Giusto settant’anni fa

C’è un problema apparentemente banale, ma molto significativo da un punto di vista golfistico, che riguarda un luogo preciso della buca 18 del Merion Golf Club: Esattamente da quel punto, giusto settant’anni fa, Ben Hogan tirò uno dei colpi di golf più famosi dell’intera storia golfistica, immortalato dalla foto di Hy Peskin, a detta di innumerevoli storici la più famosa foto mai fatta a un golfista. Chiunque si trovi a giocare le 18 buche di uno dei campi più famosi del mondo, un campo che trasuda storia a ogni cantone (il 27 settembre 1930, per ricordare un fatto soltanto, Bobby Jones completò su questo medesimo percorso il suo Grand Slam vincendo lo US Amateur Championship), si sente quasi costretto una volta giunto in quel punto del fairway della 18 a provare quel colpo: la conseguenza è che l’erba intorno a quel punto è perennemente mancante. Quel colpo fa parte di una storia che di per […] continua a leggere »

Il libro perfetto

Sulla base della mia credenza generale che una cosa è vera fondamentalmente quando è scritta, nel golf ho cercato per anni il libro perfetto, quello che finalmente mi avrebbe permesso di craccarne il codice in maniera definitiva. Le recensioni, il blog, il libro sono state tutte conseguenze naturali; ma prima, per me, per il mio proprio golf questo è stato fondamentale. Per anni ho scavato nelle librerie, librerie fisiche, librerie polverose di libri usati, librerie online, alla ricerca del libro, quell’unico libro che mi avrebbe finalmente spiegato come poter giocare a golf.

Credo di esserci andato vicino in alcuni casi. Con le Five lessons, ovviamente, che però ho scoperto tardi perché non credevo, nella mia supponente ignoranza, che un libro di sessant’anni prima avrebbe potuto veramente dirmi qualcosa; ma prima in Pelz, e certamente in altri volumi (o parti di essi) che sono percolati dentro di me e di cui ora non ho memoria.

Ho avuto qualche risultato negli anni; minime soddisfazioni personali. Sono stato hcp 2.9 per un giorno, ad esempio. Il che mi porta direttamente ai pavesiani Mari del Sud:

Solo un sogno gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta, […] continua a leggere »

A photo for the ages

Coronavirus, tempo di fare altro. Oggi vorrei commentare una foto che da anni ho sotto gli occhi, e che rappresenta al meglio il mio dolce mito e – si parva licet – quello che io vorrei essere nel golf negli anni a venire.

Ce l’ho sotto gli occhi perché è raffigurata nella copertina della miglior biografia a mio avviso esistente su Ben Hogan (ne avevo parlato qui).

La foto è stata scattata da Jules Alexander (fotografo la cui storia meriterebbe un post tutto suo) a Winged Foot mercoledì 10 giugno 1959, il giorno precedente l’inizio dello US Open. Hogan, che all’epoca aveva già dato – golfisticamente parlando – il meglio di sé, stava giocando il suo giro di prova con Claude Harmon, che era il pro di casa.

Sul green della 15 Hogan, dopo una breve pausa nella casa di Freddie Corcoran – l’autore della foto pensa per fare pipì –, si accese una sigaretta e si appoggiò in maniera molto rilassata e tranquilla al putter, rimanendovi per un certo tempo; […] continua a leggere »

Il golf non si gioca solo in campo – la preparazione fisica

Ci troviamo in una situazione inedita che ci accomuna, un luogo dove non siamo mai stati prima. Bene, dato che ne usciremo completamente diversi (rinovellati di novella fronda, potremmo dire riprendendo padre Dante), questa è un’ottima occasione per fare il punto e imparare cose nuove.

Cominciamo dalle basi. La lamentazione comune ai golfisti è l’astinenza forzata dallo sport preferito. Ebbene, il golf non si gioca solo in campo. E anche oltre alla pratica, di cui non smetterò mai di essere patrocinatore, ci sono almeno altri tre ingredienti fondamentali per lo sport più bello del mondo che vanno curati in parallelo: la forma fisica, la forma mentale e l’alimentazione. Il primo tra questi, la forma fisica, può essere allenato in casa, non richiede nulla che non si abbia già o che non ci si possa procurare con facilità e ci farà tornare in campo, quando sarà, al meglio delle nostre possibilità.

Qui mi occupo quindi di questo aspetto.

Una parola di avvertenza, anzi due. Non sono un professionista del settore, solo un dilettante preparato. Quel che scrivo qui deriva dalla pratica prolungata e dalle letture; ma sono ben consapevole che un esperto del settore avrebbe molto da ridire su questa esposizione. […] continua a leggere »

Il bunker, come lo sento io

Per la prima volta quest’anno, e comunque per la prima volta da tanto tempo, ho provato un paio di giorni fa una sensazione intensa di flow. Ero nel bunker di pratica, un cestino da 21 palline (più una raccattata in giro – non sia mai che io veda una palla di campo pratica e la lasci al suo destino) e io, e per sei volte ho tirato quelle 22 palle, per un totale di 132 colpi. La cosa interessante è che mentre tiravo quei colpi non mi rendevo esattamente conto di quello che stavo facendo, anche se mi fermavo spesso a riflettere sulle sensazioni; e comunque la stragrande maggioranza di essi terminava molto vicino alla buca. Un paio (di fila) li ho imbucati, e non mi è sembrato punto strano.

La versione breve è che ho la sensazione di essere di nuovo ritornato a essere sicuro, concentrato ed efficace nelle uscite dal bunker, come mi accadeva diversi anni fa – almeno in pratica, perché poi la gara è una bestia di fattezze del tutto differenti. E l’obiettivo adesso è diventare più bravo. (E questa è di per sé un’ottima cosa, perché nel golf se non vai avanti […] continua a leggere »

In poche e semplici parole

Mi prendo la libertà, nell’ultimo post dell’anno su questo blog, di parlare del mio anno golfistico. Per una sorta di riepilogo delle cose passate, come ho spesso fatto negli ultimi anni; per raccontare (e raccontarmi) un anno di avventure; e anche perché negli ultimi mesi ho rarefatto, per via di vicende personali, la mia scrittura. Ma la scrittura – al pari del golf – è per me vita.

Il libro, innanzitutto. Campo pratica è qualcosa di cui vado fiero, un libro che se non avessi scritto quest’anno non avrei scritto mai più, uno strumento che sinceramente penso utile per il golfista seriamente intenzionato a migliorare. (È difficile, lo so, e non tutti hanno la voglia di mettersi in gioco eccetera; ma chi lo vuole fare ha un mezzo in più.) Per questo sono grato ai miei compagni di avventura – Andrea De Giorgio, Roberto Cadonati e Franco Iacovitti – e all’editore Caissa Italia, e in particolare a Yuri Garrett, che ne è l’anima e che proprio oggi mi ha reso edotto dei lusinghieri dati di vendita. È un mio libro certo, ma insomma è un’opera […] continua a leggere »

La preparazione golfistica invernale

Viene un tempo, ora, in cui è vero che si gioca a golf ancora quasi come se si fosse in estate, ma il cambio dell’ora, le temperature decrescenti e la luce declinante sono fattori limpidi di ciò che sta per venire. Anche le gare stanno terminando (magari lasciano il posto a qualche gara goliardica o poco più, ma il golf “serio”, quello fatto per il risultato, è alle spalle). È tempo dunque di pensare alla stagione che verrà. È questo, l’incipiente mese di novembre, il periodo migliore per pensare ai cambiamenti che desideriamo apportare al nostro gioco e per visualizzare i miglioramenti che avremo.

È presto? Forse. Più avanti penseremo al golf decembrino, ma per adesso potrebbe venirci in soccorso padre Dante (Purgatorio, III, 78):

Ché perder tempo a chi più sa più spiace.

Che cosa significa questo, in pratica? Ecco un paio di spunti, che poi ciascuno adatterà a sé come vorrà.

1. Un obiettivo davanti a sé

Ciascuno avrà le sue risposte, ma per me pensare alla stagione successiva significa da anni una cosa innanzitutto: il Trofeo Sanremo, […] continua a leggere »

Il colpo più difficile

Be’, in realtà non so se si può definire il colpo più difficile in assoluto, ma certamente è catalogabile tra i 4-5 più complessi. Sto parlando dell’approccio da 30-40 metri; anche se siamo in fairway e con bandiera scoperta, il grado di difficoltà rimane elevato perché è un colpo (o, più precisamente, un mezzo colpo) dove il controllo deve essere massimo.

Qual è un buon risultato? Prendendo come misura i 40 metri, considero che il colpo è ottimo quando l’errore non supera il 5%: ovvero quando la palla si ferma entro i 2 metri dalla bandiera. (Per definire un colpo come “buono” possiamo calcolare un margine d’errore del 10%: ma sappiamo bene che le percentuali di palle imbucate dai 4 metri rispetto ai 2 stanno in una categoria completamente differente. Insomma è un colpo salva-par, e al contempo un toccasana per l’autostima golfistica.)

Ieri sera, in un momento di intenso flow, l’ho messo a punto. (Anche se sarebbe più corretto dire che quel che ho “scoperto” ieri è frutto di tentativi ed errori che vanno molto indietro nel tempo.) […] continua a leggere »

Libri di golf, “Il Mondo del Golf Today”, agosto-settembre 2019

Museo privato Bisagno, dieci anni dopo

La settimana scorsa ho fatto ammenda. Ho mantenuto una promessa fatta dieci anni fa. Credo che abbia a che fare col fatto che quando l’allievo è pronto il maestro, magicamente, compare. E raccontare questa storia magnifica è impegnativo, per me, perché tanti pensieri mi si accavallano alla mente nello stesso tempo, tutti desiderosi di venir fuori. Proverò ad andare con ordine.

Parto da qui, dove giusto dieci anni fa raccontai di questo splendido museo. Lo feci con passione, ma concentrandomi sull’incantevole libro che il deus ex machina del museo, l’avvocato Marco Bisagno, col supporto della moglie Iole (perché sarà scontato dirlo, ma come può esistere un grande uomo senza una grande donna al suo fianco?), pubblicò per raccontare della sua “creatura”: opera già in sé sublime, oggetto non venale e fuori commercio (e del resto le stesse considerazioni valgono per il museo: il museo non ha biglietti e orari, è una creazione privata con nulla di commerciale che lo riguardi). Mi concentrai sul libro dunque, e non – come forse sarebbe stato naturale – su una visita […] continua a leggere »