gen 13


I libri dedicati al golf esercitano un fascino particolare su di me, spesso devo farmi violenza per non comprare questo o quel volume – se potessi, li acquisterei tutti. Adoro i libri usati, e ho scoperto qualche tempo fa questa libreria online dove solo gli usati sono oltre mille.

Per 2,49 sterline ho comprato questo libro; senza un motivo specifico, ma perché adoro leggere le storie dei campioni di golf.

Trovatomelo davanti poi, quando è stato il momento di iniziarlo mi sono chiesto perché avevo speso quei soldi, per quanto pochi. E non sono riuscito a darmi una risposta precisa (davanti ai libri mi sento come mia figlia piccola davanti a una vetrina piena di oggetti marchiati Hello Kitty: questa è la verità).

Ma la storia mi ha preso subito: perché ben raccontata, perché molto emozionante, perché istruttiva. Apprezzo l’umiltà della persona, il suo senso del dovere, l’ammirazione per il padre. Ho adorato quel concetto di “golf totale”, ovvero la fortunata esposizione al golf cui sono stati soggetti Davis Love III e suo fratello Mark da piccoli: avevano la libertà – ma non sono mai stati forzati in nessun modo – di giocare a golf nella maniera che preferivano.

Ho ritrovato concetti espressi in maniera brillante e chiarissima in ambiti assolutamente non correlati al golf, come qui e qui. L’idea, per esempio, che il talento è indispensabile per diventare dei numeri uno, ma un ruolo altrettanto importante – o, dovrei dire piuttosto, fondamentale – lo giocano il caso e il fatto che si raggiungano le diecimila ore di pratica in una determinata disciplina già negli anni della formazione. (Ah, se avessi avuto un papà golfista…)

Il libro amalgama la vita di Davis Love III con insegnamenti del padre. E non è agevole, ma probabilmente nemmeno utile, distinguere che cosa proviene dall’uno e che cosa dall’altro, tanto le due vite sono state intrecciate. Ecco allora qualche passo che mi ha colpito in maniera particolare:

Confidence is born of proper practice. If you practice well, you can do the things on the practice tee that will be demanded of you on the golf course, then you can play with confidence. And if you can play with confidence, you can play well (p. 60).
[La fiducia in se stessi nasce dalla pratica corretta. Se pratichi bene, puoi fare in campo pratica le cose che ti saranno richieste in campo, e allora potrai giocare con fiducia. E se puoi giocare avendo fiducia in te stesso, allora puoi giocare bene.]

Develop one part of your game, and then move on. Improve one thing and move on. Golf is a circle. Keep moving to the next station. Sooner or later, you’ll come back to where you were, then that part will need attention. Don’t try to perfect any one part of the game. That’s a sure road to burnout. Just improve, and move on (p. 61).
[Sviluppa una parte del tuo gioco e poi passa oltre. Migliora una cosa e passa oltre. Il golf è un cerchio. Bisogna che tu vada al passo successivo; prima o poi tornerai dov’eri, e allora quella parte di gioco richiederà la tua attenzione. Non cercare di perfezionare i vari aspetti del tuo gioco tutti insieme: sarebbe la strada sicura per l’esaurimento. Semplicemente migliora e vai avanti.]

Davis parla del rapporto del padre con i propri allievi:

Dad made these people feel better about the future of their golf games, and for many people that meant feeling better about themselves (p. 113).
[Papà faceva sentire meglio queste persone a riguardo del futuro del loro golf, e per tanti tra loro ciò significava stare meglio con se stessi.]

E qui invece il padre parla alla nuora, incinta della primogenita e preoccupata per non poter più fare tutte le cose che desiderava col marito:

We know you’re upset. But you have to understand that everything happens for a reason and everything’s going to work out fine (p. 123).
[Sappiamo che sei turbata. Ma bisogna che tu capisca che tutto accade per una ragione, e che ogni cosa andrà al suo posto.]

Insomma è un libro da cui si possono trarre grandi lezioni, per il golf e – soprattutto – per la vita.

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gen 06


Chi ha detto che le recensioni dei libri devono sempre essere favorevoli? Oggi parlo di un libro che trovo bruttino e inutile, Dave Pelz’s 10 Minutes a Day to Better Putting.

E ne parlo perché l’autore è il guru riconosciuto a livello mondiale del gioco corto, colui che ha scritto pagine indimenticabili per chi desidera “conquistare” – per quanto umanamente possibile – il gioco corto e il putt. Ammiro tantissimo i suoi altri libri (ne ho scritto qui, qui e qui); ma questo volume del 2003 è sostanzialmente inutile.

È un’ode ai vari strumenti che lui ha inventato in una vita intera dedicata al gioco dai cento metri in giù – qualcosa come una corporate brochure, insomma. Ma ben difficilmente il lettore troverà suggerimenti tanto utili da valere la spesa e il tempo.

Per me un lato positivo c’è stato, tuttavia: poiché l’ho letto nei giorni di Natale, orfano del “mio” campo pratica, mi sono avvalso di alcuni suggerimenti per creare un mio personalissimo, ma mooolto efficace (e divertente), putting green.

In ogni caso, a chi è interessato a migliorare il proprio gioco corto – e quale golfista seriamente deciso a scendere non lo è? –, consiglio vivamente gli altri suoi libri. Ma questo, per carità!, dimentichiamolo.

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dic 23


Accennavo la settimana scorsa ad un principio fondamentale per un golfista: l’idea che la pratica sia il più difficile possibile, in maniera che il campo diventi il meno complicato possibile.

Ecco, è un’idea semplice ma gravida di corollari e conseguenze. Ci sto riflettendo molto. L’acceleratore è stato questo libro, che prosegue – dal mio punto di vista – il discorso che ho iniziato con quest’altro. Ne scriverò più estesamente in futuro, qui, su “Golf Today” e nell’ebook che sto preparando.

Ad ogni modo, più che un singolo concetto si tratta di un’insieme di concetti che si intrecciano tra di loro. Innanzitutto il golf è divertente e in questo modo va inteso (questa è tra l’altro la singola lezione più significativa che Davis Love III ha appreso da quel grande maestro che era suo padre).

E poi, però, deve avere uno scopo, degli obiettivi, un contesto: per esempio che ci faccia diventare i golfisti migliori che possiamo essere. Non dei campioni, non dei professionisti, non necessariamente dei golfisti con l’handicap a una cifra: semplicemente i golfisti migliori che possiamo diventare. Esprimere il nostro potenziale al massimo.

Ebbene, uno strumento per arrivare lì è proprio quello di rendere la pratica difficile, in maniera che il campo sia poi facile (in senso relativo, è ovvio). Occorre praticare quindi sempre con uno scopo ben chiaro in mente, con degli obiettivi precisi, pensando molto e non semplicemente tirando una pallina dopo l’altra.

E una della modalità possibili per fare questo è proprio il gioco “Facciamo che io ero…” Del resto chi sa chi ha inventato questo gioco, nel golf? E poi anche Tiger ci gioca:

As a kid, it’s the way I learned to excel, to put myself in challenging positions. When I’m out practicing alone, I still do the same thing, like imagine some announcer going, Here’s Tiger Woods on the 18th hole, tied with Ben Hogan, Jack Nicklaus and Bobby Jones. Can he put this 3-wood on the right side of the fairway? It’s always about that inner battle. Can I or can I not do it? Your heart’s going. That’s the beauty of it.

E tra l’altro, in quella stessa intervista Tiger – parlando del padre – dice una cosa forse scontata ma interessante:

The cool thing about Pops is that through all the years, he kept it fun. Always competitive, always challenging, always fun.

Allora arrivo al titolo del post. Sanremo è il campo che io adoro maggiormente, tra quelli che conosco. Il circolo ospiterà a fine gennaio il Trofeo Sanremo, un classico del periodo (e la gara che tre anni fa inaugurò questo blog, by the way). L’altro ieri, ultimo giorno di apertura del mio circolo prima della pausa natalizia, ho passato un’ora in campo pratica giocando nella mia mente tutte e 18 le buche di Sanremo, dal tee della 1 all’ultimo putt alla 18.

Istruttivo e divertente. C’è molto da studiare, ma il cerchio si chiude.

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set 30


No, non è perché contiene una intervista che Alessandra mi ha fatto (sebbene questo faccia assai bene al mio ego).

E nemmeno perché lei ha avuto la bontà – ma dovrei dire l’ardire – di paragonarmi a tanti altri pro che raccontano nell’ebook le loro esperienze (anche se anche ciò non mi dispiace affatto!).

No, è perché questo è un bel libro. Di valore. Un testo che aiuta a capire come i pro ragionano quando sono in difficoltà, come prendono le decisioni, come non si lasciano intimidire dal campo ma al contrario lo attaccano, ricercano la sfida e la vittoria. E nello stesso tempo sono umili, a volte.

L’ho letto nei giorni di Roma, tutto preso dal mio sogno e obiettivo di diventare pro per davvero, e ho apprezzato molte tra le storie qui incluse. Alcune mi sono piaciute più di altre, anche se non farò ora una classifica, perché trovo molto interessante il concetto in sé.

E un grande, grandissimo plauso va ad Alessandra, che ha avuto l’idea di radunare queste storie e poi ci ha messo dentro tutta la passione, il tempo e l’energia necessari per realizzare l’ebook. E poi lo ha messo a disposizione di tutti.

Scaricarlo – e leggerlo, leggerlo e meditarlo, soprattutto – è il prossimo passo.

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set 02

Be’, non so se il nome sia stato inspirato da questo mio blog, ma ad ogni modo mi fa piacere segnalare Campo pratica, luogo dove Piero Sabellico – docente al Centro Tecnico Federale di Sutri – e altri maestri discutono di tecnica dello swing.

Parallelamente all’ampliamento dell’interesse per questo sport crescono – ed è un gran bene – anche i siti dedicati al golf.

Gli articoli presenti su Campo pratica non sono al momento numericamente elevati, ma tutti di qualità e interessanti. Di facile comprensione, chiari e diretti al punto. Sono dedicati soprattutto al golfista medio, com’è logico che sia.

L’augurio è che il sito vada avanti e che si riempia di contenuti: il fatto di avere un media come Repubblica a fare da amplificatore è un vantaggio non da poco.

Buon lavoro agli autori dunque. E buona lettura!

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ago 26


È un’americanata, certo.

Lui è Dan McLaughlin, un trentenne ex fotografo commerciale che l’anno scorso ha lasciato il lavoro per imbarcarsi in un progetto che ha del folle (il che lo rende decisamente interessante): diventare un golfista professionista in 10mila ore di pratica, partendo da zero.

Dan pratica il golf per 50 ore la settimana, cosa che gli farà raggiungere l’obiettivo (inteso come numero di ore) ad aprile 2014.

L’idea delle 10mila ore è affascinante: Malcolm Gladwell l’ha resa popolare e io ne ho parlato, tra l’altro, qui. In poche parole, è il numero di ore necessario in qualunque disciplina per diventare un vero virtuoso.

Il piano è presentato in dettaglio nel sito. È possibile seguire Dan anche su Twitter e su Facebook.

Un punto che mi lascia scettico è l’età: tutti i grandi campioni hanno iniziato a praticare il golf da molto piccoli, con l’eccezione di Greg Norman, che iniziò a quindici anni ma il cui talento è pari a quello di pochissimi altri – non più di una manciata di fuoriclasse assoluti – in tutta la storia del golf.

Dan è certamente un pazzo. O forse un poeta. (Del resto aut insanit homo aut versus facit, per dirla con Orazio.) Riuscirà nell’impresa? Non riuscirà? Al momento non è rilevante. Io lo seguirò (con una punta di invidia, ovvio). E farò il tifo per lui.

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lug 29


Il periodo di vacanza richiede un post leggero. Oggi parliamo dei giochi di golf per computer.

Da ragazzo ammattivo per Tetris, poi ho dimenticato di giocare per secoli. Qualche anno fa, visto che il golf stava diventando importante nella mia giornata, ho cominciato a cercare qualche gioco su computer – soprattutto per i giorni in cui il circolo era chiuso! :-)

Io ne conosco tre. (Ne ricordo un altro, anni fa, sul sito di Emanuele Canonica, il primo che ho conosciuto in tema. Ma credo non esista più, o almeno io non sono stato capace a ritrovarlo.)

1. Quando ho pochi minuti utilizzo 3D Championship golf: molto semplice, senza particolari pretese ma d’effetto e con risultato immediato.

2. Per giochi di durata maggiore (almeno mezz’ora) ho un paio di scelte. La prima è ShotOnline, molto realistico e complesso.

3. Recentemente ho scoperto un gioco simile a questo: World Golf Tour, che mi ha impressionato soprattutto per il realismo dei campi. Scegli St Andrews e ti sembra di essere lì.

Unico problema: questi giochi sono un po’ troppo addictive. Meglio smettere in fretta e correre in campo!

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lug 01


Questo libro – che ho comprato usato per una sterlina e poco più (per dire che a leggere non ci vogliono davvero tanti soldi) – è il racconto esilarante dell’avventura dell’autore verso il professionismo.

Già il sottotitolo – My Year of Swinging Dangerously on the Pro Golf Tour – è autoesplicativo. Cox racconta, con molta autoironia, i suoi tentativi (che spesso finiscono in disastro) di diventare un pro.

C’è il lieto fine, comunque, e anche se non corrisponde all’obiettivo iniziale non è detto che non sia la scelta migliore per il protagonista.

Una citazione (p. 135):

When you play the kind of golf Westwood and Woosnam do, everyone wants a piece of you – whether that piece is in the shape of a photo sanctified with your handwriting, or one of your broken tee pegs, or the more transient confirmation that you’re all right or that you’ll take every shot as it comes and see what happens and that it’s all about holing some putts, in the end.

In poche parole una lettura leggera e anche umoristica, sulla scia di The Green Fine Line e Paper Tiger, l’ideale per giornate luminose come queste.

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mag 13


Avevo parlato qui di Golf TEE-V Italia, “un canale web che ha come obiettivo quello di creare una maggiore cultura del gioco del golf e contribuire allo sviluppo del turismo golfistico in Italia”.

Ora Bernard Lombard, presidente del Golf Club Cuneo e anima dell’iniziativa, ha lanciato un nuovo prodotto per il golfista, Open Elite.

In pratica, versando una quota di EUR 330 è possibile giocare per un anno in diversi campi francesi e italiani.

Qui l’elenco dei circoli che aderiscono all’iniziativa. In questa brochure una descrizione più dettagliata del servizio.

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apr 15


Segnalo questa interessante rivista digitale, giunta al secondo anno di vita.

Racconta il mondo del golf professionistico attraverso notizie, commenti e interviste ai protagonisti, e ha il pregio non indifferente di essere gratuita (richiede un semplice abbonamento). Esce ogni domenica, cinquanta domeniche l’anno.

La trovo ben disegnata, anche perché offre un’esperienza online notevole per l’utente tramite link esterni, video di approfondimento e così via. Non richiede applicazioni particolari (si fruisce direttamente dal proprio browser) e funziona con la maggior parte degli apparecchi mobili.

La pubblicità c’è (ovviamente), ma non è fastidiosa. I contenuti sono nel complesso di qualità.

Il mondo evolve rapidamente, l’analogico diventa digitale. Nel complesso vale un’occhiata.

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