Passare i quarant’anni vuol dire vedere la fine del tuo tempo, e questo vuol dire dare mooolto più valore al poco tempo che ti resta. Un tempo le priorità erano avere una famiglia, guadagnarmi da vivere e così via, adesso sono diventate una sola: esprimere al massimo i miei talenti e lasciare un segno nel mondo.
Questo vuol dire diventare inevitabilmente esploratori. Già, il mio mestiere di adesso è questo: l’esploratore. Sono sempre più spesso nel territorio intorno ai miei limiti, proprio perché voglio andare oltre, voglio vedere fino a dove riesco ad arrivare.
Non sono l’esperto, sono l’esploratore e la guida.
E vedo cose fantastiche: prima di tutto dentro di me, e poi al di fuori. Vedo cose che non immaginavo esistessero, vedo il tempo liberato, sento di essere arbitro del mio destino nel bene come nel male, e non credo esista una sensazione più piena – per me, almeno.
Il tempo liberato vuol dire fare a meno delle catene, vuol dire non dover soffrire per forza, vuol dire avere il pieno diritto di fare sbagli e imparare da essi. E poi passare oltre.
Vuol dire che la mia vita di prima la conosco già, la conosco bene; vuol dire che adesso ho cominciato ad andare oltre, e certamente non mi fermerò qui.
C’è un mare procelloso davanti a me ma non mi spaventa. Che cos’è il peggio, l’assoluto peggio, che mi può capitare se tutto, ma proprio tutto, andrà male? Ci ho pensato un po’, e ho concluso che comunque non sarebbe così grave. Anche se tutto andasse male non sarebbe poi così male.
Io sono al comando della mia nave: anche se non sono mai stato in mare aperto ho lasciato le paure, e sono già arrivato là dove voglio andare.
Commenti
Ho apprezzato molto questo post. Sembrava scritto per me, per ciò a cui stavo pensando stamane, perdonami l’arroganza, il furto di riflessioni che ho operato. Avevo bisogno di sentire queste parole. Grazie.
Grande Gianni! Per quello che fai per te e per lo stimolo che offri agli altri.
Mannaggia, nel post precedente mi sono regalata una *r* di troppo… Maria Antonietta 🙂
Sono parole di tutti, e certamente nel momento in cui l’hai letto *era* scritto per te.
“Cosa può accadermi in fondo di così grave?” Mi piace la domanda che ti ha messo in moto. Buona caccia al futuro, amico 🙂