Feb 02

Di te non scriverò,
io sono tutta scritta di te.
Non c’è al di là del mio margine ombroso
pagina chiara che ti possa accogliere.
(Elena Clementelli)

I miei pensieri sono confusi, in questo periodo. Allora scrivere serve per cercare di mettere in ordine le idee. Per darsi una regolata. Per ripartire. Per fare le cose che ancora voglio fare.

Dunque, Batista è sempre stato una sorta di fratello spirituale per me. La prima volta che mi chiamò (fu lui a chiamarmi, e già questa è una grande lezione: sorridi per primo, il resto accadrà magicamente da sé), dopo quindici secondi ad ascoltarlo parlare avevo già capito che sarebbe stato mio amico per sempre. Per la vita.

Devo però subito chiarire un punto: metà delle cose che lui diceva, o forse ben più di metà, io non riuscivo a capirle. (A volte lo guardavo stralunato, ma lui era già oltre.) Però quei pochi concetti che capivo mi bastavano e avanzavano per fare e pensare. (Per fare, sopra tutto: perché che cos’è il pensiero senza l’azione?)

Ora lui fisicamente non c’è più, ma la persona Batista, il suo spirito, la sua forza, la sua nobiltà d’animo, le sue idee mi accompagnano, e come! Va da sé che ne parlerò tanto, e in profondità, nel tempo a venire. Oggi parto con un tentativo di spiegazione di questo blog, di cui Batista è forza scatenante, motore primo e fonte di ispirazione.

Detto di lui, devo parlare del nome di questo blog. Ciapatravers “sarebbe” una parola piemontese, ma a quanto mi risulta è un’invenzione sua (ciapé = prendere). Noi, mi diceva Batista, dobbiamo ciapé travers, dobbiamo passare attraverso, ovvero non dobbiamo – forse meglio, non possiamo – più prendere strade diritte per andare dove vogliamo andare. E questo perché da una parte non ne abbiamo più il tempo, e dall’altra abbiamo l’esperienza necessaria per svicolare, per passare attraverso le cose per arrivare prima. Per arrivare.

E poi devo parlare di me, perché l’incombere dei cinquant’anni – mancano pochi mesi ormai – ha portato delle trasformazioni in me, che si riflettono nella scrittura e in quel che attraverso la scrittura penso di poter offrire ai miei venticinque lettori. Se Brainfood è stato il diario dei miei quarant’anni, della gioia delle riscoperte, del libro e così via, sono poi intervenuti (e stanno intervenendo) alcuni fatti che mi hanno cambiato e che continuano a cambiarmi. Senza pretesa di esaustività e senza un ordine particolare:

– l’aver lasciato il mio rifugio tra i monti, dopo 39 anni di ininterrotta frequentazione (anche di questa lacerazione parlerò nei dettagli più avanti);

– una stanchezza di scrittura che avvertivo, nei mesi passati (c’era bisogno di pulizia);

– la salute in continuo peggioramento di papà, che è un fatto naturale ma che mi lascia comunque interdetto. Da una parte sono pronto a prendermi le mie responsabilità, ma dall’altra mi accompagnano parole come quelle, ad esempio, di Luca Goldoni (Se torno a nascere):

Anche l’ultima volta disse che si sentiva un po’ stanca e, se si fosse stesa un po’ sul letto, le sarebbe passato. Ma dal suo polso impazzito io capivo che quella volta era proprio l’ultima. Quando chiuse gli occhi e perse conoscenza, mi resi conto e, anche se per tanti anni m’ero preparato, mi ritrovai impreparato. Ero solo accanto a lei e ricordo che continuavo a pensare una cosa infantile: che era la prima volta che mia madre mi abbandonava a me stesso, senza farmi coraggio.

Ecco insomma questo Ciapatravers sarà il diario delle mie scoperte da cinquantenne. Io sono pronto, il resto verrà.


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