Mar 09


Questa mattina percorrevo per lavoro a passo veloce via Garibaldi, a Torino, io e la mia tuta che mi accompagna sempre (tra parentesi: l’altro giorno ho dovuto mettermi la camicia: che fatica! Ma non si potrebbe mettere la regola che si va sempre in tuta in qualunque occasione e via fòrt?), e mi è occorso un pensiero.

Sono passati trent’anni.

Allora ero uno studente universitario. Io sono cambiato tanto, com’è logico che sia; ma il mondo in fondo è rimasto esattamente lo stesso. Mi è venuta in mente quella poesia di Attilio Bertolucci, Gli anni:

Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,

la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda.
Il passo è quello lento e gaio della provincia.

Per il resto è tutto esattamente uguale. Io con le mie stesse insicurezze di allora, la riservatezza – o la timidezza, chiamala come vuoi. La differenza, probabilmente, però, è che dentro di me ho una consapevolezza forte, che un po’ mi sembra la consapevolezza dei quarant’anni che ha portato al libro, alla felicità dopo le crisi eccetera. Appunto ora mi sembra una cosa simile, diversa ma simile: perché i cinquanta non sono i quaranta, e questo è logico; perché tante cose sono alle spalle; ma le possibilità sono comunque moltissime: le parole da scrivere, i tramonti da guardare, le persone da incontrare, i discorsi da sentire, da fare, l’impronta da lasciare sul mondo, i libri da scrivere, i blog da completare eccetera.

Mi è venuto in mente anche quel pensiero di Pavese, che da lì è passato mille volte (lettera a E., 14 ottobre 1932):

Io qui farò tant’altro. Studierò e lavorerò per fare della mia vita la cosa migliore e più bella di cui sarò capace. Per ora vedo quest’avvenire un po’ confusamente, ma non mi spaventa. Ho passato dei momenti atroci nella mia vita e sono ancora qui.

Insomma sono passati trent’anni e non sono trent’anni in più di vita, ma come direbbe don Bosco sono trent’anni in meno (da vivere); ma quello che c’è in più è questo equilibrio. Che non è certamente qualcosa di raggiunto per sempre, perché solo per i morti l’equilibrio è definitivo e la scrivania è completamente pulita: però questo equilibrium instabilis è un bell’obiettivo da avere. Insomma sono passati trent’anni ma questa è una specie di felicità.

Mar 06

In questo articolo dirò perché, e soprattutto come, io nel mio cinquantesimo anno di vita sono più forte fisicamente, corro più veloce e in genere ho un corpo più in forma rispetto al me stesso di quando avevo la metà degli anni di adesso, ovvero quando avrei dovuto essere al mio teorico massimo; e, soprattutto, dirò anche perché questo è importante per chiunque desideri prendersi cura del proprio corpo, sia per il presente ma soprattutto nell’ottica degli anni futuri.

Premessa: non sono un guru e non ho nulla da insegnare a chicchessia. Solo, parlo della mia esperienza – che non è più significativa rispetto a quella di chiunque altro – perché qualcuno potrebbe ricavare degli spunti da applicare a sé.

Per spiegarmi bene devo partire da lontano, dai miei trent’anni circa. Allora Tesi & testi era in piena crescita, io ero seriamente impegnato a farla diventare la cosa migliore di cui ero capace, e le dedicavo tutte le energie possibili. (Pensando poi a quel che anni dopo mi hanno fatto, o non fatto, sedicenti consulenti e l’INPS mi viene da sorridere; ma non divaghiamo.) Smisi quindi di giocare a calcetto, che era una delle mie passioni, e per qualche anno non praticai più nessuno sport.

Ripresi a trentasei anni con il golf, e mi ci dedicai subito seriamente. Fu strano, perché in sei mesi persi otto chili e nell’anno successivo altri due, col risultato che a trentott’anni pesavo di meno che a ventotto (e credo anche a diciotto): la pancia era sparita. Senza che io coscientemente avessi fatto nulla per arrivare a quel risultato.

Il passo successivo è arrivato qualche anno dopo, quando grazie a Luciano ho aggiunto il pilates e in seguito la corsa. Questo ha ampliato il raggio. Ma non bastava: perché l’esercizio fisico che volevo fare o pensavo di fare era molto di più di quello che facevo in realtà. Mancava una reale motivazione, un trigger.

La vera svolta, per me, è avvenuta il 9 gennaio di quest’anno, ancora una volta grazie a Tim Ferriss – lui sì un vero guru, almeno certamente per me – e al suo Tools of Titans. Il libro è molto più ampio del “solo” esercizio fisico, e certamente ne parlerò in futuro; ma per ora basti dire che la lettura del libro mi ha fatto capire quanto sia importante avere un atteggiamento “olistico” verso la ginnastica. Ovvero: l’esercizio fisico non può essere confinato a quell’ora o a quelle ore in palestra, ma deve essere qualcosa che accompagna la giornata. Da quel giorno, salvo rare e giustificate eccezioni, io faccio almeno un’ora al giorno di esercizio fisico.

Il salotto di casa è diventato la palestra di famiglia. Con poca spesa: un rullo per i massaggi (io ho scelto questo), una pedana per l’equilibro (“balance board”, questa per me – anche se l’ho pagata circa la metà), un ferro 4 (che avevo in casa, ma un bastone della scopa assolve al medesimo compito), qualche peso (i 4 kg al momento). E tanta fantasia, soprattutto.

Il tipo di esercizi:

– tanto stretching;
– push up frequenti;
– tanti esercizi coi pesi;
– vari esercizi di sganciamento per lo swing, per dissociare la rotazione delle spalle da quella dei fianchi (questo è ovviamente un tipo di esercizio specifico, legato al golf);
– vari esercizi per le gambe (compresi quelli apparentemente ridicoli come il camminare affondando la gamba fino a piegare il ginocchio di almeno 90° e oltre – sembra una cosa da nulla, ma prova per un minuto!);
– crunch, plank eccetera.

Il criterio generale, oltre all’importanza dello stretching, è che poco esercizio intenso è meglio di tanto esercizio diluito. Fa male ma dà risultati. (Parallelamente, la corsa: io posso correre un’ora e mezza ai 9,5 km/ora, ma a livello fisico il beneficio non è così grande.)

Un buon approfondimento sul tema è dato da questo articolo. Che esprime bene il concetto cui penso: che il mondo può essere la nostra palestra, e le occasioni sono infinite. Faccio solo qualche esempio che funziona per me:

– quando vado a prendere la piccola a scuola, di solito corro (sono solo 30 secondi, ma intensi);
– quando salgo le scale di casa, di solito le faccio di corsa;
– ogni volta che ne ho l’occasione, mi arrampico su qualcosa (es. un muretto);
– quando sono in coda per qualcosa, quantomeno faccio stretching per le caviglie (ovvero salgo sulle punte e poi scendo).
– eccetera.

Tutto ciò funziona ottimamente per me, e continuerò a farlo. Il mio unico rammarico: non poter fare una gara col me stesso venticinquenne per batterlo sonoramente!

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