L’ultimo post di Simone Perotti prende spunto da un commento di un lettore sulla sua pagina FB. Il succo del discorso è: è lecito che si utilizzino (tra gli altri) gli strumenti del social networking per promuovere quello che si fa, soprattutto se a farlo è qualcuno che di Seneca, del vivere nascosti e lontani dal mondo, ha fatto una delle sue bandiere?
La risposta breve, per mio conto, è sì.
La risposta lunga richiede un ragionamento. Io, nel mio piccolo, faccio cose simili. Ovvero: ho un progetto di vita simile. No, non sono famoso ma sono felice e questo mi basta, ho scoperto che posso fare quello che mi piace nello stesso tempo mantenendo una famiglia, per me è sufficiente.
(Questa notte pensavo alle carriere, alle giornate lavorative di 16 ore, al brivido del potere… no, tutte cose che non fanno per me. Non più, almeno.)
No, non ho ricette segrete ma conosco qualche trucco, più o meno è tutto qui. Parlo volentieri con chi vuole parlare con me ed è disposto a mettersi in discussione, a ragionare, a riflettere.
Sì, sono vanitoso e vorrei sempre che mi dicessero bravo, molto più di quanto accade. Anche a me ogni tanto dicono che dovrei smetterla di parlare del mio rifugio sui monti, di quanto è bello passare del tempo al golf e così via. Ma questa è la mia vita, la mia vanità va di pari passo col servizio – modesto, per carità – che rendo ai miei venticinque lettori.
È come quando… è come per l’imprenditore: l’imprenditore investe un capitale di rischio e il suo tempo lavorativo in un’impresa con lo scopo di ricavarne dei frutti: quindi persegue il proprio interesse ma in questa maniera dà del lavoro a delle persone, ovvero contribuisce a far muovere l’economia. L’una e l’altra cosa vanno a braccetto e non potrebbero esistere singolarmente prese.
Mi piacerebbe che Simone Perotti facesse un marketing solo tarato sui miei bisogni? Ovviamente no! Posso non essere d’accordo con alcune sue idee ma trovo comunque positivo il fatto che si rivolga a me – al suo pubblico – esponendo la sua merce, ovvero i suoi libri e le sue idee.
E se non mi piace smetterò di seguirlo, non cascherà il mondo. Posso scegliere. Ma quei commenti che sono figli dell’invidia non li trovo positivi, che cosa aggiungono al nostro sapere?
Commenti
In qualità di lettrice rientrante nel novero dei 25, confermo l’ottimo servizio che riceviamo da questo blog. Ci dà coraggio, a noi che cerchiamo disperatamente di dare un nuovo senso alla nostra vita. Più di quanto tu non creda.
Ma che bello Sabina, arrossisco e ti ringrazio! A me piacciono le responsabilità, quindi mi impegno a proseguire per questa strada.
credo ci sia differenza tra marketing del prodotto e marketing editoriale. Nel primo caso la fungibilità o l’essenza di bisogno fanno la differenza per chi comunica e chi acquista. Nel secondo caso le idee, le emozioni, che sono il beneficio finale di un libro, non possono essere imposti, ma costituiscono un’opportunità. Penso che siano cose molto diverse. Alla fine, comunque, vale quello che tu dici: se non mi piace smetto di seguire. ciao gianni, complimenti
Be’, un markettaro ti dirà che sono la stessa cosa ma non è importante qui: a parer mio il punto è che il soft marketing è un servizio che si rende a qualcuno e quindi ha valenza positiva.
Ciao Gianni, faccio orgogliosamente parte dei tuoi 25 lettori! Tra l’altro ti faccio i complimenti per la bibliografia che hai compilato per il tuo libro “la vita 2.0.”, è davvero molto preziosa e sto attingendo molte letture da lì in questi ultimi mesi.
Grazie Ylenia! Anche se litterae non dant panem, le bibliografie sono uno dei miei cavalli di battaglia! 🙂