{"id":39,"date":"2009-07-29T16:45:00","date_gmt":"2009-07-29T16:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/brainfood\/2009\/07\/29\/il-lavoro-e-la-vita\/"},"modified":"2010-05-12T12:49:40","modified_gmt":"2010-05-12T12:49:40","slug":"il-lavoro-e-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannidavico.it\/brainfood\/2009\/07\/29\/il-lavoro-e-la-vita\/","title":{"rendered":"Il lavoro e la vita"},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni ho sfogliato (un tempo lo leggevo con pi\u00f9 attenzione) <a href=\"http:\/\/www.inc.com\/magazine\/20090701\/index.html\" target=\"_blank\">l&#8217;ultimo numero di Inc.<\/a>, e un tema \u2013 trattato da due prospettive diametralmente opposte \u2013 ha attratto il mio interesse: il rapporto tra il lavoro e il tempo al di fuori del lavoro.<\/p>\n<p>Meg Cadoux Hirshberg, moglie di un imprenditore (e per questo con un\u2019ottima prospettiva sul tema), in <span style=\"font-style:italic\"><a href=\"http:\/\/www.inc.com\/magazine\/20090701\/living-with-a-blackberry-addict.html\" target=\"_blank\">Sharing Gary<\/a><\/span> cita <a href=\"http:\/\/web.mit.edu\/sturkle\/www\/\" target=\"_blank\">Sherry Turkle<\/a>, professoressa al MIT ed esperta di relazioni tra uomo e macchina, la quale sostiene che gli strumenti come i BlackBerry, insieme alla loro indubbia utilit\u00e0, ci fanno pagare un prezzo psicologico notevole, perch\u00e9 molti tra di noi si sentono ansiosi quando sono lontani da Internet. Dice la studiosa che stiamo smarrendo l&#8217;inclinazione per la solitudine e il desiderio dell&#8217;essere nel qui e ora. Sembra che a essere semplicemente nell&#8217;attimo presente si perda qualcosa e si rimanga indietro.<\/p>\n<p>Cita anche il professor Stewart Friedman e il suo corso alla Wharton School, che mette l&#8217;accento sull&#8217;essere totalmente presenti a noi stessi, qualunque cosa stiamo facendo. Per esempio, quando siamo con i nostri figli dedichiamoci a loro, senza nessun altro pensiero: anche il lavoro ne beneficer\u00e0. Il professor Friedman dice, in una <a href=\"http:\/\/knowledge.wharton.upenn.edu\/article.cfm?articleid=1970\" target=\"_blank\">intervista<\/a> mooolto interessante, parlando delle persone che si sottopongono ai suoi esperimenti (gli stessi di cui parla Meg Cadoux nel suo articolo):<\/p>\n<blockquote><p>People are spending less time working, but they&#8217;re performing better and they&#8217;re more satisfied across the board. Now, why is that? [&#8230;] It&#8217;s because they&#8217;re using their time and attention more intelligently. They&#8217;re doing more of the things that matter to them and to the people around them.<\/p><\/blockquote>\n<p>Che \u00e8, non a caso, uno dei concetti centrali di <span style=\"font-style:italic\"><a href=\"https:\/\/giannidavico.it\/brainfood\/2009\/04\/24\/tre-libri-unidea\/\">The 4-Hour Workweek<\/a><\/span>.)<\/p>\n<p>L&#8217;altro punto di vista \u00e8 quello di un imprenditore californiano, Jerry Gonzalez, cui un paio di anni fa fu diagnosticato un cancro (ora risolto). Si legge nell\u2019<a href=\"http:\/\/www.inc.com\/magazine\/20090701\/when-the-boss-gets-cancer.html\" target=\"_blank\">articolo<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>Many survivors report that illness changed their lives in a stop-and-smell-the-roses way. If anything, Gonzalez is more driven than ever. &#8220;What gets to me is the knowledge it could come back,&#8221; he says. &#8220;So I&#8217;ll spend that extra hour in the office. Because if it does come back, at least I&#8217;ll have done what I set out to do.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>Io, per\u00f2, non capisco: chi in punto di morte vorrebbe aver passato pi\u00f9 ore in ufficio?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni ho sfogliato (un tempo lo leggevo con pi\u00f9 attenzione) <a href=\"http:\/\/www.inc.com\/magazine\/20090701\/index.html\" target=\"_blank\">l&#8217;ultimo numero di Inc.<\/a>, e un tema \u2013 trattato da due prospettive diametralmente opposte \u2013 ha attratto il mio interesse: il rapporto tra il lavoro e il tempo al di fuori del lavoro.<\/p>\n<p>Meg Cadoux Hirshberg, moglie di un imprenditore (e per questo con un\u2019ottima prospettiva sul tema), in <a href=\"http:\/\/www.inc.com\/magazine\/20090701\/living-with-a-blackberry-addict.html\" target=\"_blank\">Sharing Gary<\/a> cita <a href=\"http:\/\/web.mit.edu\/sturkle\/www\/\" target=\"_blank\">Sherry Turkle<\/a>, professoressa al MIT ed esperta di relazioni tra uomo e macchina, la quale sostiene che gli strumenti come i BlackBerry, insieme alla loro indubbia utilit\u00e0, ci fanno pagare un prezzo psicologico notevole, perch\u00e9 molti tra di noi si sentono ansiosi quando sono lontani da Internet. Dice la studiosa che stiamo smarrendo l&#8217;inclinazione per la solitudine e il desiderio dell&#8217;essere nel qui e ora. Sembra che a essere semplicemente nell&#8217;attimo presente si perda qualcosa e si rimanga indietro.<\/p>\n<p>Cita anche il professor Stewart Friedman e il suo corso alla Wharton School, che mette l&#8217;accento sull&#8217;essere totalmente presenti a noi stessi, qualunque cosa stiamo facendo. Per esempio, quando siamo con i nostri figli dedichiamoci a loro, senza nessun altro pensiero: anche il lavoro ne beneficer\u00e0. 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