{"id":4289,"date":"2021-03-05T10:03:43","date_gmt":"2021-03-05T09:03:43","guid":{"rendered":"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/?p=4289"},"modified":"2021-03-05T10:03:43","modified_gmt":"2021-03-05T09:03:43","slug":"imparare-a-disimparare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannidavico.it\/campopratica\/2021\/03\/05\/imparare-a-disimparare\/","title":{"rendered":"Imparare a disimparare"},"content":{"rendered":"<p>Sono partito da un mio problema specifico.<\/p>\n<p>Ma vorrei allargare il discorso a beneficio del lettore: perch\u00e9 si tratta di un problema proprio di qualunque golfista che giochi almeno da qualche tempo.<\/p>\n<p>Il mio problema specifico \u00e8 questo: non so fare draw col driver. Ma il problema generale \u00e8 questo: quando giochiamo da un po&#8217; di tempo (e a maggior ragione se giochiamo da <em>tanto<\/em> tempo, e a ragione ancora maggiore se pratichiamo tanto) si formano in noi degli automatismi di gioco, grazie ai quali non dobbiamo ogni volta pensare come si tira un bastone; ma semplicemente ripeschiamo in maniera automatica e inconsapevole le informazioni dalla memoria e le utilizziamo allo scopo. Chi pi\u00f9 e chi meno a seconda del livello di abilit\u00e0, ma questo vale per tutti.<\/p>\n<p>Per\u00f2&#8230; per\u00f2 <strong>quando abbiamo praticato a lungo un colpo specifico quello che sappiamo in maniera automatica pu\u00f2 essere di grave intralcio, se non va nella direzione desiderata<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel mio caso il problema col driver mi \u00e8 molto chiaro. Perch\u00e9 la teoria la so: fare draw col driver vuol dire allinearsi, per esempio, quattro gradi a destra rispetto all&#8217;obiettivo e avere la faccia del bastone che all&#8217;impatto punta due gradi a destra dell&#8217;obiettivo (ovvero aperta rispetto al bersaglio ma chiusa rispetto alla direzione dello swing). Questo \u00e8 chiaro e pacifico e dimostrato dalla scienza (TrackMan in primis). Se il colpo \u00e8 eseguito in questa maniera, la palla partir\u00e0 in una direzione compresa tra la linea dello swing e la direzione della faccia (pi\u00f9 vicina alla prima) e poi curver\u00e0 verso l&#8217;obiettivo. Il classico draw perfetto, quello che un giocatore professionista \u00e8 in grado di eseguire scientificamente senza pensarci pi\u00f9 di tanto, o anche istintivamente senza pensarci per nulla.<\/p>\n<p>Allora il problema non \u00e8 pi\u00f9 fare draw col driver, ma \u00e8 <em>prima<\/em> disimparare tutte le conoscenze \u2013 tutte, via, tante, tutte quelle non corrette \u2013 che ho a proposito del driver, stratificate in lustri di pratica e letture e riflessioni e chiacchiere, e <em>poi<\/em> fare draw, perch\u00e9 nel mio caso (ma suppongo di essere in buona compagnia) la seconda cosa non pu\u00f2 esistere senza la prima.<\/p>\n<p>Un bel punto interrogativo. Certo, se il denaro non fosse un problema, allora penso che un paio d&#8217;ore di lezione alla settimana con un maestro per sei mesi potrebbero risolvere il problema, o quantomeno avviarlo a soluzione decisa. Ma il denaro <em>\u00e8<\/em> un problema, quindi la soluzione \u00e8 da scartare a priori. (E del resto in passato ho preso molte lezioni dicendo al maestro che questa era la cosa prioritaria che volevo correggere\/imparare, ma comunque non ci sono riuscito.)<\/p>\n<p>Per partire da esempi sommi, mi viene in mente quanto David Leadbetter fece con Nick Faldo a met\u00e0 anni Ottanta, prendendo un gran giocatore che era per\u00f2 insoddisfatto del suo swing e trasformandolo in un giocatore eccellente, in qualcuno che rimane nelle pagine centrali, e non nelle note, dei libri di storia del golf.<\/p>\n<p>Per\u00f2: in pratica?<\/p>\n<p>Ogni tanto ascolto pareri che mi paiono sensati, oppure leggo o vedo qualcosa e mi metto l\u00ec di buzzo buono a provare e riprovare. L&#8217;ultima volta una settimana fa: ho tirato 85 drive tutti pensati. Ma poi il risultato non viene, questa \u00e8 la realt\u00e0 con cui mi scontro. O, pi\u00f9 precisamente, <strong>mi trovo davanti ad un picco di crescita decisamente forte, davanti ad un muro che non so scalare<\/strong>.<\/p>\n<p>Quindi la teoria mi \u00e8 chiara: so che dovrei disimparare prima di imparare, e in quella maniera riuscirei a scavalcare quel muro e procedere oltre. Ma la pratica \u00e8 diversa: la pratica \u00e8 che sono arrivato ad un punto dove molto probabilmente \u00e8 decisamente pi\u00f9 saggio accettare i miei limiti e convivere, semplicemente convivere con l&#8217;idea che determinate azioni non sono in grado di farle. Un po&#8217; teatralmente potrei qui citare Eduardo:<\/p>\n<blockquote><p>Piccer\u00ec, a pass\u00e0 nun passa, ci si abitua.<\/p><\/blockquote>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 qui si innesta un&#8217;altra sensazione che mi prende ogni tanto, quando mi rendo conto che per quanto possa impegnarmi e praticare ci sono cose che comunque non imparer\u00f2. E c&#8217;\u00e8 una ragione molto precisa per questo, che per me \u00e8 diventata limpida tanti anni fa quando Silvio Grappasonni in una telecronaca stava commentando un&#8217;uscita dalla sabbia di Ernie Els e disse qualcosa del genere: si vede che quel movimento l&#8217;ha praticato all&#8217;infinito sin da bambino, e dunque per lui \u00e8 del tutto naturale. Al contrario le mie uscite dal bunker (ma col drive \u00e8 esattamente la stessa cosa, soltanto un poco amplificata), per quanto praticate e raffinate col tempo e la pazienza, saranno sempre &#8220;costruite&#8221;, avranno sempre e comunque un che di posticcio, di appiccicato che le rende immediatamente riconoscibili.<\/p>\n<p>E quindi la soluzione a questo problema non esiste. Non esiste per me come, credo (ahim\u00e8), per tanti dilettanti della mia et\u00e0, per quanto bravi. O per meglio dire esiste: ed \u00e8 nell&#8217;accettazione stoica dei limiti personali e del fatto che nessuno potr\u00e0 mai veramente possedere il golf. E dico questo a consolazione di tutti noi, perch\u00e9 vale anche per i giganti del golf. Ad esempio Colin Montgomerie ha dichiarato che \u00e8 stato veramente <em>in the zone<\/em> una volta sola, all&#8217;Open del Portogallo nel 1989, dove vinse per undici colpi. &#8220;La buca \u2013 ha detto \u2013 era come un secchio. Alla fine ho smesso di allinearmi per i putt \u2013 e sono entrati lo stesso. Non \u00e8 pi\u00f9 successo da allora&#8221;. E se lo dice Monty&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono partito da un mio problema specifico.<\/p>\n<p>Ma vorrei allargare il discorso a beneficio del lettore: perch\u00e9 si tratta di un problema proprio di qualunque golfista che giochi almeno da qualche tempo.<\/p>\n<p>Il mio problema specifico \u00e8 questo: non so fare draw col driver. 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