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Paesaggire a Buggio

Buggio, frazione del comune di Pigna, in provincia di Imperia, è un paesino a una mezzoretta dal mare dove non ci passi per caso, ci devi proprio andare a bella posta. Sì, perché durante la seconda guerra mondiale c’era il progetto di costruire una strada che attraversasse le montagne verso la valle del Roya, a difesa dei nostri confini; ma poi la guerra finì e della strada rimasero solo i primi tornanti.

Fa parte di quella “Liguria del silenzio” da scoprire andando piano, magari sbagliando strada, comunque con l’idea di restare fuori dalle vie principali di comunicazione. (D’inverno è certamente più semplice.)

Ho pensato anche al Diavolo sulle colline di Pavese:

Mi tornò in mente nel buio quel progetto di traversare le colline, sacco in spalla, con Pieretto. Non invidiavo le automobili. Sapevo che in automobile si traversa, non si conosce una terra.

Ho parlato con qualche anziano del paese. Qualcuno […] continua a leggere »

Sentiero Umano di Solidarietà Ambientale

 

Ho parlato qui spesso delle “mie” montagne (più “in prestito d’uso” che “mie”, in realtà: mi impegno a riconsegnarle alla generazione dopo di me in uno stato almeno un po’ migliore rispetto a come le ho trovate). Ora, grazie all’amico Alberto Guggino, dalla cui semplicità e ostinata pazienza imparo anche senza rendermene conto, mi sono imbattuto in questo progetto, che a un tempo mi fa pensare alle montagne, ai nostri figli, all’armonia con la natura e alla giustizia.

L’idea – folle: ma aut insanit homo aut versus facit, e poi senza follia come potremmo progredire? – è di creare una catena umana lunga 50 chilometri, dal centro di Torino fino a Susa, per tre minuti in un giorno ancora da stabilire. Le centomila mani – che sanno di pane – saranno figura, nel senso auerbachiano del termine, della riconciliazione – oggi non più procrastinabile – dell’uomo, di noi, con l’ambiente.

Perché questo progetto? Lo spiega il sito:

perché se la terra della Valle non respira, soffoca la città con tutti i suoi abitanti.

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Cortese superiore

La Piatta – la mia seconda casa di fatto, la mia prima nell’animo – si presenta così:

Ma, se non fosse per il nostro padrone di casa, persona che ha sempre vissuto qui e ama e difende questi boschi e queste montagne perché compongono la sua essenza, si presenterebbe così:


Il Cortese superiore (Cortes, come dicono qui, dove la o si legge come la u italiana) è un gruppo di case ormai abbandonate. Le ultime persone che vivevano qui sono andate via nei primi anni Settanta del secolo scorso (sabato scorso, visitando queste mura diroccate, ho trovato un brandello di calendario del 1973 che parlava da sé). Oggi ci trovi anche un cartello “Vendesi” ma io mi chiedo chi vorrebbe mai, anche gratuitamente, caricarsi di un fardello di legna verde come questo?

Ad […] continua a leggere »

Mettere radici

Domenica sera all’imbrunire. La macchina carica, pronti a partire dalla montagna per tornare a casa. Ma la macchina non si avvia – le batterie cedono all’improvviso, si sa –, parlo con il nostro vicino e padrone di casa che si offre di portarmi il giorno dopo, di buon mattino, dal suo meccanico.

Mmmm. I piani cambiano, dobbiamo passare una notte e forse un giorno in maniera imprevista. Ma una disavventura diventa avventura: dopo lo smarrimento iniziale anche Michela è contenta, in fondo siamo in un luogo che è casa nostra più di casa nostra.

Mettiamo un po’ di radici in questo luogo che mi ha visto crescere. Qualche piccola radice in più.

E spaccare legna al sole di dicembre, giocare con le bambine, conoscere un po’ meglio il nostro padrone di casa, conoscere persone nuove e simpatiche (i meccanici), fare qualcosa di diverso ma in fondo di semplicissimo come essere una famiglia: […] continua a leggere »

Non erano i piccioni

Era ieri, era Locarno, io ero lo spettatore con l’amico mio più caro, i protagonisti erano i nostri figli piccoli.

Loro nutrivano gli uccelli che popolavano il lungolago.

Io guardavo, guardavo e basta. Al massimo ogni tanto rompevo del pane secco per farne dei bocconi.

E ho pensato che non erano i piccioni, non erano le papere, non erano le gallinelle d’acqua, non erano i cigni né tutte le altre specie di volatili lì presenti, ma era la vita stessa che mi stava parlando della sua brevità e dell’importanza della sua stessa intensità.

Tutto quel che succede non ha poi grande importanza. Ma quando la vita chiama allora sì, sedersi ad ascoltarne le voci questo sì che è fondamentale.

E poi, guardando quelle manine che si muovevano così rapide, era evidente un pensiero: che gli anni sono brevi. Domani forse non avrò più quella fortuna, domani forse non sarò più lì a […] continua a leggere »

La provvidenza secondo Goethe

Avrebbe scritto Goethe:

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

Ho usato il condizionale perché, per quanto il concetto sia certamente goethiano, queste parole sono in realtà attribuite erroneamente a Goethe. Derivano da una traduzione in inglese molto libera dei versi 214-230 del Faust, ad opera di John Aster (Londra, Cassell, 1835, p. 20).

Ma al di là della filologia il concetto è questo: è importante seminare per il futuro. Guardare oltre gli ostacoli come se gli ostacoli non esistessero. Lasciare gli ormeggi e semplicemente […] continua a leggere »

Stanno tutti bene

A quei tempi non mi capacitavo che cosa fosse questo crescere, credevo fosse solamente fare delle cose difficili – come comprare una coppia di buoi, fare il prezzo dell’uva, manovrare la trebbiatrice. Non sapevo che crescere vuol dire andarsene, invecchiare, vedere morire, ritrovare la Mora com’era adesso.
Cesare Pavese, La luna e i falò

Guardo papà, un uomo buono, retto, giusto, sincero, onesto, fare fatica a scendere e salire dal letto. Vedo me stesso bambino sollevato come un fuscello dalle sue braccia, e vedo me stesso vecchio, vecchissimo, fare fatica a scendere e salire dal letto. Il padre e il figlio sono la medesima cosa.

L’altra sera a casa nostra c’è stata una sorta di riunione di famiglia, la parte cilena che è parte di me qui a condividere conoscenze di persone e fatti accaduti ben prima che io nascessi. Io non posso che ascoltare in silenzio, ammirato dalle gesta dei miei avi. Nella giustizia e nella rettitudine di nonno Giovanni ho ritrovato, tanti anni dopo, le radici del mio […] continua a leggere »

Tempo, vita e lavoro

“Ma io dove trovo il tempo di progettare la mia vita oltre il lavoro?”

È un commento tra tanti ad un post di Simone Perotti. L’ho sentito mille volte quel commento, in tutte le declinazioni e i casi possibili.

“Eh, beato te che puoi permettertelo…”

“Ma dimmi come faccio, con una moglie e un figlio da mantenere…”

“Vorrei, certo, ma il lavoro mi prende così tanto…”

Be’, sai che cosa c’è? Io il tempo l’ho trovato, io il tempo ce l’ho, io il tempo non lo ammazzo, io lo tengo vivo, me lo tengo ben stretto, me lo tengo per me e per chi vuole starmi accanto. E chi non vuole… ma chissenefrega! 🙂

It’s a long way to Trofarello

Volevo impegnarmi a scrivere un bell’articolo, stavo pensando al tema. Poi però mia figlia piccola – piccola, oddio, ha già cinque anni e quasi mezzo – mi chiede se andiamo in treno.

In treno da Chieri a Trofarello.

Oggi pomeriggio, così. Senza un motivo se non la felicità della corsa in treno.

Lei e io, da soli. In questo sole ottobrino e questo calore che viene dalla terra, dall’aria.

La magia è fatta anche di strade ferrate, ho pensato.

E siamo andati. Il treno è magico, a cinque anni e mezzo. La magia è fatta di stazioni, sottopassaggi con l’eco e biglietti timbrati.

La felicità puoi prenderla anche per la coda, come un passero.

(E se questo post non è levigato come una poesia di Montale non importa, la felicità rimane.)

E tu? Di che cos’è fatta la tua magia?

Uno dei 124

Ieri ho rifatto la valigia e il percorso inverso rispetto ad una settimana fa.

Sono un poco dispiaciuto ma insomma, sono comunque un privilegiato e la considero un’esperienza magnifica.

Non è necessario razionalizzare sempre tutto, ma ho cercato di trarre delle conclusioni.

1. Da questo punto si può solo migliorare.

2. Come spesso accade, rubo a Chris Guillebeau le parole per esprimere al meglio un concetto:

Next time I want to do a 7-continent book tour.

(Solo che le rivoluzioni più efficaci sono silenziose, probabilmente. Il prossimo anno rifarò tutto quanto – si riparte tra un paio d’ore per arrivare là tra dodici mesi, solo con meno clamore. E poi si sa che gare come questa sono per i nazionali, non per i viandanti solitari come me.)

3. Ho fatto quel che ho voluto, sono responsabile di quel che mi accade. Questa è una sensazione meravigliosa, nella buona come nella cattiva sorte […] continua a leggere »