Innanzitutto: credo che di questi tempi poter prendere parte ad una gara di golf sia – a prescindere dal risultato – un grande privilegio. Questo è quello che mi è successo nel fine settimana del 20-21 marzo, oltretutto nel mio campo. Ne tratteggio qui qualche impressione.
Non ha molta importanza il mio risultato, anche perché si sa che nel golf you are your numbers e io ho fatto parecchi disastri. Ricordo un conoscente, tanti anni fa, che mi spiegava perché ne aveva tirati 83 e non 82, e mi raccontava una serie infinita di sue noiosissime buche e io non riuscivo più a sganciarmi. Ma tra un 82 e un 85, per dire, non c’è differenza alcuna: a livello dilettantistico la differenza può essere tra 79 e 80, e una differenza importante c’è tra un 72 e un 73, ma tutto il resto è solo fuffa che ci raccontiamo per darci delle giustificazioni.
Quindi non parlo del mio gioco, ma racconto qualche episodio. Sabato alle 7 sono al circolo, la temperatura è intorno allo zero. C’è quell’atmosfera di leggera tensione che si respira in questo genere di gare, acuita dal fatto che con il Covid non puoi […] continua a leggere »




