Nella mia cittadina – di fatto un paesone sonnolento di 35mila e rotti abitanti, la tipica provincia italiana – giusto una settimana fa ha aperto un ipermercato, con tanto di costruendo McDonald’s nei paraggi, parcheggi che sono distese infinite di auto e così via.
(La prima volta che misi piede in un ipermercato Auchan, forse vent’anni fa, mi sentivo felice e parte di un movimento che creava il futuro. Ma quando alle casse vidi tutte quelle borse di plastica che potevi prendere liberamente e gratuitamente, io che sono cresciuto in un negozietto di cento metri quadri dove i rapporti umani avevano un valore, un peso, un significato, mi sembrò subito che ci fosse qualcosa che non andava. Non capivo bene, ero confuso, ma sapevo che c’era qualcosa di sbagliato.)
Meno di tre mesi fa, proprio ai confini di Chieri, aveva aperto un altro centro commerciale. È una guerra tra giganti, perché i centri commerciali chieresi sono ora almeno quattro (e sto contando solo i grandi, […] continua a leggere »






