Categoria: Vita 2.0

A mo’ di congedo

“La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti”
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 16 agosto 1950

Poco più di due anni fa ebbi un primo contatto con il nostro direttore. Ci scambiammo alcune mail, poi ebbi la fortuna di incontrarlo e vedere che gran persona che è – generosa, forte, intelligente. Lui – bontà sua – mi intervistò, e poi nacque l’idea di questo blog, cui ho dedicato tante energie in questi due anni. È stato un diario legato soprattutto al mio libro: ovvero, io l’ho visto come una sorta di estensione de La vita 2.0, in cui raccontare le mie emozioni ed esperienze, condividere “trucchi” di lavoro, insomma cercare di dare del valore ai miei venticinque lettori.

Quest’anno ho avvertito dentro di me la sensazione che gli obiettivi che ci eravamo prefissi con questo blog siano stati raggiunti. Il tempo passa, il libro si è “allontanato” da me, per così dire (nel senso che ha una vita propria, come accade […] continua a leggere »

Umberto Santucci, La vecchiaia come costruzione mentale


Segnalo con piacere questo ebook di Umberto Santucci, gran professionista e splendido pensatore. È una riflessione pacata e illuminata sul tempo che passa.

Si legge in fretta, ma va possibilmente meditato, digerito. E, tra gli altri, c’è un passo che mi ha colpito, o più precisamente una citazione. Il sommo Tiziano, ormai ottantenne, disse ad un suo allievo:

Ora ho l’impressione di cominciare a capire la pittura.

Insomma non è finita fino a che non è finita, e davanti a noi c’è sempre e comunque qualcosa di meraviglioso o qualcuno da scoprire.

Bravo Umberto, ottimo lavoro.

Letting go

Letting go. Lasciare andare, lasciar perdere, passare oltre. Così si intitola l’ultimo capitolo di Ben Hogan. An American Life, tra le tante biografie del campione quella autorizzata dagli eredi.

Ma non è l’aspetto sportivo che importa qui, è appunto quel lasciare andare, ovvero quel che succede ad un uomo – ad una persona – allorché le sue forze poco a poco lo abbandonano. Mi interessa l’uomo Ben Hogan una volta che tutte le luci attorno a lui si sono spente.

Gli amici di una vita pian piano se ne vanno. Fai difficoltà a guidare l’auto, tu che eri un mostro di millimetrica precisione a livello mondiale. La memoria ti abbandona. Nel 1996, un anno prima della morte, disse ad un amico:

Gene, I won five Opens. I just can’t remember where.

Ecco, la grandezza dell’uomo quando il tuo corpo e la tua mente ti abbandonano mi interessa, quando ti rendi conto che non ti rendi più conto del tutto, e sai bene che il futuro non potrà comunque brillare per te. La dignità dell’uomo che […] continua a leggere »

Del tempo che scorre e di altri accadimenti

Be’, sai, quell’ammonimento di non tornare a Monesiglio… in alcuni casi vale, in altri no. In questo caso no, decisamente no. No, perché lunedì siamo tornati, mia figlia piccola e io, nella nostra personale Monesiglio, ovvero in quella scuola materna dove lei ha passato tre anni lunghissimi e brevissimi della sua esistenza – e noi, di fatto, con lei. Mi sovviene Bertolucci:

O bella larga lunga Via Vittorio
che mi accogli poi che la mattina oziosa
m’aveva per linee esterne alla città portato
alla strada che impudicamente guarda
nei campi di football del collegio dove
ho passato quattro anni lontani della mia
vita, […] lascia
che m’immerga nel tuo flusso feriale,
unanime e solidale con tutti
i pellegrini alla pari di me verso la meta
del mezzogiorno prossimo e giusto.

Ecco, voglio dire, tornare a Monesiglio in qualche caso non è una delusione ma fa bene al cuore, lo allarga, ti rende sereno. Perché sì, ti accorgi dei piccoli cambiamenti (è logico, la vita scorre con o senza di noi), ma nello stesso tempo vedi tua […] continua a leggere »

Aria, Valzurka

Col tempo questo blog è diventato anche il luogo dove far conoscere prodotti che ritengo in linea con i temi qui trattati. Non devo vendere nulla a nessuno, ma mi piace segnalare iniziative meritorie di cui vengo a conoscenza.

L’ultima, in ordine di tempo, è Valzurka, CD di Michela Manera e Piergiorgio Graglia, ovvero gli Aria.

Potrebbe essere vista come un’operazione nostalgica, tuttavia non è così: il passato forse entra in gioco, ma in modo elegiaco e sereno. In questo CD il piemontese è una cosa naturale e semplice, facile, bella. Me piases (“Mi piaci”, presente anche in versione francese, Tu me plais) è un pezzo di una semplicità e una bellezza che lasciano senza fiato. O, almeno, questa è stata la sensazione che ho provato io la prima volta che ho ascoltato questo pezzo. E non voglio essere irriverente, ma mi ricordo quel che è successo il primo giugno 1967 – dovevo ancora nascere, sia chiaro! 🙂 –, il giorno in cui è uscito continua a leggere »

Strade innevate vs. i nostri regnanti

La strada statale 548 della Valle Argentina, nel tratto tra Badalucco e Molini di Triora, che poi diventa strada provinciale 52 fino a Triora, in provincia di Imperia, attraversa l’omonima valle in un paesaggio incantevole e quasi fiabesco.

L’ho percorsa lunedì pomeriggio con la famiglia, in una gita in quei luoghi magici. Aveva nevicato la notte prima e la mattina stessa, e per la strada erano passati sì, ma sommariamente, gli spazzaneve; e tuttavia non era stato sparso il sale. Il motivo – che potevo facilmente capire da solo – me l’ha detto una signora che conduce un piccolo negozio di alimentari in quei luoghi: non ci sono soldi per queste cose.

(E tra parentesi: non sono incantevoli le botteghe di questi paesini? Contro ogni logica economica, resistono all’avanzata dei maxi-scatoloni ora noti come “parchi commerciali” – cambiare nome alle cose per mascherare la realtà è un trucco ben noto da millanta anni.)

Ora, i temi di lunedì erano due: l’abdicazione del papa e lo scontro […] continua a leggere »

Tempi moderni

Dunque, io credo che stiamo sbagliando.

E ne ho le prove. Sì, ne ho le prove, anche se non so chi sono i colpevoli.

Ieri sera sono entrato per la prima volta all’Ipercoop di Chieri a fare la spesa, quel luogo di cui parlai qui. Con mia figlia piccola, perché da solo col cavolo che ci sarei andato.

Le pere sono di plastica e sono confezionate quattro a quattro, tutte uguali. Quattro a quattro, tutte uguali.

I percorsi all’interno di questo centro commerciale sono prestabiliti. Tu vai dove vogliono che tu vada. Loro. Loro sono i colpevoli.

L’atmosfera è amichevole, tutto è fatto a bella posta per farti comprare.

Ma le pere, in natura, non sono tutte uguali!

Ora, io penso ad un dialogo tra Tavo Burat e un pastore in questo bel DVD (ne ho parlato qui):

L’eva mineral a costa anco’ pù che ‘l làit… […] continua a leggere »

Ritornare selvatici

Dunque, la società di oggi ha tante meraviglie, ma altrettante – e forse più – manchevolezze. Il precario equilibrio con la natura è una di queste, e non certamente secondaria.

Ritornare selvatici. Le parole nomadi di Tavo Burat è un film che va in questa direzione. È uno dei testamenti spirituali di Tavo Burat, grande personaggio e grande persona, studioso brillante, uomo mai domo e con un senso di giustizia fortissimo dentro di sé (qui un mio piccolo ricordo).

E nello stesso tempo è anche l’invito accorato all’uomo di oggi a salvaguardare, a tenere da conto la terra, la natura, le proprie radici, la biodiversità come si direbbe oggi con una parola di moda, perché è tutto quel che ha. (Personalmente mi vedo molto bene, invecchiato, nel mio rifugio sui monti, a custodire una piccola parte di natura, a cercare di lasciarla in buone condizioni alle generazioni future. Ritornare selvatici – io ci arrivo.)

O, per dirla con le parole di Tavo:

Essere ancora selvaggio, oggi, forse […] continua a leggere »

Novantatré

Tanti sono i minuti corsi ieri al mio passo tranquillo, che è intorno ai 10 km/ora. Un percorso pianeggiante, fatto con calma ma senza soste.

A volte mi sembra di avere troppi anni per fare queste cose, ma credo sia un po’ come per il golf: se ci fossi arrivato prima sarei ora meno motivato, meno caparbio, meno testardo.

Ed è anche un po’ il discorso del talento di cui parla Bob Rotella in Life is Not a Game of Perfect: nello sport come nel lavoro, c’è un talento ovvio che è quello dei primi della classe. Ma non è questo, secondo lui, il vero talento: il vero talento è di chi fa fatica, di chi viene da dietro, di chi deve sempre inseguire.

Non ti pare, caro lettore, che le cose che sudiamo di più siano quelle che ci danno vera soddisfazione, quelle che ricorderemo meglio e più a lungo?

Allora ieri, dopo un giorno passato a […] continua a leggere »

S.U.S.A. – a gentle reminder

Il post di oggi non è che una ripresa dell’ultimo.

Manca esattamente un giorno a che quel sentiero, a lungo sognato dai suoi ideatori (dei pazzi, non c’è alcun dubbio), divenga – per tre lunghissimi e brevissimi minuti – realtà.

Io il mio posto in prima fila l’ho prenotato: sarò in corso Francia all’angolo di corso Svizzera, un luogo che ha per me l’aria di un ricordo netto di me bambino, e nello stesso tempo è legato alle mie radici familiari.

Da domani, da domani e per sempre, sarà anche legato al sentiero umano.

Basta parole. Ora si fa.