{"id":570,"date":"2011-06-10T05:53:46","date_gmt":"2011-06-10T05:53:46","guid":{"rendered":"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/?p=570"},"modified":"2012-09-13T08:09:21","modified_gmt":"2012-09-13T08:09:21","slug":"la-differenza-tra-noi-e-loro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/2011\/06\/10\/la-differenza-tra-noi-e-loro\/","title":{"rendered":"La differenza tra noi e loro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011.jpg\" alt=\"\" title=\"GolfDigest giugno 2011\" width=\"290\" height=\"381\" class=\"alignright size-full wp-image-572\" srcset=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011.jpg 290w, https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011-228x300.jpg 228w\" sizes=\"(max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.golfdigest.com\/magazine\/golf-digest\/index\/index_20110509\" target=\"_blank\">Il&nbsp;numero di giugno di \u201cGolfDigest\u201d<\/a> contiene un articolo, a firma di Max Adler, dedicato a quei golfisti abbastanza bravi per essere considerati delle \u201cstelle\u201d nel loro circolo ma che, nell\u2019universo golfistico, sono mooolti gradini sotto il golf professionistico: <em>How Low Can You Go?<\/em> Di fatto l\u2019articolo finisce per essere una galleria ben articolata di ci\u00f2 che diversi professionisti pensano sul tema. Riporto a seguire, commentandoli (e inserendo la mia traduzione di seguito tra parentesi quadre), alcuni punti che reputo degni di nota.<\/p>\n<p>Intanto, il concetto di \u201cscratch golfer\u201d \u00e8 variato col tempo: il livello scratch, o handicap zero, \u00e8 stato misurato come il gioco espresso dalla met\u00e0 migliore dei partecipanti allo US Amateur tra il 1977 e il 1981. Oggi, usando gli stessi criteri si ottiene un livello di +3: ovvero, la concorrenza (per via del progresso tecnologico nei materiali, della preparazione atletica e probabilmente per altri fattori) \u00e8 molto pi\u00f9 agguerrita.<\/p>\n<p>Poi, bisogna distinguere tra colui che gioca scratch sul proprio campo e colui che fa la stessa cosa in giro per campi diversi tra di loro \u2013 sono due giocatori mooolto diversi. Dice Butch Harmon:<\/p>\n<blockquote><p>A good amateur\u2019s handicap is based on travelling to different courses and competing. If you\u2019re not shooting four or five under every time you tee it up at your home course, where you know every little break, then you\u2019re no good.<br \/>\n[L\u2019handicap di un buon dilettante \u00e8 dato dal gioco su diversi campi e dal competere su di essi. Se non sei quattro o cinque sotto ogni volta che giochi sul campo di casa, dove conosci ogni minima pendenza, allora non puoi essere considerato bravo.]<\/p><\/blockquote>\n<p>Qual \u00e8 la differenza tra uno scratch golfer e un professionista? Sentiamo Matt Kuchar:<\/p>\n<blockquote><p>A scratch has a consistent swing and can put together very good rounds, but too often he makes that double bogey or multiple bogeys in a row. A pro learns to eliminate them.<br \/>\n[Un giocatore scratch ha uno swing ripetitivo e pu\u00f2 mettere insieme giri molto buoni, ma troppo spesso fa quel doppio bogey di troppo o pi\u00f9 bogey di fila. Un professionista impara a eliminarli.]<\/p><\/blockquote>\n<p>Dettagli piccoli ma significativi, quindi. E anche l\u2019aspetto mentale ha la sua importanza (ovviamente), come illustra Martin Laird:<\/p>\n<blockquote><p>I jumped to another level when I realized that getting frustrated and angry on the course doesn\u2019t help.<br \/>\n[Sono passato al livello superiore quando mi sono reso conto che essere frustrato e arrabbiato sul campo non aiuta.]<\/p><\/blockquote>\n<p>E lo stesso Laird parla di un altro aspetto rilevante, la strategia di gioco:<\/p>\n<blockquote><p>You can\u2019t underrate course management. I learned that I don\u2019t have to go at every pin just because I have a wedge in my hand. Sometimes 15 feet is OK.<br \/>\n[Non si pu\u00f2 sottovalutare la gestione del campo. Ho imparato che non devo mirare a tutte le bandiere solo perch\u00e9 ho un wedge in mano. A volte cinque metri va bene.]<\/p><\/blockquote>\n<p>Scrive l\u2019autore dell\u2019articolo:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cMake fewer errors and do everything a little better\u201d is probably not the revelation holding back your scratch friend. However, perhaps there\u2019s something to be gleaned from how pros react to errors.<br \/>\n[\u201cFare meno errori e fare tutto un po\u2019 meglio\u201d non \u00e8 probabilmente la rivelazione che impedisce al tuo amico scratch di passare al livello successivo. Tuttavia, forse c\u2019\u00e8 qualcosa che si pu\u00f2 apprendere da come i professionisti reagiscono agli errori.]<\/p><\/blockquote>\n<p>S\u00ec, credo proprio che qui stia il punto fondamentale: come si reagisce all\u2019inevitabile errore. Dice Bob Rotella, uno che di psicologia dello sport due o tre cose le conosce:<\/p>\n<blockquote><p>Tour players make bad swings and miss greens, too, but they tend not to get bothered by anything or anyone. [&#8230;] They get up and down more often, they chip in more often. They just have this ridiculous confidence.<br \/>\n[Anche i giocatori del tour fanno brutti swing e mancano i green, ma tendono a non farsi infastidire da nulla e nessuno. [&#8230;] Fanno up and down pi\u00f9 spesso, imbucano con un chip pi\u00f9 spesso. Hanno semplicemente questa ridicola sicurezza di s\u00e9.]<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa <em>ridicola sicurezza di s\u00e9<\/em>, ovvero la confidenza nella propria abilit\u00e0 golfistica, spiega molte cose. Anche Anthony Kim ha un suggerimento per gli aspiranti professionisti:<\/p>\n<blockquote><p>Even when you don\u2019t want to hit that last bucket or two of range balls, physically you can, and then maybe you find something in that last part of the session. After a while, those somethings add up.<br \/>\n[Anche quando non vuoi tirare l\u2019ultimo secchio o paio di secchi di palle, fisicamente ti \u00e8 possibile, e poi pu\u00f2 essere che trovi qualcosa in questa ultima parte della sessione. Dopo un po\u2019, tutte queste piccolezze si sommano.]<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011.jpg\" alt=\"\" title=\"GolfDigest giugno 2011\" width=\"290\" height=\"381\" class=\"alignright size-full wp-image-572\" srcset=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011.jpg 290w, https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/files\/2011\/06\/GolfDigest-giugno-2011-228x300.jpg 228w\" sizes=\"(max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.golfdigest.com\/magazine\/golf-digest\/index\/index_20110509\" target=\"_blank\">Il&nbsp;numero di giugno di \u201cGolfDigest\u201d<\/a> contiene un articolo, a firma di Max Adler, dedicato a quei golfisti abbastanza bravi per essere considerati delle \u201cstelle\u201d nel loro circolo ma che, nell\u2019universo golfistico, sono mooolti gradini sotto il golf professionistico: <em>How Low Can You Go?<\/em> Di fatto l\u2019articolo finisce per essere una galleria ben articolata di ci\u00f2 che diversi professionisti pensano sul tema. Riporto a seguire, commentandoli (e inserendo la mia traduzione di seguito tra parentesi quadre), alcuni punti che reputo degni di nota.<\/p>\n<p>Intanto, il concetto di \u201cscratch golfer\u201d \u00e8 variato col tempo: il livello scratch, o handicap zero, \u00e8 stato misurato come il gioco espresso dalla met\u00e0 migliore dei partecipanti allo US Amateur tra il 1977 e il 1981. Oggi, usando gli stessi criteri si ottiene un livello di +3: ovvero, la concorrenza (per via del progresso tecnologico nei materiali, della preparazione atletica e probabilmente per altri fattori) \u00e8 molto pi\u00f9 agguerrita.<\/p>\n<p>Poi, bisogna distinguere tra colui che gioca scratch sul proprio campo e colui che fa la stessa cosa in giro per campi diversi tra [\u2026] <a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/2011\/06\/10\/la-differenza-tra-noi-e-loro\/\">continua a leggere \u00bb<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[114],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v18.3 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La differenza tra noi e loro - Campo Pratica<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/campopratica\/2011\/06\/10\/la-differenza-tra-noi-e-loro\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La differenza tra noi e loro - Campo Pratica\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Il&nbsp;numero di giugno di \u201cGolfDigest\u201d contiene un articolo, a firma di Max Adler, dedicato a quei golfisti abbastanza bravi per essere considerati delle \u201cstelle\u201d nel loro circolo ma che, nell\u2019universo golfistico, sono mooolti gradini sotto il golf professionistico: How Low Can You Go? 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