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Tagliare gli angoli

Giù la maschera: il tempo davanti a te è troppo breve, non c’è più tempo per fare finta. Ruit hora, celeriter ruit hora, e tutto quello che vuoi fare devi iniziarlo adesso.

Johann Wolfgang Goethe ha delle opinioni interessanti al riguardo:

Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo.

La provvidenza si muove, ma si muoverà solo dopo che ti sarai mosso tu.

E non ci vuole molto a capire che cosa dobbiamo fare; solo che spesso arriviamo al momento di decidere e freniamo, tentenniamo, pensiamo e ripensiamo. È come se la provvidenza fosse dietro alla porta, pronta a intervenire, ma aspetta che partiamo noi.

Partiamo. Ora. Chris Guillebeau:

The next step is to do it, not take out a survey.

Cose di Corsica che amo

Il porto di Porto Pollo, nell’ora che volge il disio.

Camminare per un giorno intero vedendo forse quattro persone in tutto.

Prendere l’auto – quelle rare volte – da solo e guidare per mezz’ora lungo strade tutte curve. Verso Marmuntagnja, per esempio.

La Giraglia vista dal traghetto. (Ma questo l’ho già detto.)

L’idea che la Corsica è una terra fondamentalmente disabitata, con qualche persona qua e là, quali rari nantes in gurgite vasto.

Le torri genovesi della mia zona. Senetosa, sopra tutte, ça va sans dire.

Le prime note di un canto corso, la sera.

I sugheri della zona di Pianottoli Caldarellu e la meraviglia provata da Luca Goldoni (era in Sardegna, ma fa uguale) la prima volta che li vide, come se avesse sempre pensato che i tappi di sughero spuntassero fuori dalla terra già bell’e pronti.

(Non è tutto, ma dà l’idea.)

Amor di Corsica, parte seconda

Il mal di Corsica è una malattia familiare: non so se l’hanno ereditata ma è certo che i miei figli non potranno mai fare finta che la Corsica sia per loro un posto qualsiasi.

Questo è un libro che dichiara passione incondizionata e totale alla montagna in mezzo al mare.

L’autore, Stefano Tomassini, arrivò in Corsica tanti anni fa, per caso – hai mai fatto caso a quante cose accadono per caso nelle nostre vite? – e da allora vi fa ritorno regolare.

In questo, e nella tranquilla pacatezza, ci assomigliamo. Il volume non è una guida turistica ma una dichiarazione d’amore. Letto sull’isola ha un sapore speciale, perché ritrovi subito le sensazioni, le luci, i profumi e i colori che contiene.

Personalmente lo lessi tanti anni fa, nella prima edizione, quando stavo per approdare per la prima volta in questa isola delle meraviglie. Non lo capii molto – è una scrittura eterea, a tratti difficile, ma sempre appassionata –, ma molto mi piacque. L’ho riletto in questi giorni qui a […] continua a leggere »

Amor di Corsica

Questo è un post di emozioni, che descrive una sensazione che per me è sempre la medesima. Ha un volto e un respiro, non cambia, si ripete all’infinito.

La scena si svolge al ristorante U San Petru (anche se in questo caso il termine “ristorante” è assolutamente riduttivo), in quella parte del golfo del Valinco che io chiamo casa. Iniziano gli chants corses (i Voci Rivolta, in questo caso) e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Penso a tante cose tutte insieme, ma fondamentalmente l’idea è che non ci sono abbastanza sere nella vita da passare qui, sotto questo ulivo millenario, ad assaporare roba purcina e ascoltare questi canti.

Canti che sono di fatto la voce di un’isola, o meglio della montagna in mezzo al mare (molto più che non dell‘île de la beauté‏: e questo l’ho capito in maniera netta e limpidissima il giorno in cui sono salito sulla torre di Senetosa e mi sono guardato d’intorno).

Insomma il sentimento dominante è la nostalgia. Nostalgia di […] continua a leggere »

Mangiarmi una collina

Passare i quarant’anni vuol dire vedere la fine del tuo tempo, e questo vuol dire dare mooolto più valore al poco tempo che ti resta. Un tempo le priorità erano avere una famiglia, guadagnarmi da vivere e così via, adesso sono diventate una sola: esprimere al massimo i miei talenti e lasciare un segno nel mondo.

Questo vuol dire diventare inevitabilmente esploratori. Già, il mio mestiere di adesso è questo: l’esploratore. Sono sempre più spesso nel territorio intorno ai miei limiti, proprio perché voglio andare oltre, voglio vedere fino a dove riesco ad arrivare.

Non sono l’esperto, sono l’esploratore e la guida.

E vedo cose fantastiche: prima di tutto dentro di me, e poi al di fuori. Vedo cose che non immaginavo esistessero, vedo il tempo liberato, sento di essere arbitro del mio destino nel bene come nel male, e non credo esista una sensazione più piena – per me, almeno.

Il tempo liberato vuol dire fare a meno delle catene, vuol dire non dover soffrire per forza, vuol dire avere il pieno diritto di fare sbagli e imparare da […] continua a leggere »