Ott 28

IFC
Conobbi Daniel alla stazione di Grosseto, in un giorno di primavera di due anni fa. Ricordo perfettamente la sensazione di calma e forza che subito mi trasmise la persona. (Forse sarebbe più corretto dire che lo ri-conobbi, perché vidi in lui – immediatamente, senza pensare – una proiezione di come avrei voluto essere io.)

Poco più di un anno fa lui è partito alla scoperta – ma anche qui, si tratta piuttosto di una ri-scoperta – dell’Italia che cambia: lo scopo era quello di incontrare quelli che lui ha chiamato “gli agenti del cambiamento”, ovvero coloro che hanno deciso che le condizioni di vita cui sono costretti non vanno bene. E quindi cambiano.

O meglio, hanno già cambiato. Sono già cambiati. Se dovessi sintetizzare in poche parole questo progetto non potrei dirlo meglio che con le parole di Montale:

Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono più liberi di lui.

Ma gli incontri, ovviamente, non erano fini a se stessi, erano piuttosto il pre-testo per un testo: i sette mesi e sette giorni di viaggio sono infatti diventati libro, Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia.

Ora, questa rivoluzione silenziosa è in atto dal 2008 perlomeno, ovvero dal momento in cui divenne chiaro a tutti che l’economia e la società così come sono strutturate oggi non vanno bene, e dunque per forza – per forza – devono cambiare. E cambiano: è semplice, logico e conseguente.

Daniel è un testimone e un osservatore acuto di questo fenomeno dal quale nessuno può più chiamarsi fuori. La sua calma e la sua forza mi commuovono. E questa rivoluzione silenziosa non ha bisogno di essere gridata, semplicemente è.


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