Ritrovare il passo

Ho capito che devo riprendere il passo smarrito. Come sempre uso la parola scritta per descrivere il mondo che mi circonda, cercare di darne una definizione; però è che alla fine delle fini a sentire un tale che si lamenta sempre, che non perde occasione per parlare del suo scoramento, del suo disallineamento rispetto al mondo, uno si stufa pure a sentirlo.

Io vorrei che le mie parole facessero magari riflettere o sorridere, facessero pensare, dessero spunti per proseguire altrove, non certamente che fossero percepite come uno strumento di noia mortale.

E dunque parlo della fatica di aver cinquant’anni, certo; ma anche della gioia, dei progetti ancora da immaginare e poi da cominciare. Del sole che un poco ti scalda – e non me soltanto.

Lascio andare i vecchi pensieri, la vecchia vita, la vita di prima che non è più la vita di adesso. Accetto il cambiamento, lo abbraccio, voglio vedere dove mi porta.

Penso con lieta nostalgia alle cose belle che ho lasciato, guardo la mia vita di prima e sorrido perché mi pare di essere finalmente […] continua a leggere »

In quel luogo dentro i luoghi

Capodanno. Ma niente lista dei progetti da fare, niente elenchi dei buoni propositi che all’Epifania sono già morti. Solo registrare i miei pensieri. E le sensazioni, quelle sopra tutto.

La tristezza che mi prende da dentro e che mi mangia. Il mio malessere che non so mettere in parole, che non so spiegare. Qualcuno, bontà sua, mi ascolta; ma io cambio versione ogni dieci minuti, come mi si può seguire? La colpa è mia che non sono in grado di spiegarmi.

Io che, da giovane uomo, avevo scandito la mia vita per due generazioni dopo di me, oggi mi guardo allo specchio e sono parecchi i giorni in cui non mi piaccio per niente. Ma non voglio chiedere scusa, mi arrogo il diritto di stare male per conto mio. I miei pensieri sono disordinati; cionondimeno ritengo importante, prima di tutto per me, registrarli. Chi ride, pazienza. Come dice la regola numero cinque del Manuale di cattiveria per piccoli lupi: Gli altri, tutti al diavolo.

E dunque niente piani per il 2020, ma solo qualche augurio che mi faccio.

Mi auguro di mantenere l’autonomia di pensiero, e di pensare tanto. Se altri ritengono sciocchezze quel che penso non è un problema […] continua a leggere »

La cosa più bella

Gianni.

Ho ascoltato più volte questo pezzo, che conosco per via delle mie figlie.

Ligabue dice niente paura. Ma come, niente paura? Io penso ai miei errori, al dolore inferto e subito, alle deviazioni di percorso (ah, come invidio chi sa andare diritto, chi ha idea di quello che fa – io storto o niente).

Gianni. E questo mio diario che registra pensieri confusi, io che dritto proprio non so andare.

A volte, però, mi par di capire. Sono lampi, e poi ricado nella mia mediocrità.

E che cosa sono queste lacrime che continuano a cadere? Sono figura dei miei errori. Le mie figlie sono la cosa più bella che la vita mi ha dato. Sono brave persone. E io non mi sento più all’altezza del mio compito. Che delusione, Gianni. Gianni.

(Ma io vi ho amate. Vi amo, vi amerò sempre. Io sono un papà imperfetto ma vi amo, vi amo nonostante me.)

E tutto quel che non funziona e che non va, la mia vita come un ingranaggio […] continua a leggere »

Là dove non sono stato mai

In mezz alla pista me par che me basta tutt quel che g’ho (Davide Van De Sfroos, La machina del ziu Toni)

Stamattina correndo, correndo dopo tanto tempo, correndo a ritmo per i miei standard fortissimo, mi accompagnavano Van De Sfroos (quello c’è sempre, una sorta di novello Batista, qualcuno che ha spesso le risposte giuste – la differenza è che Batista le aveva sempre) e i versi di una poesia di un poeta italiano del Novecento che non riesco a ritrovare ma che faceva più o meno così:

[…] e i nostri mattini puri. La gente conosce la coppia che cammina rasente i muri.

Ah no, dimenticavo: mi accompagnavano anche le mie lacrime, che non so dire se erano di gioia o di tristezza; probabilmente un misto delle due. Forse erano figura, nel senso auerbachiano del termine, di tutte le parole che non so dire, di tutte le sensazioni di questi mesi che mi porto dentro e non riesco ad esprimere. Però c’eravamo io e loro, e io mi sentivo incredibilmente vivo.

Ora che ci […] continua a leggere »

Il dolore è nel tuo occhio timido

Il dolore è nel tuo occhio timido nella mano infantile che saluta senza grazia, il dolore dei giorni che verranno già pesa sulla tua ossatura fragile. […] Tu hai salutato con un cenno debole e un sorriso patito, sei rimasto ombra nell’ombra un attimo, ora corri a rifugiarti nella nostra ansia. (Attilio Bertolucci, Bernardo a cinque anni)

Non scrivo più qui da diverse settimane. Cosa che per me è una sorta di sconfitta implicita, perché penso che lo scrivere serva ad analizzare se stessi, i pensieri, a sistemarli, a cercare soluzioni. Perché penso che scrivere mi serva come mangiare, come dormire. Perché è la mia gioia e la mia pena, la mia salvazione e la mia condanna.

Nella consapevolezza che quelle soluzioni, comunque, non le troverò; perché come dice Paolo Cognetti in Manuale per ragazze di successo,

Ho pensato che ognuno di noi è venuto al mondo con un nemico, e che da quel momento è destinato a perdere e poi perdere di nuovo, e che perciò tutte le vite meritano compassione.

(Lui offre anche uno […] continua a leggere »

Non tornare a Monesiglio

Sono stato in questi giorni in quello che un tempo era il mio rifugio tra i monti con mia figlia piccola (o meglio, che un tempo era piccola; e comunque la più piccola tra le figlie, e comunque colei che per me sarà sempre piccola).

Non è stato semplice vedere che quella casa che per anni è stata di fatto casa nostra, la mia vera casa, la casa dove le mie figlie hanno giocato e gioito e corso e riso a perdifiato e guardato le stelle in stellate senza fine, è ora il luogo che qualcun altro chiama casa. Logico, potevo aspettarmelo – dopotutto è bene che una casa sia abitata e viva; però arrivare lì ciapand travers (arrivarci direttamente no, non ne sarei stato capace; potevo solo giungerci attraverso il bosco) e vedere uno steccato circondare quel luogo è stato come subire una sorta di profanazione. Perfettamente legale, ma pur sempre una profanazione nella mia memoria.

Abbiamo accusato il colpo. Ci abbiamo messo un po’ per riprenderci da quello che, a ben vedere, è un normale fatto […] continua a leggere »

Sciocco io

Nei giorni dell’attesa capitano tante cose, dentro di te. Capita che cerchi di tracciare un bilancio della tua vita – cinquantun anni, una manciata di settimane ai cinquantadue – e come può sembrarti tempo ben speso? Hai scritto libri, hai dato lavoro, hai messo al mondo due figlie splendide che vanno con passo sicuro per il mondo, hai amato (tanto) e sei stato amato (altrettanto), ma alla fine che cosa resta?

Scusa se ti scrivo non ci siamo più sentiti per non correre il pericolo di sorprenderci feriti (Luca Barbarossa, Vivo)

Cacchio, me l’avessero detto nei miei vent’anni, quando mi sentivo, pavesianamente parlando, un giovane dio, me l’avessero detto che sarebbe stato così difficile, tutto così in salita, io che ero così sicuro di me e ora ho paura di tutto, me l’avessero detto non avrei avuto strumenti per crederci.

Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo, senza pena, col morto sorriso dell’uomo che ha compreso. (Cesare Pavese, Mito)

Con la differenza che io non ho capito.

Barba lunga, tempo che passa, ma passa per cosa?

Io, io […] continua a leggere »

L’8 giugno ritorna sempre

In questo post metto spunti diversi, magari apparentemente lontani tra di loro, ma che si intrecciano in un filo unico – la mia impossibilità a mantenere una linea diritta, l’inequivocabilità del fatto che non posso che ciapé travers.

Prima di tutto il pensiero va a questo giorno, che ritorna sempre a ricordarmi il mio amico che non c’è più. È tornato l’anno scorso, è tornato due anni fa, tornava anche prima (solo che non ci pensavo), e soprattutto ritornerà sempre (e a questo fatto penso spesso, invero).

Poi c’è il fatto che le cose importanti della vita sono nascoste. Lo dice bene, ad esempio Montale (che è legato a papà, perché due versi di Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale sono nel suo ricordino funebre, che è sempre sul lato destro della mia scrivania a fianco di quello di Batista):

Né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.

Questo video, che scoprii grazie a Kirsi. (Then suddenly it hit me. This bus ride was it. This was parenthood, this was the childhood of my darling daughter, […] continua a leggere »

Ho guardato le mie mani

Callose, nodose, involte.

Le mani di un uomo nel suo cinquantaduesimo anno di età.

Le mani di un uomo che ha fatto tanti errori.

Le mani di qualcuno che non deve più fare finta.

Mani che sanno scagliare un driver con discreta perizia, che sanno tirare un putt con delicatezza, che sanno solfeggiare sulla tastiera, un sintagma dopo l’altro. Mani che sanno accarezzare, che sanno bloccare, che chiedono perdono e sanno perdonare.

Mani piene di speranza e di progetti. Mani nelle quali nessuna croce manca, mani consapevoli dei propri errori e delle proprie manchevolezze; ma anche dell’allegria e delle possibilità.

Mani che fanno famiglia.

A dirla tutta, mani vive.

Super Superga

La vita gira finché gira l’elica ma gira per nagott se te ghe mea la un timon Davide Van De Sfroos, Il costruttore di motoscafi

Come faccio ogni tanto, sono salito a Superga oggi pomeriggio. Io e la mia bici. Eravamo soli.

No, non è vero.

Mi accompagnavano in realtà un sacco di suoni e memorie e ricordi e parole. (E i pensee che fann un gran casott, ma quelli paiono non andare mai via.)

Mi accompagnava Davide Van De Sfroos, il mio musico nume tutelare di questi mesi. Lui c’è sempre. C’è comunque.

Mi accompagnava il ricordo di Batista, e la solita domanda lòn ch’a dirìa Batista se gli potessi chiedere consiglio ora.

Mi accompagnavano personaggi incredibili che ho avuto la fortuna di incontrare, sebbene non di conoscere a fondo quanto avrei voluto.

Mi accompagnavano le parole dell’amore mio grande.

Eravamo in tanti a Superga, oggi pomeriggio.