{"id":1152,"date":"2011-05-06T07:33:24","date_gmt":"2011-05-06T07:33:24","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilcambiamento.it\/lavita20\/?p=57"},"modified":"2011-05-06T07:33:24","modified_gmt":"2011-05-06T07:33:24","slug":"il-lavoro-secondo-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/blog\/2011\/05\/06\/il-lavoro-secondo-me\/","title":{"rendered":"Il lavoro, secondo me"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Io sono fortunato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A dirla tutta, io sono un ragazzo molto fortunato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cominciamo da capo. Avevo 27 anni, ero appena laureato. Giulio Einaudi e Norberto Bobbio, il primo per lettera e il secondo per telefono, mi avevano incoraggiato a proseguire gli studi su Cesare Pavese, che sarebbero stati il mio sbocco lavorativo naturale. Ma <em>litterae non dant panem<\/em>, si sa. Un giorno, per caso, alla Camera di Commercio di Torino mi imbattei in un dischetto \u2013 un floppy disk, scommetto che la maggior parte dei lettori non ne ha mai visto uno \u2013 contenente una lista di aziende piemontesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mandai una lettera, offrii un servizio. Iniziai a lavorare, creai un\u2019azienda. Per quindici anni ho lavorato come un matto, dalla mattina alla sera. Perch\u00e9 era giusto cos\u00ec, perch\u00e9 dovevo farmi una posizione, creare una famiglia, mantenere dei figli (delle figlie, nel mio caso; ma tant\u2019\u00e8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi, ad un certo punto \u00e8 successo qualcosa. Ho passato i quarant\u2019anni, segnatamente. Quarant\u2019anni sono un traguardo importante. \u00c8 tempo di bilanci, si cominciano a tirare i remi in barca. Vedi la fine del tuo tempo, capisci che non sei immortale, che non sarai qui per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma ti devi dare una mossa.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mmmmm.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201ccrisi\u201d \u2013 la cosiddetta crisi \u2013 \u00e8 stata benedetta, in questo senso. Ne ho approfittato (assolutamente per caso, secondo la logica del <a title=\"Il Cigno nero\" href=\"https:\/\/giannidavico.it\/staging\/brainfood\/2008\/12\/23\/il-cigno-nero-2\/\" target=\"_blank\">Cigno nero<\/a>) per semplificare la mia attivit\u00e0 lavorativa (e la mia vita, gi\u00e0 che c\u2019ero).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono molto fortunato, dicevo. S\u00ec, dopo quindici anni di lavoro avevo clienti, una posizione eccetera. Potevo permettermelo, probabilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho dato il via al mio personalissimo <em>downshifting<\/em>. Solo, non sapevo si chiamasse cos\u00ec: e allora l\u2019ho chiamato 25&#215;44. Ovvero, mi sono ripromesso di non lavorare pi\u00f9 di 25 ore alla settimana per pi\u00f9 di 44 settimane l\u2019anno \u2013 mai pi\u00f9 \u2013, basandomi sulla considerazione di cui dicevo prima, ovvero della fine del tempo. Sono passati tre anni da allora, e cos\u00ec \u00e8 stato fino ad adesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che cosa accadr\u00e0 domani, ignoro. Ma intanto mantengo la mia famiglia. Allora dico che una vita migliore, pi\u00f9 semplice e con meno preoccupazioni, \u00e8 possibile. Solo, dipende da noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre ripensare al concetto di lavoro, a quanto il lavoro deve pesare nelle nostre vite, quanto \u00e8 importante, e quanto sono importanti altri aspetti che dovrebbero essere prioritari ma vengono relegati al domani \u2013 ovvero al mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dipende da te.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/keyword.php?k=speciale%20lavoro\" target=\"_blank\">VAI ALLO SPECIALE DE IL CAMBIAMENTO &#8220;IL 6 MAGGIO E IL SENSO DEL LAVORO&#8221;<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Io sono fortunato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A dirla tutta, io sono un ragazzo molto fortunato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cominciamo da capo. Avevo 27 anni, ero appena laureato. Giulio Einaudi e Norberto Bobbio, il primo per lettera e il secondo per telefono, mi avevano incoraggiato a proseguire gli studi su Cesare Pavese, che sarebbero stati il mio sbocco lavorativo naturale. Ma <em>litterae non dant panem<\/em>, si sa. Un giorno, per caso, alla Camera di Commercio di Torino mi imbattei in un dischetto \u2013 un floppy disk, scommetto che la maggior parte dei lettori non ne ha mai visto uno \u2013 contenente una lista di aziende piemontesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mandai una lettera, offrii un servizio. Iniziai a lavorare, creai un\u2019azienda. Per quindici anni ho lavorato come un matto, dalla mattina alla sera. Perch\u00e9 era giusto cos\u00ec, perch\u00e9 dovevo farmi una posizione, creare una famiglia, mantenere dei figli (delle figlie, nel mio caso; ma tant\u2019\u00e8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi, ad un certo punto \u00e8 successo qualcosa. Ho passato i quarant\u2019anni, segnatamente. Quarant\u2019anni sono un traguardo importante. \u00c8 tempo di bilanci, si cominciano a tirare i remi in barca. 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