Andrea Zanardelli, che qualche giorno fa ha pubblicato le sue considerazioni, insieme a un foglio Excel che ha elaborato proprio per cercare di aumentare la validità dello strumento, posto che le statistiche classiche danno qualche indicazione ma a volte sono fuorvianti.

Anch’io un anno fa circa, con la lettura del libro di Mark Broadie, avevo immaginato di trovare una strada più efficace. Rendendomi conto che le statistiche classiche possono essere molto bugiarde, avevo iniziato a elaborare delle mie statistiche, che seguivano sì i dettami di Broadie ma avrebbero di fatto richiesto un caddie sempre con me a prendere le misure per ogni singola distanza di ogni colpo. (L’ho fatto qualche volta in campo, ma con due controindicazioni evidenti: il ritmo di gioco ne risultava spezzato, e quando non ero solo i compagni si spazientivano parecchio). Ho lasciato perdere.

Ora Andrea con suo file Excel fa delle considerazioni interessanti, e soprattutto rende la cosa fattibile. Sì, perché lui fa leva su qualcosa che a me viene naturale da anni:

Alla fine di ogni gara, dopo aver bevuto qualcosa ed essermi rilassato, rivivo mentalmente il giro prendendo nota di tutti i colpi che avrei voluto rigiocare. Ossia tutti i colpi che mi hanno veramente messo in difficoltà e che spesso mi sono costati un colpo o più.

Rivivere il “film” della gara è utile e molto naturale, per me. Ma ovviamente non basta rivedere i colpi e trarre delle indicazioni su cui lavorare, occorre andare più in profondità, più nello specifico (sempre tenendo ben presente il limite di questa operazione, che è quello detto sopra – e non superabile – del confine tra arte e scienza).

Io ho iniziato a utilizzarlo. Certo occorrerà un numero congruo di giri per notare delle tendenze; ma alcune (slice col drive, per esempio) sono evidenti anche dopo un giro solo. Ovvero, nello specifico questo è un punto che sarebbe chiaro anche senza fogli Excel: semplicemente il foglio Excel rimarca una realtà che a volte può essere più o meno sfumata (nel mio caso, la distanza coi mezzi colpi e i ferri medi che sono rimasti corti in un paio di casi).

In due parole: statistiche come queste non sono sostituto di nulla, né posso essere considerate panacea di qualcosa. Semplicemente possono essere uno strumento utile per capire le proprie debolezze e capire dove è più conveniente (o necessario) lavorare.

Ago 21

cover
Circa tre mesi fa annunciai un progetto che mi gira in testa da diverso tempo: un ebook contenente le mie recensioni di libri fino a oggi pubblicate, sia qui che nelle varie riviste con le quali ho avuto negli anni la fortuna di collaborare.

L’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei miei venticinque lettori golfisti un unico luogo dove trovare descrizioni e commenti di una parte significativa dei libri esistenti in tema di golf, al fine di poter acquistare in maniera consapevole. Un limite, infatti, delle recensioni che si trovano sul Web è che sono dei facili copia e incolla, mentre io i libri li adoro, e ne parlo a ragion veduta – è un piacere innanzitutto, il dovere viene soltanto dopo.

Il progetto non è stato accantonato; è anzi possibile che prenda una forma diversa e più grande, di cui per ora non posso dire, rispetto alla mia idea originaria. Ma per non venir meno alla parola data (anche se sono già in ritardo, perché a giugno mi ero preso un mesetto per comporlo – ma io sono lento in tutto) pubblico qui un capitolo di quel libro.

Riguarda le mie recensioni alle biografie di personaggi che hanno fatto la storia del golf, riviste e adattate allo scopo: una parte significativa del leggere di golf. Come sempre, i commenti saranno più che graditi.

Quanto al progetto complessivo, vedremo: io spero di mandare presto questo mio figlioletto in fieri a camminare da solo per il mondo, con le sue gambe.

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Lug 31

Mascardi
Ho conosciuto Marco Mascardi qualche anno fa, grazie alla compianta Maria Pia Gennaro. (Chiedo scusa se i miei pezzi scivolano spesso e volentieri nel personale, ma temo di non saper scrivere in maniera differente.)

Bene, ora questo giovanotto di 89 anni (da compiere a brevissimo) ha dato alle stampe Ricordi, sogni e passioni, che è la raccolta dei suoi tanti scritti lungamente dedicati al golf. Una summa dovuta, per così dire.

Il libro viene pubblicato da questa piccola, ma preziosa, casa editrice.

Ne scrive Massimo De Luca sull’ultimo “Golf Today”:

Scorrendolo, con la piacevolezza della lettura che induce a divorarne le pagine, si ritrovano tutte le caratteristiche dell’uomo e del giornalista che, per la nostra categoria, ha rappresentato e rappresenta un riferimento magistrale.

Io ho sempre apprezzato i suoi articoli, e sono stato fortunato a conoscere da vicino la persona, ad ascoltarne i racconti. Questo è un mio piccolo ringraziamento per una vita di passione.

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Lug 03

Super Golfonomics
Questo è un libro decisamente insolito per il panorama golfistico – non soltanto italiano, ma in senso assoluto.

Il professor Shmanske fa leva sulla scienza economica e sull’analisi statistica applicate al golf sia per mostrare come l’economia può essere utilizzata per analizzare il gioco del golf (magistrali i tre capitoli sulle conseguenze dovute alla lentezza nel golf), sia per utilizzare le statistiche relative al golf per commentare a riguardo di temi sociali, politici ed economici (come per esempio l’inefficienza dei prezzi applicati dai circoli appartenenti ad un medesimo distretto, cosa che finisce per danneggiare sia i golfisti che i circoli stessi).

È un volume di fatto per addetti ai lavori – l’economia è detta anche “scienza triste” non senza motivo –, decisamente molto ben documentato ma che a tratti ti lascia un poco interdetto a riguardo dello scopo per cui alcuni studi vengono pubblicati.

Nonostante ciò, l’economia applicata al golf è un settore che merita di essere studiato, non fosse altro che per l’enorme giro d’affari e per il numero di posti di lavoro che genera a livello mondiale: dunque noi diciamo grazie al professor Shmanske per aver fatto da pioniere in questo campo, sia col precedente Golfonomics che ora con questo sequel.

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Giu 19

Il post di oggi è un breve aggiornamento sullo stato del nuovo ebook che avevo annunciato un paio di settimane fa.

Il lavoro procede tranquillo ed è a buon punto. Invero la gran parte della fatica l’ho fatta lungo gli ultimi dieci anni circa, la parte di oggi è quella più semplice del raccogliere ed emendare qua e là.

Quindi oggi non ci sono molte parole da spendere. Io procedo tranquillo con la parte finale del lavoro di taglia e cuci, e in un paio di settimane il mio ennesimo figlioletto fatto di parole scritte potrà circolare liberamente per il mondo.

Anche queste son soddisfazioni.

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Giu 05

libri di golf
Questa mattina ho iniziato a lavorare a un progetto che ho in mente da tempo, un nuovo ebook contenente le mie recensioni di libri fino a oggi pubblicate, sia qui che in varie riviste (“Life CLub” e “Green” tanti anni fa, oggi “Golf Today”).

Sarà il terzo libro digitale di una serie iniziata nel 2012 con Eagle! e proseguita l’anno dopo col Glossario di golf.

Il sotteso è questo: ho guardato i libri di golf che ho nella mia libreria (al netto di quelli prestati e di quelli che tengo nel mio rifugio tra i monti), e ho pensato che poter trovare in un unico luogo le descrizioni di libri possa essere un valore per il golfista. Perché un libro non swingherà al posto tuo, ma certamente potrà darti spunti su cui riflettere; senza contare le storie legate al golf, le biografie, gli aspetti mentali e così via.

Saranno una settantina in tutto, qualcosa del genere: è un “patrimonio” che ritengo opportuno sistematizzare e mettere a disposizione di chi vorrà consultarlo.

Mi prendo un mesetto per comporlo, poi sarà fuori.

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Mar 27

Il mio golf
Massimo Scarpa è un fine conoscitore del golf in tutte le sue sfaccettature, come testimoniano la sua carriera sullo European Tour (con una vittoria), il suo lavoro di commentatore per Sky e soprattutto di team manager e direttore tecnico della squadra nazionale professionisti (e di maestro, ovviamente).

Ha da poco dato alle stampe questo interessante libro, manuale di immediata utilità che si inserisce bene nell’asfittico panorama della letteratura golfistica scritta da autori italiani.

Il volume parte, per così dire, dal fondo: ovvero dalla nuova conoscenza che la tecnologia ha portato al golf (Trackman, Flighscope, SAM PuttLab e quant’altro), per esaminare come tutto ciò influisce sul nostro apprendimento. A partire dal punto fondamentale, che fino a pochi anni fa immaginavamo soltanto e che invece oggi conosciamo con certezza: lo swing non è uno soltanto, ma sono almeno due. Detto con le sue parole:

In pratica per ottenere un volo di palla dritto servono due movimenti diversi: uno per i ferri e l’altro per il driver.

Questo dipende dall’angolo d’attacco, che essendo negativo con i ferri e positivo con i legni richiede un movimento verso l’interno nel primo caso e a uscire nel secondo per garantire un volo di palla diritto e allineato all’obiettivo. Tale concetto viene già presentato nell’Introduzione:

Un grande aiuto è arrivato negli ultimi anni dalla tecnologia che grazie ai radar e alle telecamere ad alta definizione ci ha fatto capire esattamente ciò che avviene all’impatto.
Più che rivelazione la definirei una vera e propria rivoluzione: ora che la diagnosi è certa, se si è dei buoni medici non sono più così difficili da trovare la cura adatta e la medicina appropriata.

I vari capitoli esaminano poi tutti i principali aspetti del gioco, tenendo sempre in considerazione il punto di vista dell’allievo. Gran pregio del libro è infatti quello di essere molto diretto e di veloce applicabilità. Si parte dunque dai fondamentali – quel che si può etichettare tramite l’acronimo GASP (Grip Aim [o Address] Stance Posture) –, per seguitare con lo swing, il gioco corto e il putt. Un capitolo breve ma denso è dedicato ai tre modi di usare l’ibrido.

Il libro è corredato da un numero impressionante di fotografie, parecchio utili in un testo del genere per un’applicazione immediata di quanto vogliono significare le parole.

La teoria del golf sta cambiando, e questo volume ne è un chiaro segno. Chapeau, caro Massimo!

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