Categoria: Vita 2.0

Venerdì 21 dicembre, un sentiero di mani

Ne parlai a febbraio; ma allora il progetto era in bozze, mentre ora ci siamo.

Mancano quindici giorni alla creazione fattiva del Sentiero Umano di Solidarietà Artistica / Ambientale, “un sentiero di mani che si uniranno distribuendosi per 54 Km da Torino a Susa”. Venerdì 21 dicembre 2012 alle 12.21, per tre minuti.

Perché? Perché il futuro del pianeta – ma anche il presente, vorrei dire – è nelle nostre mani. Perché navigare necesse, vivere non necesse. Perché le cose giuste piacciono a tutti. Perché “anche stasera mi batte il cuore, e continuerà a battermi pure quando si sarà fermato”, direbbe Eduardo. Perché è bello, è divertente, è un segnale importante.

Io ci sarò. E vi aspetto.

Il viaggio di Daniel

Be’, il post di oggi è facile. Praticamente si è scritto da solo.

Oggi si parla del viaggio di Daniel Tarozzi attraverso l’Italia. Ora, quel che sta facendo lui è bellissimo e pieno di significato: percorre l’Italia a incontrare il cambiamento, ovvero quelle persone che credono che cambiare sia prioritario rispetto al lamentarsi. (Ha incontrato anche me, anche se io mi sento pieno di dubbi e domande che non trovano risposte, e pur se penso che le domande siano prioritarie avverto che qualcosa manca.)

Il cambiamento inizia spalando il letame, dice Daniel. Che sia una metafora o che si possa applicare alla vita reale, è comunque un’osservazione corretta. Quanto letame nelle nostre vite, quante abitudini da grattare via!

Il viaggio di Daniel, Daniel stesso e le tante persone che Daniel incontra ci possono insegnare tante cose. Mi ripeto, ma direi che le cose stanno proprio come dice Jovanotti:

un mondo […] continua a leggere »

Torna, per una volta torna a Monesiglio

È vero, è vero che l’ammonimento di Augusto Monti era di “non tornare a Monesiglio”: il ragionamento è corretto, l’idea che tornare dopo tanto tempo a rivedere luoghi antichi presta il fianco a sicura delusione, in quanto dentro di noi abbiamo l’idea di ritrovare quel piccolo mondo antico che abbiamo lasciato mentre la vita, anche senza di noi (sorpresa!), va avanti.

Ma Michela, la piccola, insisteva, e insomma siamo tornati sul luogo del delitto, ovvero alla scuola materna che l’ha vista passare da pulcino minuscolo a personcina che si fa rispettare.

Ed è vero anche che non può non esserci un po’ di imbarazzo. Ma questo è nulla in confronto al bene provato nel vedere luoghi e persone che fino a pochi mesi fa componevano la tua quotidianità, nello scambiare parole e sorrisi, anche un po’ nello sfidare convenzioni e regole.

Sì, sono tornato a Monesiglio e sono felice di averlo fatto. E come un lunedì di giugno mi sono fermato con […] continua a leggere »

I vostri figli non sono figli vostri

Tutti conosciamo la poesia On Children di Kahlil  Gibran. In particolare, mi hanno sempre colpito questi versi:

You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.

Sì, i nostri figli anche quando sono piccoli hanno i loro pensieri, il loro mondo, la loro rete di conoscenze che – sorpresa! – non è uguale alla nostra.

Nostra figlia piccola, che è da poche settimane in quell’esperienza affascinante che è la scuola elementare (“Domani faremo la U. E sarà difficilissimo”), fa ovviamente conoscenze nuove. Mi ha sempre affascinato esplorare il mondo delle conoscenze delle nostre figlie da piccole, vedere che pian piano si creano un mondo intorno a loro che non è il nostro, o comunque è differente dal nostro.

Al mattino, accompagnandola a scuola, può capitare ad esempio che lei mi dica “Quella bambina è la mia amica Maddalena”. Non sono geloso di queste conoscenze, del fatto che il suo mondo non è il mio, no: ne sono ammirato e felice (e […] continua a leggere »

Quante volte ho detto grazie in questi giorni

Questo post avrebbe anche potuto intitolarsi Ma chi ha detto che la sanità in Italia non funziona? Io dei problemi grossi del mondo so poco, ma la settimana scorsa è successo che alla nostra piccola è venuta la bronchite asmatica, una malattia molto diffusa tra i bambini – dunque nulla di nuovo – e che si cura con un po’ di pazienza.

Ma anche con una parola gentile quando serve, e non solo con la professionalità. Ed è di questo che parliamo oggi. Una mattina della settimana scorsa mi sono trovato con la piccola dalla pediatria e dieci minuti dopo al pronto soccorso e dieci minuti dopo ancora nel reparto di pediatria.

Tutte le persone con cui siamo venuti a contatto nei giorni passati lì, a partire dall’infermiera dell’accettazione alle infermiere del reparto, dai dottori al personale delle pulizie ai volontari, sono state di una prontezza e delicatezza e gentilezza con lei e con noi che inteneriva il cuore.

E in quei giorni ho detto un grazie dopo l’altro, grazie a tutte quelle persone che fanno il loro lavoro […] continua a leggere »

Ci siamo davvero

Allora, il progetto è una sorta di uovo di Colombo. Nelle sue parole:

Ci sono molti libri che raccontano le singole esperienze, ma manca qualcuno che le metta in relazione, le incornici, le unisca tra loro. Senza pregiudizi e senza esserne un portavoce.

Chi parla è Daniel Tarozzi, “nostro” direttore, che da pochissimi giorni è partito per un viaggio di cinque mesi alla scoperta dell’Italia che cambia. Ovvero, l’idea è quella di incontrare quelli che lui chiama gli “agenti del cambiamento” per raccontarne poi in un libro le storie, a beneficio di coloro che vorrebbero ma non possono, potrebbero ma non vogliono, potrebbero e vogliono eccetera.

Già, perché alla fine tutto ruota intorno al cambiamento, intorno al mettersi in gioco, all’andare incontro alle proprie paure e ai propri sogni, nel rischiare qualcosa per essere in pace con se stessi.

Daniel sta facendo tutto questo.

E domenica ci incontreremo nel mio angolo di paradiso tra i monti.

È troppo facile e troppo scontato augurarti buon viaggio, Daniel, anche perché so che lo sarà, a prescindere. Già, […] continua a leggere »

Un passo dopo l’altro

Ho parlato spesso, qui e altrove, del mio mal di Corsica, un sentimento che è ormai vecchio di dieci anni e pertiene senza dubbio alla mia mitologia personale.

Ma tra tutte le attività che si possono fare qui, quella che di gran lunga preferisco è il camminare. Il mio è un trekking alla buona: scarpe da ginnastica, macchina fotografica, acqua q.b. e via.

E perché cammino? Cammino per vedere scorci stupendi, invisibili se non a chi cammina a lungo, certo; cammino per mettere in ordine i pensieri, si capisce; cammino per il benessere psicofisico, ovvio. Ma in realtà cammino soprattutto per il camminare.

Percorrere una parte infinitesima della ragnatela che compone i mille sentieri della Corsica è un’attività autotelica, fine a se stessa, che in se medesima ha il suo compimento e tanto basta.

E, alla fine, tutto questo camminare mi sembra un’ennesima metafora della vita. Dove andiamo, una volta fatti tutti i conti? E non è forse vero che andiamo solo per andare e dove andiamo, alla fine delle fini, non […] continua a leggere »

Non puoi dire che non lo sapevi

Torino centro, venerdì 10 agosto di primo mattino. Un signore trova una multa alla sua macchina parcheggiata in divieto e inizia ad inveire con i due vigili lì vicini:

Per tre minuti! Il 10 agosto! Con le quattro frecce ecc. ecc.

Io, che sono maniacale nei parcheggi, nelle strisce eccetera (in effetti mi piacerebbe fare il cìvich ma diventerei antipatico a troppi) avrei voluto andare ad esprimere la mia solidarietà a quei due vigili.

Se tu parcheggi in zona vietata in un momento in cui basta fare il giro dell’isolato per trovare (gratuitamente) fior di posti – le città ad agosto non sono più deserte come ai tempi della nostra infanzia, ma certamente agosto non è paragonabile a qualunque altro mese dell’anno, da questo punto di vista –, allora assumiti l’onere del dover pagare 50 euro (o quale che sia l’importo della multa) in cambio di quel rischio.

(O pretendi che il parcheggio per la tua auto ti sia garantito sempre e comunque sotto casa?)

Ovvero, sii responsabile delle tue azioni. Vuoi fare il furbo? E sia, però se ti […] continua a leggere »

Tu andrai oltre

Arrivai a quarant’anni e mi sembrò di non avere più obiettivi. Mi pareva allora che qualunque cosa facessi non mi portasse da nessuna parte.

Ma poi sono successe cose meravigliose e incredibili, soprattutto dentro di me, cose che non immaginavo nemmeno potessero accadere. Una nuova libertà interiore, il lavoro rivoltato e ripreso da zero, il libro. Eccetera.

Progetti, attività, cose. La gioia del fare e del pensare. E anche del non fare.

Non fare che è collegato alla fine di quella spinta positiva. I quarant’anni sono il periodo migliore della vita, penso ora – solo che sono brevi. Ora che i quarantacinque incombono – non conto i giorni, ma davvero non sono molti – ho bisogno di progetti nuovi, spinte nuove, nuove realtà (vere o immaginarie, non fa differenza).

L’ho fatta lunga, ma il succo di tutta la storia è questo: non importa quanto la vita ti porti in basso e/o in luoghi di poco significato, tu troverai sempre – a volerlo – […] continua a leggere »

Il mondo è piatto

In un giorno qualunque, lungo l’anno scolastico, verso l’ora di cena la mia primogenita e io comunichiamo tramite Skype. Lei per esempio mi avvisa quando la mamma le dice che è pronta la cena. Io sono nel mio studio e lei è in camera sua, a dieci metri circa di distanza.

(Del resto i discorsi normali della gente comune sono questi, come dice – bene – Jovanotti:

come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede.)

In questi giorni, giorni qualunque del mese che più amo dell’anno, lei e io comunichiamo tramite Skype, e lei mi dice per esempio che cosa ha mangiato, oppure mi manda una foto appena scattata col suo iPod di cui è orgogliosamente felice. Ma siamo a 8mila chilometri circa di distanza km e 6 ore di fuso orario.

Le distanze sono annullate per le piccole cose come per le grandi. Il concetto stesso di distanza perde di significato, o quantomeno lo varia di un bel po’.

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