{"id":729,"date":"2011-04-06T06:34:16","date_gmt":"2011-04-06T06:34:16","guid":{"rendered":"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/gopiedmont\/?p=729"},"modified":"2011-04-06T06:34:16","modified_gmt":"2011-04-06T06:34:16","slug":"precisazioni-a-margine-di-un-convegno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannidavico.it\/gopiedmont\/2011\/04\/06\/precisazioni-a-margine-di-un-convegno\/","title":{"rendered":"Precisazioni a margine di un convegno"},"content":{"rendered":"<p>[litra scrita da Sergi Girardin a Enrico Eandi p\u00ebr s-ciar\u00ec ij but d\u00ebl <a href=\"https:\/\/giannidavico.it\/gopiedmont\/2011\/01\/26\/rescontr-anternassional-an-sla-grafia-dla-lenga-piemonteisa-ant-ij-secoj\/\">R\u00ebscontr ant\u00ebrnassional an sla graf\u00eca dla lenga piemont\u00e8isa ant ij s\u00e9coj<\/a>]<\/p>\n<p>Sancto Luc\u00eco de Coumboscuro (Cuneo), gioved\u00ec, 30 marzo 2011. <\/p>\n<p>Caro Eandi,<\/p>\n<p>Ho ricevuto con vivo piacere e letto con attenzione la Sua gradita proposta di intervento al convegno internazionale sulla grafia della lingua piemontese attraverso i secoli.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 stato il primo e il pi\u00f9 sollecito tra i nostri interlocutori e gliene siamo francamente grati.<\/p>\n<p>Se ho ben interpretato il Suo scritto, Lei si propone di illustrare il Suo correttore ortografico, che contiene diecine di migliaia di termini: un vero patrimonio lessicale, che saremmo ben lieti di condividere con Lei.<\/p>\n<p>Il nostro, tuttavia, non \u00e8 un convegno <em>espositivo<\/em>, in cui ciascun convegnista presenta la propria grafia (solo nel novarese se ne annoverano una diecina, come ci segnala gentilmente l\u2019<em>Academia d\u00ebl Rison<\/em>), ma un convegno <em>scientifico <\/em>in cui ciascun studioso \u2013 sull\u2019ineludibile base di documenti storici \u2013 illustra come si scriveva il piemontese in quel determinato scorcio di tempo. <\/p>\n<p>Un documento storico \u00e8 pertanto il requisito imprescindibile per partecipare a questo convegno. <\/p>\n<p>Sia ben chiaro, questo convegno non \u00e8 la consacrazione del fatto gi\u00e0 scontato che il piemontese, in diversi luoghi e tempi, si \u00e8 sempre scritto allo stesso modo. Nel secondo Ottocento e nel primo Novecento, prosatori, giornalisti, poeti, hanno utilizzato diverse grafie. Al contempo per\u00f2 si profila pure una tradizione che fa s\u00ec che autori di secoli diversi abbiano utilizzato pi\u00f9 o meno la stessa grafia.<\/p>\n<p>Il nostro scopo, con l\u2019indizione di questo convegno, \u00e8 proprio quello di verificare, caso per caso, la concrezione di questa grafia attraverso mille anni di prassi grafica.<\/p>\n<p>Lei \u2013 non ne dubito \u2013 sar\u00e0 senz\u2019altro d\u2019accordo con me che mille anni di storia documentaria hanno il loro valore, e che l\u2019autorit\u00e0 di tanti classici, dall\u2019Alione ai lirici del Novecento, abbia peso preponderante nel determinare la vera e autonoma fisionomia grafica del Piemontese.<\/p>\n<p><em>Videre licet<\/em>, se Dante non avesse scritto la <em>Divina Commedia<\/em>, Petrarca il <em>Canzoniere <\/em>e Boccaccio il <em>Decameron <\/em>noi oggi, con ogni probabilit\u00e0, non scriveremmo l\u2019italiano come lo scriviamo.<\/p>\n<p>Bisogna quindi concedere ai grandi scrittori quel che loro spetta di diritto: determinare come compitare la propria lingua e assegnare di buon grado a questa <em>auctoritas <\/em>il merito che le compete. <\/p>\n<p>Pertanto il convegno non si prefigge di accertare come Lei, o io, o altri, scriveremmo il piemontese se fossimo liberi di farlo a nostro arbitrio, ma <em>come \u00e8 stato effettivamente scritto nei secoli<\/em>, tanto da grandi autori, quando da vari scriventi, in diverse circostanze.<\/p>\n<p>Io sono certo che Lei, quanto io, quanto tanti altri amici ed amiche piemontesi, lavoriamo tutti con tenacia ed amore ad un fine comune: quello di preservare la lingua piemontese nell\u2019autonoma e dignitosa forma che la sua storia millenaria le ha conferito. <\/p>\n<p>Misconoscere questa storia o traviarne volontariamente i lasciti equivarrebbe a sfregiare i reperti d\u2019arte del nostro passato: e sono sicuro che Lei condivide il principio che nessuna ragion pratica potrebbe mai giustificare un gesto simile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come studiosi del francese, dell\u2019inglese, o di qualsiasi altra lingua, non accetterebbero mai interventi arbitrari che privassero queste lingue della morfologia e dell\u2019ortografia che esse hanno a poco a poco assunto nei secoli, noi pure, altrettanto fieri e gelosi della nostra, vogliamo lavorare per conservarle quelle caratteristiche storiche e formali che ne fanno una lingua autonoma e chiaramente distinta da tutte le altre. <\/p>\n<p>Le ricordo, a questo proposito, uno studio fondamentale del linguista Bruno Villata il quale, dopo aver foneticamente isolato la lingua dei <em>Sermoni<\/em>, le ha assegnato il nome di <em>lingua d\u2019o\u00e8<\/em>, per distinguerla dalle consorelle <em>lingua d\u2019oc<\/em> e <em>lingua d\u2019o\u00efl<\/em>. A mio parere \u00e8 uno studio di grande valore e ingiustamente sottovalutato, perch\u00e9 dimostra inoppugnabilmente l\u2019autonomia del piemontese rispetto alle lingue transalpine.<\/p>\n<p>Considerando poi che il piemontese \u00e8 una lingua ancestrale, la sua precipua <em>raison d\u2019\u00eatre<\/em> \u00e8 proprio quella di custodire ed avallare il nostro passato: la sua storia \u00e8 la nostra storia, i suoi suoni ed i suoi segni sono la nostra identit\u00e0 nel tempo. Non solo non vogliamo umiliarla, snaturandone le forme od assoggettandola servilmente alla grafia di altre lingue, ma vogliamo appurare quali sono stati gli sviluppi grafici che, a poco a poco, hanno portato il piemontese ad essere quello che esso \u00e8 oggigiorno.<\/p>\n<p>La prassi grafica che ne emerger\u00e0 sar\u00e0 oggetto del nostro pi\u00f9 scrupoloso rispetto.<\/p>\n<p>Certo, se io mi ponessi davanti ai suoni di una lingua (circa 30 per l\u2019italiano e 42 per il piemontese) e, freddamente, mi chiedessi quale sarebbe il modo pi\u00f9 razionale per scriverla, senza alcuna considerazione per il suo passato, sceglierei invariabilmente una K per tutte le gutturali sorde, una G per tutte le gutturali sonore, e via di questo passo, fino a giungere ad un codice grafico molto, ma molto pi\u00f9 semplice di quello che la storia ci ha tramandato. E, mi creda, non occorrerebbe neppure un piemontesista per fare ci\u00f2: un qualsiasi studente di linguistica, confrontato con certi suoni, risponderebbe con certi segni grafici.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 bisogno di grandi studiosi per snaturare una lingua, ma occorrono popoli e secoli per farla com\u2019essa \u00e8.<\/p>\n<p>N\u00e9 vi \u00e8 neppure bisogno di linguisti per scrivere il piemontese come lo scriverebbe qualcuno che non sa come si scrive: in tutti i tempi i piemontesi, per scrivere insegne e brevi messaggi, hanno scritto la loro lingua con il codice grafico dell\u2019italiano, l\u2019unico di cui disponevano. Per scrivere come loro non occorrono riforme o correttori: lo fanno gi\u00e0 da soli.<\/p>\n<p>Questo per\u00f2 non \u00e8 storia del piemontese, cos\u00ec come quello che avviene dell\u2019italiano sulle labbra dei figli e dei nipoti degli italiani emigrati all\u2019estero non fa parte della storia della lingua italiana. Nell\u2019uno, come nell\u2019altro caso, fa parte della storia dell\u2019analfabetismo, uno dei capitoli pi\u00f9 tristi nella storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Una lingua, caro Eandi, non \u00e8 un sistema logico e simmetrico, sul quale si pu\u00f2 intervenire a capriccio, ma un codice idiomatico e storico, che va rispettato per quello che \u00e8, non per quello che noi vorremmo che fosse. <\/p>\n<p>Cos\u00ec come non costruirei mai una soprelevata autostradale al di sopra del Colosseo per risolvere i problemi di traffico dell\u2019Urbe, o non sposterei mai l\u2019ubicazione dei palazzi in Piazza della Signoria per ricavarne una prospettiva ideale, parimenti non sostituirei mai a mio capriccio i grafemi storici del francese, o dell\u2019inglese, solo perch\u00e9 a me, italiano, risulta pi\u00f9 comodo leggerli e scriverli in quel modo anzich\u00e9 seguire la norma plurisecolare degli scrittori di queste lingue. <\/p>\n<p>Le lingue vanno studiate e rispettate.<\/p>\n<p>Anzi, vanno <em>seriamente<\/em> studiate e <em>scrupolosamente<\/em> rispettate.<\/p>\n<p>In nessun caso la loro storia va ignorata.<\/p>\n<p>Se noi piemontesi ignoriamo la nostra storia, chi la rispetter\u00e0?<\/p>\n<p>\u00c8 per questo preciso motivo, <em>storico e scientifico<\/em>, che il convegno \u00e8 stato indetto.<\/p>\n<p>E, d\u2019altra parte, VercelliViva, adusa ad organizzare convegni scientifici, storici, artistici di ineccepibile concepimento, non avrebbe mai accettato di organizzare questo convegno se non fosse stata convinta della sua impostazione scrupolosamente scientifica.<\/p>\n<p>Se il fine del convegno \u00e8 chiaro (e sono certo che Lei ne condivide l\u2019importanza per noi tutti piemontesisti), io Le rinnovo l\u2019invito a presentare uno o pi\u00f9 documenti storici, dai quali si possa evincere, in modo inoppugnabile, quale \u00e8 stata la grafia del piemontese <em>nel corso dei secoli<\/em>.<\/p>\n<p>Sperando di non averLa subissata con l\u2019eccessiva, ma tanto emotivamente sentita argomentazione a proposito della vera, autentica e storica personalit\u00e0 della nostra lingua piemontese, La ringrazio ancora vivamente per il Suo interesse e Le porgo cordialissimi saluti.<\/p>\n<p>Sergio Maria Gilardino<br \/>\nCircolo filologico di Coumboscuro<br \/>\nSala Redazione Dizionario Storico della Lingua Provenzale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[litra scrita da Sergi Girardin a Enrico Eandi p\u00ebr s-ciar\u00ec ij but d\u00ebl <a href=\"https:\/\/giannidavico.it\/gopiedmont\/2011\/01\/26\/rescontr-anternassional-an-sla-grafia-dla-lenga-piemonteisa-ant-ij-secoj\/\">R\u00ebscontr ant\u00ebrnassional an sla graf\u00eca dla lenga piemont\u00e8isa ant ij s\u00e9coj<\/a>]<\/p>\n<p>Sancto Luc\u00eco de Coumboscuro (Cuneo), gioved\u00ec, 30 marzo 2011. <\/p>\n<p>Caro Eandi,<\/p>\n<p>Ho ricevuto con vivo piacere e letto con attenzione la Sua gradita proposta di intervento al convegno internazionale sulla grafia della lingua piemontese attraverso i secoli.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 stato il primo e il pi\u00f9 sollecito tra i nostri interlocutori e gliene siamo francamente grati.<\/p>\n<p>Se ho ben interpretato il Suo scritto, Lei si propone di illustrare il Suo correttore ortografico, che contiene diecine di migliaia di termini: un vero patrimonio lessicale, che saremmo ben lieti di condividere con Lei.<\/p>\n<p>Il nostro, tuttavia, non \u00e8 un convegno <em>espositivo<\/em>, in cui ciascun convegnista presenta la propria grafia (solo nel novarese se ne annoverano una diecina, come ci segnala gentilmente l\u2019<em>Academia d\u00ebl Rison<\/em>), ma un convegno <em>scientifico <\/em>in cui ciascun studioso \u2013 sull\u2019ineludibile base di documenti storici \u2013 illustra come si scriveva il piemontese in quel determinato scorcio di tempo. <\/p>\n<p>Un documento storico \u00e8 pertanto il requisito imprescindibile per partecipare a questo convegno. <\/p>\n<p>Sia ben chiaro, questo convegno non \u00e8 la consacrazione del fatto [\u2026] <a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/giannidavico.it\/gopiedmont\/2011\/04\/06\/precisazioni-a-margine-di-un-convegno\/\">continua a leggere \u00bb<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[130],"tags":[131,107],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.14 - 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Caro Eandi, Ho ricevuto con vivo piacere e letto con attenzione la Sua gradita proposta di intervento al convegno internazionale sulla grafia della lingua piemontese attraverso i secoli. Lei \u00e8 stato il primo e il pi\u00f9 sollecito tra i nostri interlocutori e gliene siamo francamente grati. Se ho ben interpretato il Suo scritto, Lei si propone di illustrare il Suo correttore ortografico, che contiene diecine di migliaia di termini: un vero patrimonio lessicale, che saremmo ben lieti di condividere con Lei. Il nostro, tuttavia, non \u00e8 un convegno espositivo, in cui ciascun convegnista presenta la propria grafia (solo nel novarese se ne annoverano una diecina, come ci segnala gentilmente l\u2019Academia d\u00ebl Rison), ma un convegno scientifico in cui ciascun studioso \u2013 sull\u2019ineludibile base di documenti storici \u2013 illustra come si scriveva il piemontese in quel determinato scorcio di tempo. 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