Smart work vs. hard work

Parte della mia famiglia ha radici contadine, e io sono cresciuto in mezzo a racconti di fatica, sudori e giornate senza tregua. In tutto ciò, che ormai per me fa parte della mia personale mitologia (proprio perché mi è giunto insieme al latte materno), la soddisfazione ricavata dal lavoro non entrava in gioco. Il lavoro si faceva, e tanto, perché così bisognava fare: non c’era altra via.

Ti suona vagamente familiare?

Ma oggi le cose non stanno più così: soprattutto perché la tecnologia, se usata nella maniera corretta, ci viene in soccorso e ci permette di lavorare di meno e in maniera molto più efficace. Il vantaggio evidente è la liberazione del proprio tempo: più tempo per la famiglia, per fare le cose che ci piacciono, per aiutare gli altri, per cercare un significato più completo per la nostra esistenza e così via.

Occorre a questo proposito anche considerare la legge di Parkinson:

Il lavoro dura sempre quel tanto che è necessario a colmare il tempo disponibile per compierlo.

Ovvero: se abbiamo un giorno per portare a termine un progetto, impiegheremo tutto il giorno; se disponiamo solo di mezza giornata, quasi per incanto il progetto sarà completato in mezza giornata; se abbiamo solo un’ora, magicamente completeremo il lavoro in una sola ora. Come? Concentrandoci sugli aspetti essenziali e lasciando andare tutti i dettagli inutili. L’aspetto interessante e significativo di questa legge è che la qualità finale del progetto in genere non risente del tempo impiegato, ovvero impiegare il doppio del tempo per portare a termine un lavoro non è garanzia di un risultato migliore.

Inoltre: essere davvero produttivi è molto meglio che essere impegnati. Per cosa usi i tuoi talenti, alla fine della fiera: per fare le fatture? Come se essere occupati fosse in qualche modo misura del successo. E se la nostra attenzione non è focalizzata su ciò che stiamo facendo in questo preciso momento, di sicuro abbiamo un problema.

L’efficacia, in una parola, è enormemente più redditizia – e divertente – che l’efficienza: svolgere bene un compito trascurabile non lo renderà importante, mentre concentrarsi sulle cose importanti per portarle a compimento in fretta e bene è uno dei passaporti per il benessere a lungo termine.

Commenti

sabina ha detto:

Mi viene in mente la mia professoressa di storia e latino (quando le prof. di latino erano davvero tali), la quale ci ricordava sempre Cavour. Quando aveva un lavoro urgente da fare, lo assegnava sempre al più oberato dei suoi collaboratori. Solo così avrebbe avuto la certezza di un buon risultato.

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