{"id":4486,"date":"2022-09-29T11:34:43","date_gmt":"2022-09-29T10:34:43","guid":{"rendered":"https:\/\/giannidavico.it\/campopratica\/?p=4486"},"modified":"2022-10-11T07:20:16","modified_gmt":"2022-10-11T06:20:16","slug":"ventanni-di-golf-e-i-prossimi-venti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannidavico.it\/campopratica\/2022\/09\/29\/ventanni-di-golf-e-i-prossimi-venti\/","title":{"rendered":"Vent\u2019anni di golf (e i prossimi venti)"},"content":{"rendered":"\n<p>Mi sono messo a riflettere, in maniera disincantata e per quanto possibile lucida, sul mio primo ventennio di golf. L\u2019ho fatto soprattutto perch\u00e9 senza obiettivi \u00e8 difficile andare lontano nello sport; e dunque ho cercato di mettere insieme tutto quanto soprattutto per individuare e analizzare le mie aree di debolezza e capire come tamponarle, nello stesso tempo facendo leva sui punti di forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi credo di poter dire che <strong>ho guardato indietro di vent\u2019anni per cercare di guardare avanti di vent\u2019anni<\/strong>. I miei capelli grigi e la mia mezza et\u00e0 potrebbero far alzare pi\u00f9 di un sopracciglio; per\u00f2 allora mi viene bene ricordare le parole di Padraig Harrington in <em><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Mind-Game-Secrets-Golfs-Winners\/dp\/1529110580\/&amp;tag=giandavi-21\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener sponsored nofollow\">Mind Game<\/a><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>I remember watching Arnold Palmer, playing the Champions Tour at seventy. He was getting giddy with excitement that he had suddenly found something. I know I\u2019m cynical, but sometimes golf is pretty good, isn\u2019t it?<br \/>[Ricordo Arnold Palmer giocare nel Champions Tour a settant\u2019anni. Era pieno di gioia ed eccitazione perch\u00e9 all\u2019improvviso aveva scoperto qualcosa di nuovo. So di essere cinico, ma a volte il golf non \u00e8 cos\u00ec male, no?]<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Quindi tra vent\u2019anni potrei essere morto da tanto tempo, oppure potrei non essere pi\u00f9 in grado di giocare a golf e cos\u00ec via. Ma <strong>fino all\u2019ultimo giorno in cui il fisico me lo permetter\u00e0 il golf continuer\u00e0 a essere per me una scoperta, un\u2019avventura, un gioco molto pi\u00f9 mentale che fisico, un\u2019attivit\u00e0 che comunque, tirate tutte le somme, potr\u00f2 dire che mi avr\u00e0 insegnato una quantit\u00e0 incredibile di cose su me stesso<\/strong>. E dunque sar\u00e0 bene affrontarlo come si deve, perch\u00e9 \u2013 come qualunque bambino sa molto bene \u2013 il gioco \u00e8 un affare molto serio.<\/p>\n\n\n\n<p>Aggiungo che queste riflessioni non possono prescindere dalle tante lezioni prese da tanti bravi maestri in tutti questi anni. Sar\u00f2 pi\u00f9 specifico nel prosieguo di questo articolo, ma in linea generale devo dire almeno che ritengo ci sia un limite invalicabile per le lezioni, ovvero: in un mondo ideale avremmo il maestro personale a disposizione ogni volta in cui siamo in campo pratica, ma nel mondo reale un maestro sta con noi per una percentuale molto piccola del tempo che passiamo ad allenarci e a sperimentare; e dunque non all\u2019inizio, ma da quando siamo in grado di conoscere almeno grossomodo il nostro swing, il nostro golf e il nostro gioco la sua importanza decresce per forza. Senza contare che lui\/lei non \u00e8 dentro di noi, e che le parole non possono che essere approssimative; dunque le lezioni sono imprescindibili a qualunque livello, ma le nostre aspettative devono tenere conto della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a bomba. Ritengo che il gioco vada diviso nei punti seguenti:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>putt;<\/li><li>gioco intorno al green (fino ai 20 metri);<\/li><li>gioco corto (dai 20 ai 90 metri);<\/li><li>gioco con i ferri;<\/li><li>gioco lungo con ibridi e legni;<\/li><li>driving;<\/li><li>parte mentale;<\/li><li>gestione della gara.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Va subito detto che \u00e8 una divisione arbitraria, e che non esiste un ordine specifico. Esamino a seguire i singoli punti; per ciascuno do anche una stima dell\u2019importanza delle lezioni su quella parte di gioco (si tratta ovviamente di un giudizio personale e soggettivo, valido per me) e del mio handicap relativo alla medesima parte.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il putt<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Non credo di avere mai preso una lezione di putt: E si vede: il mio stile di putt \u00e8 poco ortodosso (indice destro tenuto lungo il grip, problemi di percezione che mi fanno puntare gli occhi a sinistra, rallentamento verso l&#8217;impatto). Tuttavia nel putt sono preciso, vedo le linee e le pendenze in maniera chiara. A volte \u2013 rare, per fortuna \u2013 mi capita di fare tre putt, certo; ma allora mi faccio coraggio e mi sovvengono le parole di Seve durante il Masters del 1986, allorch\u00e9 un giornalista gli chiese un\u2019analisi di un suo 4-putt a non so quale buca:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>I miss the putt. I miss the putt. I miss the putt. I make.<br \/>[L\u2019ho mancata. L\u2019ho mancata. L\u2019ho mancata. Ho imbucato.]<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: nulla<br \/>Stima del mio handicap: tra lo 0 e il 2 (anche tenendo in considerazione il fatto che <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Every-Shot-Counts-Revolutionary-Performance\/dp\/1592407501\/&amp;tag=giandavi-21\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener sponsored nofollow\">Mark Broadie<\/a> ha messo in luce da tempo l\u2019importanza relativa del putt rispetto ad altre aree del gioco, e nella fattispecie il gioco dalla media distanza, che per un pro \u00e8 tra i 135 e i 180 metri e per noi si situa tra i 90 e i 135: il settore che fa <em>davvero<\/em> la differenza).<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il gioco intorno al green (fino ai 20 metri)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Anche qui le lezioni sono state pochissime, ma nel corso degli anni ho sperimentato per mio conto ogni aspetto possibile di questo settore del gioco. Il manuale di riferimento per me, per quanto datato, resta <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Dave-Pelzs-Short-Game-Bible\/dp\/0767903447\/&amp;tag=giandavi-21\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener sponsored nofollow\">Pelz<\/a>. Questo settore di gioco \u00e8 tutto fatto di sottigliezze; ma soprattutto devo dire che per me \u00e8 un divertimento incredibile stare alla zona approcci e provare tutte le situazioni possibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo l\u2019uscita dal bunker: non ricordo con esattezza, ma sono sicuro di aver preso pi\u00f9 di una lezione nei primi anni. Per\u00f2 poi nel tempo ho sperimentato da me, e oggi l\u2019uscita dal bunker \u00e8 per me un colpo del tutto naturale, paragonabile forse alla leggerezza del putt. Mani molto indietro e attaccate al corpo, lama molto aperta, palla in avanti e peso sulla sinistra: a me sembra tutto qui. Ma trasmettere una conoscenza del genere non \u00e8 semplice, me ne rendo conto. Ed \u00e8 anche per questa consapevolezza che dico che le lezioni possono avere utilit\u00e0 solo fino ad un certo punto: al di l\u00e0 delle basi, che \u00e8 semplice trasmettere perch\u00e9 si lavora su un cervello vergine, illustrare le sottigliezze di un colpo a qualcuno che si \u00e8 gi\u00e0 fatto una sua idea di colpo \u00e8 tutt\u2019altro affare.<\/p>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: scarsa<br \/>Stima del mio handicap: tra lo 0 e il 3<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il gioco corto (dai 20 ai 90 metri)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Qui valgono considerazioni molto simili al punto precedente. Li ho per\u00f2 voluti tenere distinti per il fatto che li trovo due settori differenti, che impiegano tecniche e bastoni in parte (significativa) differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nota: ho scritto 90 e non 100 metri. Parrebbe logico arrotondare, anche per semplicit\u00e0; ma per me oggi sono due distanze completamente diverse. I 100 metri sono un colpo pieno con il pitch, mentre i 90 richiedono degli aggiustamenti (per esempio impugnare il bastone pi\u00f9 corto, oppure non completare il backswing). (E qui si aprirebbe il capitolo fondamentale dedicato ai mezzi colpi; che per\u00f2 esula dal discorso attuale e che riprender\u00f2 in futuro.)<\/p>\n\n\n\n<p>In questo settore credo che il mio apprendimento sia andato per salti, perch\u00e9 ricordo distintamente dei momenti in cui ho imparato per conto mio dei \u201csegreti\u201d che funzionano e che hanno dato risultati pressoch\u00e9 immediati. Sono microimpostazioni che \u00e8 molto complicato trasferire in parole: sono di fatto sensazioni. (Non mi stupirei se vedendomi a video fare dei movimenti li scoprissi del tutto differenti rispetto a come li percepisco.) Qui mi sovviene <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Poetics-Golf-Andy-Brumer-2007-10-01\/dp\/B01FJ03DPO\/&amp;tag=giandavi-21\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener sponsored nofollow\">Andy Brumer<\/a> che parla di Hogan:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>They said Ben Hogan refused to tell his supposed secret of his superior ball striking because he didn\u2019t want to give his competitors the same advantage it gave him (or because he was miserly by nature). I think he didn\u2019t tell anyone his secret because he couldn\u2019t, since he didn\u2019t experience it in words.<br \/>[Si dice che Ben Hogan si rifiutasse di rivelare il presunto segreto del suo tocco di palla superiore perch\u00e9 non voleva dare ai suoi avversari lo stesso vantaggio che dava a lui (o perch\u00e9 era avaro di natura). Io credo che non abbia rivelato a nessuno il suo segreto perch\u00e9 non ne era in grado, dal momento che non riusciva a sperimentarlo in parole.]<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: discreta nei primi anni, nulla oggi<br \/>Stima del mio handicap: tra lo 0 e il 3<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il gioco con i ferri<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ovvero i colpi pieni. Per semplicit\u00e0 intendo qui tutti i ferri dal pitch in gi\u00f9, anche se a voler essere precisi bisognerebbe distinguere i ferri corti (un tempo erano 7, 8 e 9, oggi potremmo dire pitch, 9 e 8) da quelli medi (diciamo dal 7 al 5). \u00c8 scontato che un pitch non rientra nel gioco lungo, ma trattandosi di colpi pieni lo swing non cambia, e dunque li tratto alla stessa stregua.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo settore non possiamo prescindere dalla tecnica, \u00e8 ovvio, ma io mi affido soprattutto alle sensazioni: perch\u00e9 sento lo swing come una cosa viva, che si trasforma, che ha degli alti e bassi, che sperabilmente col tempo migliora. Dunque non mi sono mai soffermato pi\u00f9 di tanto ad analizzare il movimento; s\u00ec, ci penso a volte, ma uso soprattutto l\u2019immaginazione e il feeling, come se dovessi diventare una cosa sola con lo swing e col bastone.<\/p>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: fondamentale nei primi anni, nulla oggi (ma forse devo farmi delle domande)<br \/>Stima del mio handicap: 4-7 (\u00e8 una zona che devo migliorare, perch\u00e9 almeno un paio di volte a giro non riesco a prendere il green con un ferro dal fairway, il che vuol dire almeno un paio di colpi in pi\u00f9 rispetto al ragionevole)<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il gioco lungo con ibridi e legni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nei miei primi anni, ricordo, avevo un ibrido che in teoria avrebbe dovuto essere pi\u00f9 semplice da giocare rispetto ad un ferro 4 o 5, ma che per non so quale motivo non riuscivo a giocare. (Gli ibridi erano sostanzialmente una novit\u00e0 allora, tanto che ricordo che il mio primo maestro in una delle primissime lezioni, quando si trattava di comprare l\u2019attrezzatura, riferendosi agli ibridi mi disse: \u201cNon mi chiedere. Io di quella roba l\u00ec non ci capisco niente\u201d. Il che dentro la mia testa crea una trafittura enorme, stride con il ricordo che ho della conoscenza del TrackMan di Baldovino Dass\u00f9 che ho sperimentato di persona lui sessantacinquenne, e del suo entusiasmo rispetto ad esso.)<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo con i miei due ibridi e il legno, che sono datati (2013 \u2013 sar\u00e0 il prossimo passo nella sostituzione dell\u2019attrezzatura), mi trovo benissimo. Certo lo swing col legno 3 \u00e8 diverso dallo swing fatto con un ferro 8 (ma vallo a spiegare! L\u2019impalpabilit\u00e0 delle parole), per\u00f2 mi rendo conto che nella maggior parte dei casi in cui faccio errori \u00e8 perch\u00e9 non ho messo abbastanza pensiero in quello swing. Il che vuol dire, credo, che il mio grado di conoscenza dell\u2019uso dello strumento \u00e8 migliorabile, perch\u00e9 <em>mai<\/em> in un putt o in un\u2019uscita standard dal bunker mi metterei a pensare in maniera analitica; semplicemente reagisco alla situazione. Mentre il legno mi porta ansia, che combatto pensando \u2013 ma a volte non a sufficienza. Dunque \u00e8 semplice: Gianni, mettiti in campo pratica e tirane 10mila (e magari mille in campo), poi parliamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: fondamentale nei primi anni, discreta oggi<br \/>Stima del mio handicap: 3-5<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Il drive<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Un mio grande cruccio. Ancora oggi, ogni tanto dal nulla mi partono degli slice imperiali, oppure dei colpi bassi, dritti e corti a sinistra, entrambi imbarazzanti oltre ogni dire. E dire che in questo settore, grazie ai miei due <a href=\"https:\/\/giannidavico.it\/campopratica\/2021\/10\/25\/lindiano-e-la-freccia\/\">aiutanti magici<\/a>, ho fatto passi da gigante, tanto che oggi il mio colpo standard \u00e8 un fade, non lunghissimo ma molto affidabile. Vorrei imparare a fare draw con il driver, ma al momento pi\u00f9 in l\u00e0 del ferro 7 non sono in grado di andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: fondamentale nei primi anni, pi\u00f9 che discreta oggi<br \/>Stima del mio handicap: 5-8<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>La parte mentale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Io ho avuto la fortuna di avere nei miei primi anni di golf un grande maestro, Roberto Cadonati (per la cui conoscenza devo ringraziare l\u2019amico e maestro Andrea De Giorgio). Averlo conosciuto quando il mio handicap era in discesa rapida, e con tutto l\u2019entusiasmo per le scoperte golfistiche che avevo allora, \u00e8 stato un grande acceleratore per il mio golf. Tanti concetti appresi allora oggi li ho dimenticati, o per meglio dire sono sedimentati dentro di me. (Certamente avrei bisogno di un ripasso.) E quelle esperienze, unite alla lettura di moltissimi libri sulla psicologia sportiva applicata al golf (da Rotella in avanti), e forse anche alla mia naturale tenacia nel fare le cose, hanno dato come risultato una forza mentale durante la gara che mi sono sentito invidiare pi\u00f9 di una volta. Perch\u00e9 alla fine credo abbia ragione Luca Ruspa quando dice che non puoi dirti un vero golfista se alla 14 sei a +4 e non pensi di poter portare a casa quattro birdie nelle buche rimanenti per chiudere in par.<\/p>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: fondamentale<br \/>Stima del mio handicap: non \u00e8 cos\u00ec pertinente, ma diciamo tra lo 0 e il 2<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>La gestione della gara<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, \u00e8 importante intendersi. Col sintagma <em>gestione della gara<\/em> mi riferisco alle decisioni prese riguardo a casi dubbi, come ad esempio se usare il driver oppure un legno 3 da un determinato tee, se mirare alla bandiera in presenza di ostacoli oppure fare lay up, se fare un chip oppure un approccino oppure ancora usare il putter trovandosi a qualche metro dal green e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, io mi rendo conto che \u00e8 raro il caso di un giro in cui non faccia errori del genere. Ogni volta che succede, per\u00f2, ricordo a me stesso che sono un dilettante e non un professionista, e per questo motivo questi errori sono s\u00ec frustranti ma accettabili; e infatti in genere li accetto e passo oltre. Perch\u00e9 poi il rischio \u00e8 quello di portarsi dietro l\u2019errore per i colpi seguenti, con tutte le conseguenze del caso. Ebbene, questo a me per fortuna non succede (o non succede quasi mai).<\/p>\n\n\n\n<p>Importanza delle lezioni: fondamentale (ma per me si tratta soprattutto di letture)<br \/>Stima del mio handicap: come per la parte mentale non \u00e8 cos\u00ec pertinente, ma direi 2-4<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Tirando le somme<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>1. Le lezioni di golf sono concentrate in maniera molto preponderante (non voglio dire esclusiva, ma insomma siamo l\u00ec) sullo <em>swing<\/em>, che \u00e8 una parte importante del golf; ma soltanto una parte. Ma <strong>imparare lo swing ci far\u00e0 diventare dei giocatori completi?<\/strong> A mio modo di vedere no, perch\u00e9 gli altri settori del gioco sono complessivamente troppo rilevanti per essere ignorati. (Per dire: quando parlo di psicologia dello sport ricevo invariabilmente degli sguardi stralunati e un pochino anche offesi, come se andare dallo psicologo sportivo fosse una sorta di ammissione che c\u2019\u00e8 qualcosa che non va nella nostra testa, mentre di fatto si tratta di apprendere delle tecniche da utilizzare in campo: nessuna alchimia e nessuna stranezza, solo tanto lavoro e tanta applicazione.)<\/p>\n\n\n\n<p>2. Come dicevo sopra parlando del gioco corto, <strong>trasmettere la conoscenza da maestro ad allievo \u00e8 affare complicato<\/strong>. Non ai livelli iniziali, ma da un livello medio in poi. Perch\u00e9 il problema non \u00e8 tanto ci\u00f2 che l\u2019allievo non sa, ma <em>quello che sa gi\u00e0<\/em> e che potrebbe confliggere con le idee che il maestro sta cercando di far passare.<\/p>\n\n\n\n<p>3. Di conseguenza, penso che da un certo livello di handicap in poi (diciamo dal 14 in gi\u00f9) <strong>noi stessi dobbiamo essere i nostri principali maestri<\/strong>. Seguire una linea, certo; ascoltare pareri competenti, certo; ma essere noi e non altri alla guida del nostro apprendere.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Non ci deve (dovrebbe) abbandonare mai <strong>l\u2019idea di diventare sempre un po\u2019 pi\u00f9 bravi rispetto al giorno prima<\/strong>. Il che vuol dire da una parte lavorare al mantenimento dell\u2019esistente, e dall\u2019altra andare a studiare parti sempre pi\u00f9 minute del gioco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vent\u2019anni di golf, e l\u2019importanza dei maestri.<br \/>\nIl putt, il gioco intorno al green (fino ai 20 metri), il gioco corto (dai 20 ai 90 metri), il gioco con i ferri, il gioco lungo con ibridi e legni, il driving, la parte mentale e la gestione della gara.<br \/>\nCon spunti da Padraig Harrington, Mark Broadie, Dave Pelz, Andy Brumer, Baldovino Dass\u00f9, Roberto Cadonati e Andrea De Giorgio.<br \/>\nE l\u2019ispirazione di Seve e del mio dolce mito \u2013 Ben Hogan.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[3601],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.14 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Vent\u2019anni di golf (e i prossimi venti) - Campo Pratica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Vent\u2019anni di golf, e l\u2019importanza dei maestri. 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